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Von der Leyen sui morti in Ucraina, una gaffe da incompetenti

Grande dimostrazione di leggerezza e di incompetenza ai vertici dell'Ue. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, parla di "100mila morti ucraini fra i militari e 20mila fra i civili", cifre sensibili e coperte da segreto militare in Ucraina. Ritratta, ma la pezza è peggiore del buco. È il simbolo di un'Europa in mano a leder inadeguati.

Ursula von der Leyen

La propaganda, specie quella di guerra, è una cosa troppo seria per lasciarla gestire ai “dilettanti” alla testa dell’Unione Europea. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen non è stata finora in grado di elaborare una politica di sicurezza che salvaguardasse gli interessi europei nel conflitto in Ucraina, né di mettere a punto piani per gestire la drammatica crisi energetica, né tantomeno (a quanto sembra) di nominare un inviato della Ue nel Golfo Persico che possa risultare credibile, se non per gli italiani almeno per le nazioni di quella regione.

Ai fallimenti politici, ieri la presidente von der Leyen ha aggiunto la dimostrazione palese della inadeguatezza sua e del suo staff sul fronte mediatico, non certo secondario in tempi di crisi e di guerra. Il presidente della Commissione Europea ha postato in rete un video in cui annunciava la volontà di deferire la Russia a una Corte penale internazionale per i crimini compiuti in questa guerra e di compensare i danni subiti finora dall’Ucraina (stimati dalla Ue in 600 miliardi di euro), utilizzando i 300 miliardi della Banca Centrale Russa e i 19 miliardi appartenenti a società private di Mosca congelati in Europa dopo il 24 febbraio scorso. Beni bloccati ma che, secondo molti esperti, anche della Commissione Ue, appare legalmente difficile confiscare per donarli a Kiev tenuto conto che ogni eventuale misura finanziaria adottata sui fondi russi immobilizzati in base a sanzioni o provvedimenti varati dalla Ue dovrà garantire la restituzione dei beni una volta tolte le misure restrittive.

Rassicurata forse dalla consapevolezza che in gran parte delle nazioni d’Europa la guerra viene raccontata, descritta e commentata secondo copioni scritti da Kiev e dagli anglo-americani e nella foga di dipingere le devastazioni subite dall’Ucraina, il presidente von der Leyen ha però compiuto un errore grave quanto dilettantesco, pronunciando una parte del “copione” che doveva restare “solo per i suoi occhi”. Il presidente ha infatti citato numeri “sensibili”, solitamente coperti da segreto durante una guerra, relativi alle perdite subite da Kiev: “oltre 20mila civili e più di 100 mila militari”. Il video, pubblicato ieri mattina su twitter è stato successivamente corretto tagliando il brano in cui vengono citati questi numeri che dovevano restare segreti a tutti, all’opinione pubblica in Europa e Stati Uniti ma soprattutto all’opinione pubblica ucraina dove pur in assenza di ogni forma di opposizione (le leggi di Zelensky approvate dal parlamento hanno di fatto tolto, con la minaccia del carcere con l’accusa di essere “filo-russi”, ogni dissidenza e libertà d’espressione e di stampa) tali numeri offrono la percezione del costo umano di questa guerra.

Considerati gli stessi rapporti, anche personali, tra Zelensky e il presidente della Commissione Ue, è lecito ritenere che i numeri citati siano corretti come sembrerebbero confermare anche le reazioni alla loro diffusione. Sembra che da Kiev, Washington e Londra siano partiti pesanti rimproveri per la “leggerezza” con cui sono stati diffusi dati che dovevano restare segreti. Circa le vittime civili del conflitto le stime dell’ONU del 29 novembre riportavano dati di 6.655 morti e 10.368 feriti dall'inizio dell'invasione russa anche se l'agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani sottolinea che i dati reali sono probabilmente molto più alti, anche perché molte segnalazioni di vittime civili devono ancora essere confermate.

Sulle perdite militari Kiev non ha mai rivelato l’ammontare complessivo delle perdite militari mentre il ministro della Difesa russo, Sergey Shoigu, il 20 settembre aveva riferito pubblicamente che le perdite militari ucraine ammontavano a 61.207 morti e 49.368 feriti, ammettendo perdite russe pari a solo 5.937 militari: cifra quest’ultima ritenuta da molti in Occidente non attendibile ma che in ogni caso non teneva conto delle perdite subite dalle milizie del Donbass e dai contractors del Gruppo Wagner. Considerando attendibili i numeri forniti dalla von der Leyen è possibile valutare che le stime di Shoigu fossero sbagliate per difetto, oppure dovremmo ritenere che le controffensive ucraine degli ultimi due mesi e mezzo hanno comportato successo ma anche perdite davvero spaventose tra le brigate ucraine, come sostengono del resto molti osservatori in Russia come in Occidente. Occorre inoltre tenere conto che se gli ucraini hanno registrato oltre 100mila morti vanno considerati almeno 300/400 mila feriti tra lievi e gravi. 

In ogni caso la gaffe del presidente della Commissione Ue da un lato è resa ancora più grave dal fatto che la signora von der Leyen ha ricoperto in precedenza l’incarico di ministro della Difesa tedesco e dovrebbe quindi avere una certa dimestichezza con la gestione di informazioni e dati riservati, dall’altro fa ben comprendere in che “mani sicure” sia riposta la nostra sicurezza. "Non possiamo confermare questi dati, sottolineiamo che le perdite dell'esercito ucraino sono informazioni ufficiali e riservate, e sono soggette a restrizioni per la pubblicazione" ha detto ieri il capo della comunicazione delle forze armate ucraine Bohdan Senyk.

A Mosca la gaffe ha offerto il destro al vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, di pubblicare un tweet sarcastico. "Ursula 'the Wild Dame' ha twittato che l'Ucraina ha perso '100.000 militari' perché tutto il mondo lo vedesse. Il tweet è stato svuotato e modificato. Chiaramente, Washington ha richiamato la dama all'ordine, e non ci è andata piano con lei. Sembra alquanto umiliante. L'Ue non esiste, è solo il 51esimo Stato”, ovviamente riferendosi a quelli che compongono gli Usa. In effetti la “pezza” posta dalla Commissione Europea è forse peggio del “buco” che ha cercato di coprire. "Molte grazie a coloro che hanno segnalato l'inesattezza delle cifre in una versione precedente di questo video" ha detto la portavoce di Ursula von der Leyen, Dana Spinant commentando la correzione al tweet e i “tagli” al video contenente i numeri che dovevano restare segreti.

Con sprezzo del ridicolo la portavoce ha affermato che i dati diffusi erano sovrastimati: "la stima utilizzata, proveniente da fonti esterne, avrebbe dovuto riferirsi alle vittime, cioè sia morti che feriti, e aveva lo scopo di mostrare la brutalità della Russia" ha detto Spinant. In realtà quello che è emerso da questa vicenda è ancora una volta l’inadeguatezza dei vertici europei a far fronte, anche nel campo  della comunicazione, a una guerra che l’Europa ha già perso pur senza combatterla. 

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