• intervista a donato

«Ue ai piedi di Big Pharma, pronta già la nuova pandemia»

«Le case farmaceutiche stanno dettando l'agenda al Parlamento europeo prospettando prossime pandemie e imponendo vaccini già in produzione senza ancora l'ok dell'Ema». L'allarme dell'eurodeputata indipendente Donato, tra ammissioni implicite e liste della spesa alla Commissione Ue: «La responsabilità sugli effetti avversi è degli Stati perché i vaccini sono stati testati in fretta; nessun test per prevenire il contagio, chiesta flessibilità per vendere gli inoculi anche in assenza di emergenza»

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Uno sguardo sulle prossime pandemie, con vista sui vaccini non ancora approvati, ma già in produzione e l’agenda dell’Unione europea dettata dalle case farmaceutiche. È lo sconcertante quadro emerso dall’ultima commissione Covi che si è svolta all’interno dell’attività del Parlamento Europeo lunedì. A riferirne contorni, inquietanti, e prospettive, preoccupanti, è in questa intervista alla Bussola Francesca Donato, che a Bruxelles è eurodeputato indipendente e membro della commissione che ha ascoltato i vicepresidenti di Gilead, Astrazeneca, Sanofi e Moderna.

Che cosa è emerso?
Anzitutto è stato chiarito che le case non rispondono degli effetti avversi.

Era un segreto di Pulcinella…
Ma è stato confermato dal vicepresidente di Moderna. La ratio è questa: la responsabilità per gli effetti avversi non può essere addebitata a loro perché hanno dovuto effettuare una sperimentazione veloce.

Lo ammettono?
Certo, hanno detto più o meno così: “Ci è stata messa fretta nella consegna del prodotto, potevamo fare test più lunghi rispetto all’efficacia e alla sicurezza, ma serviva tempo e visto che questo tempo non l’abbiamo avuto perché i governi ci hanno pressato per avere i vaccini subito, abbiamo preteso una clausola che ci esentasse da eventuali richieste risarcitorie”. Chiaro, no?

Una manleva?
La cosa drammatica è che chi ha negoziato con le aziende è stata la Commissione, salvo poi attribuire le responsabilità ai singoli paesi membri.

Se si è arrivati a parlare di questo argomento, significa che sono state ammesse le reazioni avverse?
No, o meglio: il tema è stato affrontato perché molte domande dei miei colleghi hanno interessato questo argomento, gli esponenti delle aziende cercavano di evitare e di non rispondere in maniera completa. Poi, alla fine la risposta è stata che gli effetti avversi ci sono, ma i benefici superano i rischi.

Sui test che cosa si è scoperto?
Che non hanno mai effettuato test sull’efficacia nel prevenire le infezioni.

Ma come?
I trials avevano come obiettivo la riduzione del numero delle ospedalizzazioni e dei decessi, non il proteggersi dal covid. È stata fatta una domanda precisa: «Sono stati fatti test per valutare la prevenzione dal contagio?» La risposta è stata un’ammissione implicita: no.

E lei che cosa ha chiesto?
Ho chiesto ad Astrazeneca dei casi italiani di Camilla Canepa e Stefano Paternò.

Che cosa le hanno risposto?
Conoscevano benissimo queste due tragedie, hanno espresso grande dolore per i decessi, ma la loro linea è quella di dire che trombosi e trombocitopenie sono maggiori nei casi di covid. Una risposta assolutamente evasiva, che esprime una certa malafede, anzitutto perché uno il covid, a differenza del vaccino, mica decide di prenderselo e poi, semmai, parliamo di covid non curato…

…Su pazienti che non hanno certo la loro età…
È una risposta che esprime malafede e che invece evidenzia un rischio alto, nonostante questo lo propongono per tutte le fasce l’età. Agghiacciante.

Quindi, di vaccini si parlerà ancora?
Non si parla d’altro, è stato impressionante sentire l’executive di Sanofi annunciare l’immissione di un nuovo booster universale.

In che senso?
Che dovrebbe coprire tutti gli altri vaccini e tutte le varianti possibili immaginabili. Qualsiasi vaccino tu abbia fatto in precedenza, non importa: questo li copre tutti.

Ma la Commissione come ha reagito?
Mi ha colpito questa facilità con cui queste grandi case farmaceutiche abbiano sostanzialmente dettato la lista della spesa a noi, che siamo il legislatore.

In che modo?
Chiedendo di rinforzare il settore della ricerca farmaceutica sui vaccini e di prepararsi alle prossime pandemie, come se tutti sapessimo già che ogni settimana c’è un nuovo virus pronto a entrare in scena.

Si spieghi meglio…
È stato fatto riferimento al vaiolo delle scimmie, all’influenza pesante, come se ci fosse all’ordine del giorno una nuova pandemia alle porte. Le case chiedono procedure flessibili accelerate per avere autorizzazioni all’uso e alla vendita dei vaccini anche fuori dei casi di emergenza. È davvero sconcertante vedere come siano capaci di dettare l’agenda senza che la Commissione apra bocca.

Cos’altro hanno chiesto?
Maggiori investimenti a livello europeo nel settore della biomedicina, una centrale acquisti unica, cosa che fa già parte del progetto europeo. Insomma, posso confermare che l’impressione che si ha è che siamo entrati in una fase in cui questi vaccini vengono prodotti e venduti in automatico. Lo dimostra bene proprio il caso di questo nuovo booster universale.

Cioè?
Non è ancora arrivata l’autorizzazione di Ema, ma è già entrato in produzione. Ci sono player sul mercato che non stanno producendo a vuoto, ma in vista di una vendita. Solo che la gente non è più disponibile a vaccinarsi con questa facilità, molti sono anche stanchi, altri sono rimasti scottati da eventi avversi; quindi, sa qual è l’unico modo per assicurarsi il commercio di questi prodotti?

Quale?
Renderli necessari. Ed è per questo che il green pass è stato prorogato e rientrerà di nuovo in gioco. Per convincere la gente a vaccinarsi di nuovo serviranno ancora strumenti coercitivi.

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