• RUSSIAGATE

Se la Clinton spiava veramente Trump

Nonostante l’estrema discrezione mediatica, sta emergendo un nuovo scandalo negli Usa. La campagna di Hillary Clinton, nel corso delle presidenziali del 2016, avrebbe spiato Donald Trump per cercare di trovare prove, o almeno costruire una narrazione sui suoi rapporti segreti con il Cremlino. Questa l'accusa del procuratore Durham.

La Trump Tower di New York

Nonostante l’estrema discrezione mediatica, sta emergendo un nuovo scandalo negli Stati Uniti. Non stiamo parlando dell’ultima (in ordine di tempo) inchiesta giudiziaria su Donald J. Trump, accusato di fronde fiscale e di aver organizzato l’assalto al Campidoglio, perché di quello si sta parlando abbondantemente. L’altro scandalo, quello quasi-invisibile, riguarda invece la sua ex avversaria Hillary Clinton. Nel 2016, secondo l’accusa, avrebbe spiato la campagna elettorale di Trump e poi anche il neoeletto presidente, per cercare prove della sua collusione con la Russia. Quel che poi sarebbe stato ribattezzato “Russiagate”, su cui poi Trump è stato scagionato, sarebbe nato direttamente da un’operazione ordinata dalla Clinton.

L’accusa è stata formulata dal procuratore speciale John Durham ed è basata su prove e testimonianze emerse durante un’altra indagine giudiziaria a carico di Michael Sussmann, avvocato teoricamente indipendente, ma probabilmente incaricato proprio da Hillary Clinton per tentare di incastrare il rivale repubblicano. L’avvocato Sussmann era stato incriminato l’anno scorso, con l’accusa di aver mentito all’Fbi. Ai funzionari della polizia federale, due mesi prima del voto (era il settembre 2016) aveva infatti dichiarato di agire di sua sponte, mentre presentava loro le prove di una presunta collusione segreta fra Trump e il Cremlino. Più precisamente: affermava di avere le prove dell’esistenza di un canale di comunicazione segreto fra la campagna di Trump e l’Alfa Bank, direttamente legata al Cremlino.

Secondo Durham, al contrario, agiva su commissione e ci sarebbero le fatture a dimostrarlo. I committenti erano un’azienda informatica (ancora anonima) e la campagna di Hillary Clinton. Questa è l’accusa dell’anno scorso, appunto. Ma in questi giorni se ne è aggiunta una seconda. Indagando sull’azienda informatica, infatti, sarebbe emersa anche una vicenda di spionaggio ai danni di Trump.

Un anonimo dirigente di questa azienda avrebbe infatti lavorato, d’accordo con Sussmann, per estrarre dati dal traffico Internet relativo alla Trump Tower e all'Ufficio esecutivo del presidente degli Stati Uniti (Eop). «Il dirigente tecnologico - scrive l'accusa - ha sfruttato il suo accesso a dati Internet non pubblici e/o di proprietà». Il dirigente stesso avrebbe incaricato i suoi ricercatori di “trovare un collegamento” o “creare una narrazione” sui rapporti segreti fra Trump e la Russia. «Nel farlo – sostiene l’accusa – il “dirigente informatico 1” ha dichiarato che stava cercando di accontentare certi Vip, ai quali si riferisce come lo Studio Legale 1 e la Campagna della Clinton». L’unico nome in chiaro, dunque, è quello della Clinton, con lo staff della sua campagna elettorale del 2016.

Il 9 febbraio 2017, l’avvocato Sussmann presentava all’Fbi altre prove di un presunto collegamento fra Trump e Mosca. Ma negli anni successivi, il presidente repubblicano non è mai stato incriminato per questa presunta collusione. Ed ora si può iniziare anche a capire il perché: forse si trattava solo di una “narrazione”, dunque il tentativo di instillare nel pubblico l’idea fissa che il candidato, poi presidente, repubblicano, fosse un burattino nelle mani di Putin. Evidentemente di prove vere non ne sono state trovate, neppure si è mai vista una “pistola fumante”.

Eppure, quando si dice Trump, si pensa ancora anche a Putin, in automatico, sia se si è nemici dell’ex presidente, sia se si è suoi sostenitori. Questo perché le “narrazioni” sono dure a morire, molto più dei fatti e delle sentenze di tribunale. Resta però un interrogativo aperto: se c’è stato davvero un atto di spionaggio ai danni di un candidato, come si procederà nei confronti di Hillary Clinton? Perché il presidente Richard Nixon subì il processo di impeachment esattamente per lo stesso motivo. Per aver spiato la campagna democratica durante le presidenziali del 1972. La Clinton non era presidente, ma lo spionaggio ai danni dell’avversario è un reato grave. È innocente fino a prova contraria, un “privilegio” che non è stato concesso a Trump (ritenuto colpevole del Russiagate per quattro anni), ma se risultasse colpevole, qualcuno avrebbe almeno l’onestà di riscrivere la storia recente?

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