a cura di Benedetta Frigerio
  • Rifugiati Rohingya

Rohingya musulmani attaccano i Rohingya cristiani

Non tutti i Rohingya sono musulmani. Tra di loro si contano anche minoranze cristiane e indù. Nei campi profughi allestiti per quelli fuggiti dal Myanmar nel 2017 mentre infuriavano gli scontri tra esercito governativo e militanti dell’Arsa, Arakan Rohingya Salvation Army, vivono anche dei cristiani. La notte del 27 gennaio le 25 famiglie dell’accampamento di Kutupalong Maga, nel vasto complesso di Cox’x Bazar, sono state aggredite da centinaia di uomini armati di machete che sono entrati in tutte le abitazioni, le hanno devastate e hanno ferito gravemente 12 persone, ora ricoverate in ospedale. Le autorità locali sostengono che non si tratta di un attacco a carattere religioso, ma di un episodio di violenza ordinaria, come se ne verificano spesso nei campi sovraffollati, originato da un litigio tra un musulmano e un cristiano. Invece i cristiani sono sicuri di essere stati aggrediti per la loro fede. Sembra che i musulmani li accusino di essere dei musulmani che seguono i riti dei cristiani. Loro invece si proclamano cristiani “autentici”. Sono anche convinti che gli aggressori sono militanti dell’Arsa che li avrebbero già attaccati ripetutamente nel 2019 per costringerli a trasferirsi altrove. Le autorità bengalesi hanno sempre negato ufficialmente la presenza di ribelli Arsa a Cox’s Bazar anche se il governo e la polizia hanno ammesso di averne arrestati diversi in passato. Le famiglie cristiane sono state trasferite altrove il giorno successivo. Poiché anche le circa 444 famiglie indù ospiti di un altro campo hanno subito minacce in passato, le forze di sicurezza hanno distaccato degli agenti a proteggerli.