a cura di Anna Bono
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Algeria, Tunisia e Libia rifiutano di ospitare centri per emigranti

 

Algeria, Tunisia e Libia non intendono aprire hotspot per accogliere e identificare gli emigranti diretti in Europa. Tutti e tre invocano  indipendenza nel decidere, libertà, questioni di principio, il rispetto della volontà popolare. Per l’Algeria ha parlato il primo ministro Ahmed Ouyahia: il paese – ha detto – “è fermo nella sua libertà di decisione” anche se per questo subisce attacchi: “è il prezzo che il paese deve pagare per la fedeltà ai suoi principi in politica estera e per la sua fermezza constante nel difendere l’indipendenza delle sue decisioni nel concerto delle nazioni”. “È una posizione di principio dello stato tunisino” ha spiegato a sua volta l’ambasciatore tunisino in Italia Moez Sinaoui che,  pur  proclamando la volontà del suo governo di rafforzare la cooperazione bilaterale con l’Italia, ha confermato il rifiuto già espresso dall’ambasciatore tunisino a Bruxelles, Tahar Cherif.  Anche la Libia rifiuta “categoricamente la presenza di ogni campo per migranti perché – ha detto il vice premier Ahmed Maitig – va contro la legge libica e contro il volere dei libici”. La Libia tuttavia dichiara di aver apprezzato la visita “eccezionale” del ministro italiano Matteo Salvini a partire dalla quale si potrà costruire tanto lavoro. In realtà il progetto italiano prevede la creazione di hotspot alle frontiere esterne della Libia ed eventualmente degli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La maggior parte degli emigranti infatti proviene da paesi sub sahariani ed è assai prima di aver raggiunto le coste africane che è necessario intercettarli, identificarli e vagliare le loro eventuali domande di asilo.