• L'EVENTO ERA REGISTRATO

La Cei e la truffa dell'Affidamento in diretta. Perché?

L'Atto di affidamento alla Madonna di Caravaggio è stato registrato il 27 aprile e mandato in onda il 1° maggio. Ma la Cei lo ha presentato per un evento in diretta tv. Un testimone conferma alla Nuova Bussola Quotidiana: «Ho visto troupe e vescovo lunedì. Invece venerdì sera al santuario non c'era nessuno». Resta da capire il perché di un gesto senza senso che ferisce proprio quel popolo cristiano per il quale il presidente Bassetti aveva detto di aver voluto compiere la solenne preghiera alla Vergine. 

La querelle tra affidamento e consacrazione era nulla in confronto alla beffa che è emersa in queste ore sulla differita della messa in onda dell’Atto di Affidamento alla Vergine Maria al Santuario di Caravaggio spacciato invece come evento in diretta. Una differita di ben cinque giorni della quale non si sapeva nulla e che non è stata giustificata, come ha denunciato il vaticanista Aldo Maria Valli.

In fondo ci eravamo cascati tutti: il cardinale Bassetti che annuncia l’Atto di affidamento perché così hanno richiesto i fedeli e gli organi di stampa Cei che danno notizia della diretta (Avvenire e Tv2000). Invece, il Rosario recitato dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni si è svolto sì, ma lunedì 27 aprile. E poi è stato mandato in onda su Tv 2000, su Radio in Blu e su Facebook il 1 maggio, giorno simbolico scelto per l’atto di devozione. Una beffa, una frode della buona fede del santo popolo di Dio che era convinto di assistere ad un evento in diretta.

«I pastori hanno il compito di guidare il loro gregge, il popolo cristiano, ma spesso è il popolo cristiano che spinge i pastori, come è avvenuto in questo caso», aveva detto Bassetti il 20 aprile nell’annunciare la preghiera corale che si sarebbe dovuta svolgere in comunione con tutti i vescovi. Infatti, ci si aspettava che sarebbe stato proprio il presidente Cei in persona a presenziare l’atto solenne, fatto anche a Fatima, ma sotto forma di Consacrazione, dalle Conferenze episcopali portoghese e spagnola e altre, e sempre il primo maggio anche da quelle americana e canadese.

Invece il giorno prima si è scoperto che sarebbe stato presente soltanto il vescovo di Cremona. Ma quel che è più incomprensibile è stato scoprire che mentre l’Italia cattolica si radunava davanti alla tv venerdì per partecipare in comunione con i propri vescovi (concetto peraltro mai espresso da Napolioni) all’affidamento dell’Italia (mai nominata nella preghiera del prelato), le luci del Santuario in provincia di Bergamo erano già drammaticamente spente.

Alle voci che si rincorrevano in questi giorni, anche la Nuova Bussola Quotidiana ha trovato conferma da una fonte che era presente a Caravaggio sia lunedì che venerdì e può confermare i fatti essendone stato testimone diretto.

La foto che pubblichiamo qui a fianco è stata scattata lunedì 27 aprile e ritrae un operatore televisivo in chiesa. «Nel pomeriggio di lunedì c’è stato un via vai al santuario di troupe televisive e persone – spiega alla Bussola la fonte -, ho chiesto a un padre del santuario che cosa stesse accadendo e lui mi ha risposto genericamente che si doveva svolgere un Rosario».

Nel corso del pomeriggio è stato annunciato che il momento di preghiera di solito trasmesso in streaming non poteva essere fatto per “motivi tecnici”. La pagina con la notizia è rimasta visibile sul sito fino alle 23 di ieri sera, poi misteriosamente è stata tolta. Ma è visibile qui sotto. 

Veniamo alla sera: «Ho visto arrivare il vescovo Napolioni e diverse auto e ho così pensato che stessero facendo le prove per l’Atto di affidamento del venerdì successivo. Sentivo la musica provenire dall’interno della chiesa».

Invece non erano le prove, ma l’evento stesso. «Arrivato il venerdì, nel corso del pomeriggio, ho visto alcuni sacerdoti del santuario e ho chiesto loro se erano emozionati per l’evento della sera. Mi hanno guardato con stupore chiedendomi: “Perché?”. Alla sera passando davanti alla Basilica, con mia grande sorpresa ho visto che non c’era nessuno. Tutto chiuso, nessun’auto, tutto buio. Soltanto la proiezione di un’immagine della Madonna sulla facciata della chiesa. Sono tornato in casa e ho acceso la televisione. E ho capito tutto: le immagini che vedevo erano state registrate lunedì».

La notizia della differita dell’evento è stata confermata alla Nuova Bussola Quotidiana anche da un sacerdote della diocesi di Cremona, che ha commentato con una buona dose di sarcasmo l’incomprensibile “frode” fatta ai danni dei fedeli: «Hanno dovuto accontentare il popolo bue. Una fetta di salame in bocca per farlo tacere», ha detto riferendosi alle richieste di tanti fedeli esaudite in questo modo così poco partecipativo.

Resta da capire una sola cosa: perché? Perché spacciare per diretta un evento che si era svolto cinque giorni prima? Quale motivazione richiedeva una registrazione e soprattutto l’annuncio di una diretta inesistente? C’è chi ha ipotizzato i costi di gestione della diretta, ma risulta francamente assurdo che, mentre si spendono soldi per eventi ben più costosi e verrebbe da dire inutili, la Conferenza Episcopale si sia messa a fare la cresta su un evento di appena un’ora a inquadratura fissa.

Altri hanno ipotizzato che movimentare troupe televisive e giornalisti il 1° maggio, uno dei pochi giorni dell’anno in cui i giornali sono chiusi sarebbe stato proibitivo: anche qui, si sarebbe potuto ovviare cercando soluzioni diverse.

Oppure, la scelta potrebbe essere anche legata allo stato di salute di Napolioni, il quale è reduce dal Covid, e potrebbe aver richiesto la differita per timore di non riuscire a portare a termine un evento in diretta. Ma allora, se questo fosse stato il motivo, perché non far venire direttamente da Perugia, Bassetti? E comunque, perché non dirlo chiaramente? Anzi, perché mentire annunciando una diretta creando attesa nei fedeli e puntando sull’aumento di audience assicurato in prima serata?

Quale che sia la motivazione è evidente che, come è stato notato, venerdì 1 maggio non è stato fatto un atto di affidamento, ma è stato mandato in onda un atto di affidamento già precedentemente registrato come si trattasse di una puntata de l’Eredità.

Comprensibile se adesso qualche fedele, giusto qualche migliaio davanti alla tv, si senta preso in giro e si chieda che valore possa mai avere una minestra riscaldata presentata come appena uscita dalla cucina. Ma anche questo è uno dei frutti della spersonalizzazione a cui sono sottoposti i fedeli da ormai due mesi, costretti a Messe “virtuali” in cui i preti invece che guardare a Dio guardano in camera.

La sensazione è quella di sentirsi frodati nelle cose a cui si tiene di più, la devozione a Maria, concessa per bontà dei pastori, ma fatta dai pastori con una modalità che sa di prepotenza e menefreghismo. È l'atteggiamento verticistico di chi si riempie la bocca di popolo, di teologia del popolo, di pastorale del popolo, di fede del popolo, salvo poi gabbarlo con mezzucci da monarca borioso e annoiato.

Una Chiesa che scivola sempre più verso il secolarismo per piacere al mondo, non può che mondanizzarsi anche in questi gesti. Pertanto, una chiesa ormai si apre e si chiude quando si accendono i fari dello show, spenti i quali, non resta nient’altro. Non serve l’oggettività dell’atto di preghiera, nemmeno la comunione di intenti nella lontananza. Basta apparire, è la cultura della videocracy e i vescovi sembrano averla imparata per bene: il popolo vuole queste devozioni? E noi diamogliele, così se ne sta un po’ buono.