a cura di Riccardo Cascioli
  • Epidemie

Allarme morbillo in tutto il mondo

 

Nel 2018 sono morte di morbillo 140.000 persone, in gran parte bambini sotto i cinque anni, più del doppio che nel 2017. Poiché, secondo le stime parziali fornite dall’Oms, nel 2019 i casi registrati potrebbero essere triplicati rispetto al 2018, il bilancio per l’anno in corso si prevede gravissimo. Nel 2018 il 45% dei casi si sono verificati in cinque paesi: Repubblica Democratica del Congo, in cui nel 2019 la situazione è ancora peggiorata, Liberia e Madagascar, dove i dati confermano l’emergenza, Somalia, con un discreto miglioramento nel 2019, e l’Ucraina, dove la situazione resta critica. Dall’inizio del 2019 in Congo sono stati registrati 250.000 casi e sono morte quasi 5.000 persone. Risultano essere stati vaccinati meno della metà dei bambini e le scorte di vaccino sono insufficienti per raggiungere i restanti bambini, posto che le condizioni delle infrastrutture e i conflitti in corso lo consentano. Samoa è tra gli stati in cui nel 2019 il morbillo ha colpito duramente. Dal mese di ottobre il virus ha infettato quasi 4.500 persone su una popolazione di soli 200.000 abitanti, uccidendo 57 bambini. La reazione è stata per fortuna rapida. All’inizio di dicembre quasi il 90% della popolazione risultava vaccinata. È proprio la mancanza di vaccinazioni che ha causato l’emergenza a livello mondiale: nei paesi instabili, in guerra e in via di sviluppo, per incuria, mancanza di mezzi e oggettive difficoltà, in quelli sviluppati per una crescente resistenza da parte delle famiglie a far vaccinare i figli. I casi sono infatti sensibilmente aumentati anche in paesi come la Germania e gli Stati Uniti, dove però, grazie alle condizioni generali di salute e al buon funzionamento dei sistemi sanitari, le perdite sono minori.