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Imperia

Ancora contro-adorazioni, ma la campana dei bimbi non nati si diffonde

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Il gruppo transfemminista “Spiraglio imperiese” è tornato a disturbare i cattolici riuniti in chiesa a pregare. Manifestazioni autorizzate dalla Questura, ma contro la libertà di culto. La risposta dei fedeli: più adoratori e nuove campane per la vita pronte a suonare.

Libertà religiosa 04_04_2026

Non si è conclusa con un semplice comunicato la vicenda della cosiddetta “contro-adorazione” verificatasi a Imperia qualche settimana fa e di cui abbiamo già parlato lo scorso 14 marzo. Nella città ligure, infatti, la proposta di un gruppo di fedeli di fare adorazione eucaristica in difesa della vita nascente ha attirato l’attenzione e il disappunto di un comitato studentesco chiamato “Spiraglio imperiese”, il cui manifesto politico – si legge sul suo profilo Instagram – indica tra i suoi diversi valori chiave il transfemminismo e l’obiettivo di abolire le «barriere socialmente imposte», sulla falsa riga di un novello e ridicolo PCI.

Come già raccontato in precedenza, il gruppo aveva ottenuto il permesso dalle istituzioni locali di manifestare contro le adorazioni organizzate nella chiesa ex convento dei padri cappuccini di Imperia, dove le persone si trovavano a pregare in silenzio, meditando alcuni brani dell’Evangelium Vitae. Il comitato giovanile aveva già organizzato a Sanremo un presidio chiamato “Messa transfemminista”, contro l’iniziativa di mons. Antonio Suetta circa la campana dei bimbi non nati. I presidi organizzati a Imperia sono stati invece definiti con il nome di “Adorazione transfemminista pro-choice”, come si legge sui manifesti del comitato, e hanno visto impegnati i manifestanti nelle serate del 20 e 25 marzo e dell’1 aprile scorso. Mentre nelle prime due serate il gruppo sembrava ridotto a pochi giovani sparsi sul piazzale antistante alla chiesa, l’ultima sera, quella dell’1 aprile, si è vista una partecipazione più attiva e disturbante. Chiamati i rinforzi, il gruppo dei manifestanti ha avuto modo di agire indisturbato sparando a palla canzoni come Bella ciao e Fischia il vento contro i fedeli riuniti in silenzio nella chiesa. Striscioni con le scritte “Campane per i bambini violentati dalla Chiesa?” e frasi fatte accompagnavano il baccano delle casse. In piazza erano presenti anche alcuni agenti della Digos, i quali, sollecitati da una fedele a fare abbassare il volume, hanno risposto che, trattandosi di una manifestazione autorizzata, non si poteva chiedere ai manifestanti né di fare meno rumore, né di spostarsi.

Eppure, ben consapevoli che il manifestare sia un diritto sancito dalla Costituzione, è evidente che l’eccessivo disturbo e schiamazzo, abusando inoltre di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche che disturbano i ritrovi delle persone, costituisce un reato sancito dall’articolo 659 e dall’articolo 405 del Codice penale: nello specifico, quest’ultimo riguarda il disturbo di «pratiche religiose del culto di una confessione religiosa».

E poi, chiediamo ancora una volta: il «diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato e in pubblico il culto» di cui parla la Costituzione all’articolo 19 – “l’Intoccabile Costituzione”, come si è visto con lo scorso referendum sulla giustizia – che fine ha fatto? È mai possibile che certe norme valgano sempre e solo in alcuni determinati casi?

A rispondere a quanto successo è la fede delle persone. Il numero dei fedeli, infatti, è raddoppiato arrivando a circa una settantina di adoratori che, nel silenzio rispettoso della preghiera, hanno dato testimonianza del fatto che la vita vince sempre sulla morte e sulle opere delle tenebre.

Dalla diocesi di Ventimiglia-San Remo, poi, giunge l’appello di un giovane sacerdote, don Giorgio Bigazzi, il quale ha annunciato, con un comunicato alle sue parrocchie, che a partire dalla domenica di Pasqua darà il via alla campana “continua” per la vita, sull’esempio di quella diocesana che suona ogni sera. Si tratta di un appello rivolto a tutti i confratelli sacerdoti, invitati a dare voce a questo strumento che richiama i cuori a rendere gloria a Dio, a partire dal giorno di Pasqua, giorno della Risurrezione e quindi della vita nuova, facendo suonare ogni sera una campana della propria parrocchia, non già come accusa, ma come monito e invito a riconoscere l’importanza di ogni singola vita e la presenza della Chiesa accanto a quelle madri che sperimentano l’abbandono e la paura nell’accogliere un figlio. Richiamare le coscienze: è questa l’esortazione di don Giorgio che farà appunto suonare quotidianamente, alle ore 20, alcuni rintocchi nelle sue parrocchie, per unire la voce dei bimbi nati al Cielo a quella delle campane.

Dunque, mentre da una parte c’è chi grida a una falsa ed effimera libertà, dall’altra c’è chi risponde al sempre più diffuso sentimento di cristianofobia dimostrando che l’amore vero è quello di chi si fa strumento di verità e giustizia, sull’esempio dell’amore totale di Cristo.



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