• ALLA MADONNA

Affidamento farlocco, ora si faccia una Consacrazione vera

La farsa dell’Atto di affidamento di venerdì scorso rivela l'incapacità della Conferenza Episcopale Italiana di porre atti di sostanza che aiutino realmente la vita della fede. A Caravaggio c'è stata una tripla beffa: aver fatto finta che il popolo non abbia chiesto la Consacrazione; un affidamento dell'Italia che nella preghiera non c'è stato; e poi la falsa diretta tv. Stiamo assistendo allo svilimento della liturgia. Ma malgrado tutto invitiamo i vescovi a ripartire: riprendete le Messe, e si faccia una consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, senza se e senza ma, con un Atto pubblico, solenne. Magari a Loreto, con la presenza del cardinale Bassetti.
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Il santuario di Caravaggio

La farsa dell’Atto di affidamento di venerdì scorso (vedi qui) è rivelatrice della (in)consistenza della Conferenza Episcopale Italiana: del tutto incapace di porre atti di sostanza, che aiutino realmente la vita della fede, ma incredibilmente abile nel produrre burocrazia: documenti, parole, programmi inutili o dannosi, che hanno la loro forza solo nel legare le mani a chiunque voglia fare diversamente, ma che servono a dare l’idea di una Chiesa viva, operativa; insomma a far apparire vivo un cadavere.

Ricordiamo che qualche anno fa, una diocesi del Nord Italia aveva chiesto alle parrocchie di compilare un questionario per avere una fotografia della “vita cristiana” nella diocesi. Cosa si chiedeva? Se in parrocchia c’era il gruppo liturgico, quello della pastorale giovanile, quello catechistico, da quanti membri era composto il consiglio pastorale, etc.  Più “fuffa” c’era e più significava che la parrocchia era viva.

Quello che è avvenuto a Caravaggio è l’amaro esito di questa ricerca delle strutture, delle apparenze, per nascondere il più possibile il vuoto di sostanza, il marciume che imputridisce nelle nostre comunità. In sostanza, una presa in giro, di fronte alla quale dovremmo manifestare la nostra indignazione e magari renderla concreta con la prossima dichiarazione dei redditi.

La prima beffa è stata quella di far passare l’idea che al cardinal Bassetti ed ai vescovi italiani sia stato chiesto un qualcosa di non meglio precisato, qualcosa che insomma mettesse insieme l’Italia, i malati, il covid-19 e la Madonna. Invece, in molte richieste si domandava esplicitamente una consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria (vedi qui). Richieste prontamente disattese.

La seconda beffa sta nel fatto che il testo letto da mons. Napolioni a Caravaggio non solo non contiene il termine “consacrazione”, ma neppure quello di “affidamento” (vedi qui, pag. 3); e nemmeno viene menzionata l’Italia. Per essere più precisi: nel titolo si legge “Atto di affidamento dell’Italia alla Madre di Dio”, ma nel testo non esiste alcuna espressione che indichi che si intende affidare l’Italia alla SS. Vergine. Si chiede di essere aiutati, sostenuti, illuminati, ma nessuna idea del fatto che, come vescovi italiani, si intende affidare la Nazione alla protezione della Madonna, come cosa e proprietà Sua.

La terza beffa, come si è visto, è il fatto che si è spacciata come diretta una registrazione di quattro giorni prima. Dalla CEI hanno fatto sapere che si è preferita la registrazione “per ragioni di montaggio”. Come se la Chiesa italiana non avesse i mezzi per trasmettere una diretta... E probabilmente per ragioni di audience non lo si è detto; perché non sarebbe interessato a nessuno (o quasi) seguire la registrazione del vescovo di Cremona, che va a fare una preghiera nel Santuario della Madonna di Caravaggio.

Sempre dalla CEI hanno fatto sapere che la cosa importante è stato unirsi alla preghiera, che quello che conta è che le persone abbiano pregato. Eh no, signori miei, adesso basta. Già non avete il coraggio di richiamare il popolo nelle chiese per le Sante Messe, mettendolo buono buono con la moltiplicazione delle Messe in televisione o in streaming, come se fosse la stessa cosa. Adesso, lo fate fesso con gli atti di affidamento – che non affidano un bel niente –, trasmessi dopo giorni.

Non ci si sta rendendo conto che questo uso dei mezzi di comunicazione - che di fatto, per la stragrande maggioranza delle persone, ha sostituito la liturgia - sta diventando una pericolosa parodia della liturgia stessa. Una parodia che la distrugge nei suoi elementi portanti. Oltre che una comoda scusa per continuare a non prendere posizioni coraggiose.

Che cos’è infatti la liturgia? E’ l’entrare nell’unico atto eterno di offerta di Cristo al Padre, mediante i segni liturgici. Non è tanto quell’atto perpetuo che diventa presente, ma sono io che divengo presente, “contemporaneo” ad esso, per la mediazione di gesti, parole, cose. La mediazione della fisicità, della materialità è necessaria per la partecipazione liturgica. Ripetiamo: necessaria. Come è necessaria la mediazione della carne di Cristo per la nostra salvezza.

Un elemento irrinunciabile di questa materialità è proprio quello di essere presenti nel medesimo luogo. Espressione che dovrebbe richiamare la condizione degli Apostoli nel Cenacolo per le apparizioni del Risorto, ed anche per la Pentecoste. La CEI, a Tommaso assente, avrebbe probabilmente trasmesso la replica della prima apparizione...

Se non posso essere presente all’atto liturgico, per gravi ragioni, posso unirmi spiritualmente: è per questo che ancora da qualche parte è sopravvissuto l’uso di suonare le campane delle chiese nel momento della consacrazione/elevazione dell’Ostia e del Calice. In questo senso, seguire una Messa in diretta, può al massimo avere lo stesso significato dell’unione spirituale al suono delle campane. Ma non possiamo dire, come pericolosamente ormai molti tendono ad affermare, di “aver preso” la Messa. Anzi, si dice, persino più di una!

Nel caso dell’Atto di (in)affidamento di Caravaggio, non è venuta meno “solamente” la componente spaziale, ma anche quella temporale. In questo modo, le due dimensioni fondamentali dell’atto liturgico, o di qualsiasi atto assimilabile ad esso, sono state eliminate. Il risultato è che chi ha seguito la celebrazione di venerdì sera, si è semmai servito di un sussidio audio e video alla preghiera, ma niente di più. Un atto solenne di affidamento/consacrazione, se vuole aver significato, dev’essere un unirsi a quell’unico atto di consacrazione di Cristo al Padre, nella fattispecie per mezzo della consacrazione alla Madonna. Non è una semplice devozione personale o un’esortazione: è qualcosa che avviene nel tempo e in uno spazio e ci “aggancia”, per così dire, all’eternità, a quello che gli Angeli e i Santi celebrano eternamente in Dio.

Stiamo vivendo un pericoloso passaggio del decadimento liturgico di questi decenni: il primo passo è stato il minimalismo dei segni, ai quali si è sostituita una pletora di parole; adesso vengono colpite le due colonne portanti della liturgia della Chiesa militante: lo spazio ed il tempo. L’effetto devastante è quello di relativizzare l’importanza della Carne e del Sangue di Cristo, della reale umanità che egli ha unito alla sua Persona divina. Possiamo sì continuare a parlare dell’Incarnazione, a professarla, ma essa sta diventando un’idea, un concetto, non più la tangibile esperienza che i cristiani hanno nella vita liturgica e sacramentale.

Dobbiamo essere onesti: il rischio è quello di cadere, senza nemmeno accorgersene, in una gnosi del XXI secolo. Dobbiamo riavere le Messe, dobbiamo riavere la vita sacramentale, dobbiamo riavere un popolo che si ritrova nel luogo santo per unirsi al Verbo fatto carne ex Maria Virgine.

Ancora una volta, cari vescovi: ripartiamo. Il vostro popolo è disposto a tutto perdonare, purché si cambi direzione. Disponete il ritorno delle Messe con popolo, senza false paure e inutili “obbedienze”. Consacrate l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, senza se e senza ma, con un Atto pubblico, solenne. Molti vescovi stanno consacrando le loro diocesi, molti parroci le loro parrocchie, numerosi sindaci le loro città e paesi, innumerevoli genitori le proprie famiglie: il cardinal Bassetti raccolga questa spinta del popolo e dei confratelli e vada a Loreto, alla Santa Casa, nel cuore della nostra Italia ferita, e lì compia questo atto.