a cura di Anna Bono
  • Islam

Attacco jihadista in Niger nel giorno di Id al-fitr

Hanno anche profanato la chiesa i jihadisti che il 13 maggio, nel giorno di Id al-fitr, la festa della conclusione del Ramadan, hanno attaccato il villaggio di Fangio, in Niger. Come spesso succede, sono arrivati a bordo di motociclette per saccheggiare il villaggio e seminare il terrore tra la popolazione. Hanno ucciso cinque persone, una delle quali cristiana, e ne hanno ferite altre due. Padre Mauro Armanino, missionario della Società delle missioni africane (Sma), ha raccontato all’agenzia di stampa Fides che, entrati in chiesa, i jihadisti hanno bruciato la statua della Madonna, gli ornamenti dell’altare e vari libri liturgici. Il villaggio di Fangio si trova a circa 300 chilometri dalla capitale del Niger Niamey, in un territorio chiamato delle “tre frontiere”, tra Mali, Burkina Faso e Niger, dove da alcuni anni gli attacchi di gruppi terroristi e bande criminali si sono moltiplicati. “Sono ormai migliaia le persone fuggite cercando riparo e sicurezza altrove – spiega padre Armanino – si stima che almeno un milione di persone siano sfollate, con bisogni crescenti di aiuto da parte delle agenzie umanitarie. Parte dei cristiani di questa zona vive la fede in ‘clandestinità’ e dunque nella paura di rappresaglie. Il tempo dei martiri è adesso mentre qui si celebra la festa dell’Ascensione”. La comunità cristiana di Fangio è una delle prime nate in Niger, paese a maggioranza islamica. Fu fondata dal primo nigerino battezzato: il cattolico Antoine Douramane. In quest’area era stato rapito nel 2018 padre Pierluigi Maccalli, anch’egli missionario Sma, liberato nell’ottobre del 2020. Di recente i jihadisti hanno detto di aver minato le strade che collegano i villaggi della parrocchia di Bomoanga, dove padre Maccalli svolgeva la sua missione, per ostacolare commercio e contatti tra la gente. Può darsi, spiegava padre Armanino a Fides il 22 marzo scorso, che non sia vero, “che si tratti di una menzogna per continuare a terrorizzare i contadini”. Tuttavia gli alunni e gli studenti sono stati costretti a trasferirsi altrove per continuare la scuola. Lo stesso hanno fatto decine di famiglie, terrorizzate e impossibilitate a coltivare serenamente la terra o allevare bestiame. Le minacce, che siano vere o meno, hanno minato il tessuto sociale”.