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La sentenza

USA, Corte d’Appello stoppa pillole abortive via posta

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La Corte d’Appello del 5° Circuito ha bloccato la norma dell’amministrazione Biden che consentiva di distribuire il mifepristone via posta senza visita di persona. Una norma che si è ritorta contro la “libertà” delle stesse donne. Il caso della ricorrente Rosalie Markezich.

Vita e bioetica 05_05_2026

Stop alle pillole abortive via posta, almeno per ora. La buona notizia viene dagli Stati Uniti, dove venerdì 1 maggio una sezione della Corte d’Appello del 5° Circuito ha temporaneamente bloccato una norma dell’amministrazione Biden, che consentiva la distribuzione per corrispondenza del mifepristone, la prima delle due sostanze usate nel regime “classico” di aborto farmacologico (l’altra è il misoprostolo). Una vittoria per il movimento pro vita americano, che se verrà confermata potrà salvare la vita di diverse decine di migliaia di bambini all’anno.

La sentenza della Corte d’Appello giunge a seguito della richiesta dello Stato della Louisiana e di Rosalie Markezich, argomentando che i ricorrenti hanno buone probabilità di vincere nel merito, condizione previa necessaria per ottenere la sospensione di una norma. Così, salvo nuovi capovolgimenti giudiziari, torna di nuovo indispensabile la visita di persona, prima di poter dispensare il mifepristone. Un requisito minimo, che è stato spazzato via dalla progressiva liberalizzazione della pillola nota anche come Ru486.

Infatti, va ricordato che quando la Food and Drug Administration approvò il mifepristone nel 2000, solo i medici, dopo tre visite di persona, potevano prescriverlo ed erano tenuti a segnalare gli effetti avversi gravi. Poi, nel 2016, la FDA consentì la prescrizione del mifepristone anche agli infermieri e dopo solo una visita medica di persona; da allora, inoltre, i medici sono tenuti a segnalare solo i decessi, e non anche tutti gli altri effetti avversi gravi subiti dalle donne che assumono il mifepristone. Nel 2021, all’epoca del Covid, l’agenzia del farmaco statunitense ha eliminato anche il requisito dell’unica visita di persona, consentendo la dispensazione del mifepristone via posta. Infine, nel 2023, a seguito della sentenza Dobbs vs Jackson e ad allarme per il Covid ormai rientrato – a conferma che il virus era un pretesto funzionale, in questo caso, a espandere e banalizzare ulteriormente l’aborto – è stata formalizzata l’eliminazione del requisito della visita e dispensazione di persona.

Nell’ottobre 2025 lo Stato della Louisiana e Rosalie Markezich hanno impugnato questa nuova, ultra-allentata, regolamentazione della FDA, chiedendone appunto la sospensione in vista di un giudizio nel merito: e la Corte d’Appello l’ha concessa. Netta la presa di posizione dei giudici, i quali, dopo aver citato precedenti sentenze, spiegano: «Abbiamo ormai constatato per tre volte che il progressivo allentamento delle misure di sicurezza relative al mifepristone da parte dell’agenzia [la FDA, ndr] probabilmente non trovava fondamento nei dati e nella letteratura scientifica. La stessa FDA ammette ora che le norme erano viziate da “carenze procedurali” e da una “mancanza di adeguata valutazione”. L’interesse pubblico non è servito dal perpetuare una pratica medica la cui sicurezza, come ammette l’agenzia, è stata studiata in modo inadeguato. Anzi, l’interesse pubblico richiede il contrario».

La FDA, dal settembre 2025, ha iniziato una revisione del mifepristone, ma non sa quando la finirà, né aveva voluto nel frattempo ripristinare prudenzialmente il requisito della visita di persona, opponendosi alla sospensione richiesta dai ricorrenti e ora concessa dalla Corte d’Appello.

Altro punto importante. I giudici hanno riconosciuto che la Louisiana ha sofferto un «danno irreparabile» dato dal fatto che la nuova regolamentazione della FDA è servita ad aggirare le norme statali a protezione dei bambini nel grembo materno e, inoltre, ha costretto lo stesso Stato a guida repubblicana a destinare fondi del programma Medicaid per curare donne che avevano subito danni fisici a causa del mifepristone. Malgrado il divieto introdotto dalla Lousiana a seguito della sentenza Dobbs, nello Stato, secondo quanto riferisce Life News, si sono continuati a praticare circa mille aborti al mese a causa delle prescrizioni a distanza da parte di medici di altri Stati. Problemi simili hanno interessato gli altri Stati con normative pro-vita.

Di qui la soddisfazione del procuratore generale della Louisiana, Liz Murrill, che ha portato avanti la causa insieme ad Alliance Defending Freedom. Soddisfazione generale da parte di tutto il mondo pro vita statunitense, tra cui la presidente di SBA Pro-Life America, Marjorie Dannenfelser, che ha richiamato il caso di Rosalie Markezich, cioè, come visto, una dei due ricorrenti.

Ma perché Rosalie Markezich, una donna che vive in Lousiana, ha fatto ricorso contro la normativa della FDA che prevede la possibilità di dispensare le pillole abortive via posta e senza visita di persona? Semplice: per le costrizioni che molte donne patiscono proprio a causa di questa ulteriore liberalizzazione. Nel 2023 Rosalie era rimasta incinta e voleva portare avanti la gravidanza. Il suo fidanzato, tuttavia, era contrario: perciò aveva ordinato online delle pillole abortive, prescritte da un medico della California che non aveva mai parlato con Rosalie. La donna aveva resistito alle pressioni del fidanzato, che però un giorno l’aveva portata in auto in un luogo a lei sconosciuto, terrorizzandola e inducendola infine ad assumere le sostanze che hanno tolto la vita al suo bambino. Un trauma di cui Rosalie ancora soffre. E questa è solo una delle diverse storie di abusi emerse negli Stati Uniti (vedi qui) e “favorite” proprio dalle pillole abortive. Che non solo uccidono i nascituri, ma confermano quanto sia falsa la propaganda abortista sulla “libertà” delle donne.



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13_01_2026 Ermes Dovico

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STATI UNITI

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16_02_2023 Ermes Dovico

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LO STUDIO

RU486, la FDA ha sottostimato gli effetti avversi

Un articolo sulla rivista scientifica Health Services Research and Managerial Epidemiology mostra che l’agenzia americana per i farmaci ha fornito dei dati non attendibili sugli effetti collaterali del mifepristone, di molto inferiori a quelli registrati nientemeno che da Planned Parenthood. Eppure, la pillola abortiva viene sempre più liberalizzata, tanto negli Usa quanto in Italia.