Il Protovangelo – Il testo del video
Il passo di Genesi 3,15 è come il fondamento di tutte le profezie veterotestamentarie su Maria Santissima. A parlare è Dio stesso. Tante le interpretazioni date a questo versetto, ma secondo il magistero della Chiesa, la liturgia e diversi Padri esso ci parla di Maria che, con Cristo e per Cristo, schiaccia la testa al serpente.
Continuiamo il nostro percorso di indagine in qualche modo contemplativa e anche di studio di Maria Santissima. Come avevo accennato la scorsa volta, iniziamo una sezione a cui dedicheremo qualche domenica, relativa alle profezie mariane nelle Sacre Scritture. Questa presenza di Maria nell’Antico Testamento è un po’ il corollario del fatto che Dio ha predestinato in un unico decreto Cristo con Maria: dove abbiamo la predestinazione di Cristo all’incarnazione redentrice, lì troviamo anche la Madre di Dio. Dunque, noi abbiamo traccia di questa predestinazione eterna nei testi delle Sacre Scritture.
E le Sacre Scritture, come già dicevamo in una precedente lezione sui principi della mariologia, devono essere approcciate in quel loro senso pieno con cui la Chiesa le ha sempre recepite e interpretate. Solo con questa modalità – e vedremo di volta in volta che cosa essa significa – noi potremo cambiare la nostra percezione delle cose. Spesso, infatti, soprattutto da parte dei protestanti, viene mossa un’obiezione di questo tipo: “Ma se Maria è così importante come affermano i cattolici o una parte di loro, come dovremmo dire oggi (perché nel mondo cattolico si è diffusa inspiegabilmente una posizione di incomprensione della vastità, grandezza e profondità del mistero di Maria), perché su di lei c’è pochissimo nelle Sacre Scritture?”.
Noi andremo a vedere che invece su Maria non c’è pochissimo, ma moltissimo nelle Sacre Scritture. Ovviamente non stiamo dicendo che in ogni passo delle Sacre Scritture sia presente il mistero di Maria, però potremo vedere che c’è una marcatissima connotazione mariana delle Scritture e come Maria venga presentata o preannunciata in alcuni snodi-chiave delle Scritture. Quindi, quello che noi stiamo cercando di fare, oltre che fondare nei testi delle Scritture quello che sarà poi lo sviluppo della dottrina, è un’operazione apologetica nel senso più bello e genuino del termine, per mostrare che le Scritture parlano eccome di Maria; e questi testi fondano quelli che sono i grandi dogmi pronunciati dalla Chiesa e che la Chiesa – preghiamo che lo faccia – potrà pronunciarsi anche in futuro sulla dottrina relativa a Maria Santissima e al suo posto nella storia della salvezza.
Cominciamo con una distinzione classica tra quelle che sono le profezie dirette e le profezie indirette. Cosa sono le profezie dirette? Sono quelle che indicano direttamente nelle loro parole la figura di Maria Santissima; in esse la figura della Madonna è annunciata direttamente tramite la parola profetica. E di questi testi, come vedremo oggi, il più importante, che è il fondamento di tutti gli altri, è il Protovangelo (Genesi 3, 15); vedremo poi il famoso testo del capitolo 7 di Isaia, «la vergine concepirà e partorirà un figlio», e altri testi di questo tenore. Poi abbiamo le profezie indirette, che non sono meno importanti, ma cambia la modalità di preannuncio; nelle profezie indirette Maria è espressa tramite figure, cioè non mediante espressioni verbali che parlano di lei, ma figure, che possono essere persone – persone che sono dei tipi che anticipano Maria, pensiamo per esempio a Giuditta – oppure possono essere degli oggetti, delle cose, oppure dei simboli. Il ventaglio è piuttosto ampio e spero di riuscire a comunicarvi la ricchezza della presenza di Maria nelle Scritture.
Ora, iniziamo appunto a vedere questo testo fondamentale che è stato chiamato Protovangelo, cioè il testo di Genesi 3, 15; è la famosa profezia che Dio dà subito dopo la caduta dei progenitori, quando maledice il serpente e pronuncia le famose parole: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe. Ella ti schiaccerà il capo, tu le insidierai il calcagno». Ci sono diverse versioni, ma sostanzialmente questo è il testo. Questa profezia è un po’ la madre di tutte le profezie veterotestamentarie su Maria Santissima e ne è come il fondamento, non solo perché è la prima che appare seguendo la successione dei versetti e dei libri delle Scritture, ma perché è proprio una sorta di archetipo di tutte le altre profezie.
Anzitutto c’è una particolarità evidente: a parlare è Dio stesso. Dio qui non parla attraverso una mediazione, ad esempio per bocca dei profeti, ma è Lui stesso che parla, che si esprime con queste parole. Secondo motivo di singolarità di questo testo è che esso precede in qualche modo l’Antica Alleanza. Siamo nei primi capitoli del libro della Genesi, quindi non abbiamo ancora l’alleanza con Mosè, non abbiamo ancora la benedizione di Abramo, non abbiamo neppure la benedizione di Noè; siamo proprio alle origini e dunque è un mistero che proprio per la sua collocazione indica la sua destinazione universale, verso tutti gli uomini di tutti i tempi. Terzo aspetto: il testo di Genesi 3, 15 dà un tono mariano a tutta la storia della salvezza. Perché trovare qui immediatamente questa profezia, in questo punto strategico del primo libro delle Scritture, del primo libro del Pentateuco, alle origini della storia umana, dopo la creazione dell’uomo e della donna e la loro caduta, ci fa capire che tutta la storia che seguirà, tutta la storia della salvezza sarà caratterizzata da questi tre personaggi che vengono presentati in questa profezia: il serpente, evidentemente in azione antagonistica, tentatrice; la donna; il seme della donna. Questi sono i tre protagonisti della storia della salvezza, di cui uno sarà definitivamente sconfitto, mentre gli altri due saranno i trionfatori e sconfiggeranno quel serpente che invece aveva vinto nel paradiso terrestre a scapito del primo uomo e della prima donna. Questo è il grande quadro in cui si colloca questo testo straordinario della Genesi.
Facciamo alcune considerazioni interpretative, perché questo è un testo che è stato fortemente discusso quasi in ogni suo dettaglio, a volte in modo interessante, costruttivo, altre volte un po’ meno; e non c’è da stupirsi: essendo il testo che parla della sconfitta del serpente dà particolarmente fastidio alla “parte del serpente”, dunque è ovvio che susciti una reazione di questo tipo, un tentativo di sminuirne in qualche modo la portata. Vediamo dunque alcune di queste considerazioni interpretative. Non pochi biblisti e teologi ritengono che la donna di cui si parla in questo testo non sia Maria Santissima ma Eva, oppure, in Eva, la donna in generale; e ancora ritengono che il seme di questa donna, la stirpe di questa donna sia l’umanità.
Un’altra questione riguarda il soggetto che schiaccia la testa al serpente: molti ritengono che a schiacciare il serpente non sia la donna, ma il seme della donna; dunque, secondo questa interpretazione, non è “ella” bensì “la stirpe”, “il seme” a schiacciare il capo al serpente.
Partiamo dal magistero della Chiesa, perché noi stiamo facendo principalmente delle catechesi che si rivolgono a cattolici che dunque dovrebbero avere un occhio di riguardo verso il magistero ordinario della Chiesa, soprattutto laddove questo magistero tende in qualche modo a ripetersi e confermarsi su alcuni dati. Quando noi andiamo a vedere il magistero, troviamo che in non pochi testi strategici il versetto di Genesi 3, 15 è inequivocabilmente inteso come un testo che riguarda il mistero di Cristo e di Maria Santissima.
Un primo testo che mi sembra importante richiamare è quello della Ineffabilis Deus, cioè la bolla dogmatica che definì il dogma dell’Immacolata Concezione. In questa bolla troviamo scritto che «la Santissima Vergine, strettamente e ineffabilmente congiunta con Cristo, fu con Lui e per Lui l’eterna nemica del serpente velenoso, e lo vinse pienamente schiacciandogli il capo con il suo piede immacolato». Più oltre, la stessa bolla dice: «La Beatissima Vergine schiacciò il capo velenoso del crudelissimo serpente, apportando così al mondo la salvezza». Cioè, per due volte, in questa bolla dogmatica, il magistero ci indica che, nella lettura della Chiesa, è chiaro che quella donna e quel seme sono Maria e Cristo. Ed è altrettanto chiaro che è Maria, con Cristo e per Cristo, a schiacciare il capo del serpente con il suo piede immacolato. Dunque, questa interpretazione non è un’interpretazione di qualche scrittore devoto, ma ha un fondamento importante nel magistero della Chiesa.
In un’enciclica di papa Leone XIII, Augustissimæ Virginis Mariæ, c’è un riferimento, neanche troppo implicito, a Gn 3, 15: «Al principio dei secoli, allorché a causa del loro peccato i nostri parenti imbrattarono sé stessi e tutta la loro discendenza con una macchia comune [il riferimento è al peccato originale], l’augusta Vergine Maria fu costituita come arra della salvezza e della restaurazione futura». Cioè, Leone XIII ci dice che quando viene commesso il peccato originale, e inizia questa propagazione degli effetti della colpa su tutta la discendenza umana, lì, come pegno, arra di salvezza, viene mostrata la Madonna per quella restaurazione che sarebbe venuta nella pienezza dei tempi. Quindi il riferimento al Protovangelo non è letterale, ma è piuttosto chiaro ed esplicito.
Leone XIII ha scritto veramente tante encicliche sulla Madonna e sul Santo Rosario; e veramente speriamo e preghiamo che il papa che porta il suo stesso nome, Leone XIV, possa regalare alla Chiesa altri nuovi testi, ricchi della grande tradizione della Chiesa per illuminare questo mistero bellissimo e salvifico della Madonna.
Ancora, san Pio X, nell’enciclica Ad diem illum, in cui tra l’altro parla anche esplicitamente della Madonna come Corredentrice, dice così: «Noi sentiamo che ella è quella Vergine potentissima che con il piede verginale schiacciò il capo del serpente infernale». Ancora una volta troviamo dunque un testo molto esplicito.
Un altro testo importante è l’enciclica Divini Redemptoris, di papa Pio XI, che conferma questa lettura, dicendo che «l’Immacolata Madre di Dio, come un giorno schiacciò il capo del serpente infernale, così è sempre un presidio sicurissimo». L’ultimo testo che voglio citarvi – ma potremmo proseguire perché ci sono anche testi di san Giovanni Paolo II che parlano di questo, abbiamo fatto necessariamente una sintesi – è la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, che proclama un altro grande dogma, quello dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo. In questo testo noi troviamo che papa Pio XII conferma che «Maria Santissima, strettissimamente congiunta quale nuova Eva al nuovo Adamo in quella battaglia contro il nemico infernale che, com’era predetto nel Protovangelo, si sarebbe conclusa con una pienissima vittoria sul peccato e sulla morte (…)», eccetera. Cioè, il testo ci dice chiaramente che il Protovangelo parla del nuovo Adamo e della nuova Eva, di Cristo e di Maria, parla di una battaglia e di una vittoria; è un testo importante, questo di Pio XII, perché richiama la struttura della Ineffabilis Deus ma la mette a fondamento di quest’altro dogma, l’Assunzione di Maria. Perché? Che cos’è in fondo l’Assunzione della Madonna al Cielo? Non è altro che la vittoria di Maria Santissima non solo sul demonio e sul peccato – da cui l’Immacolata Concezione – ma anche sulla morte. Il peccato originale, che nasce dal cedimento alla seduzione del maligno, comporta il peccato e con esso la morte. Quindi nell’Assunzione noi abbiamo la vittoria sull’ultimo nemico che, come dice san Paolo, è la morte: un nemico che è già sconfitto in Cristo e nella Madonna, perché entrambi sono stati profetizzati come coloro che dovevano schiacciare la testa al serpente e dunque non potevano minimamente essere sporcati o assoggettati all’opera del tentatore né nel peccato né nella morte. Sebbene Cristo sia morto e, probabilmente, anche Maria Santissima, quando parliamo di morte qui parliamo del frutto della morte, cioè di quella separazione dell’anima dal corpo dove il corpo viene consegnato alla terra: la vittoria definitiva sulla morte è la risurrezione della carne che non morirà più. Questo lo vediamo già nel mistero dell’Ascensione di Cristo al Cielo e dell’Assunzione di Maria.
Quindi, questi sono alcuni testi che è importante conoscere per comprendere come la Chiesa interpreti il testo di Gn 3, 15 quali prefigurazione di Cristo e di Maria, come i personaggi lì indicati sono chiaramente Cristo e Maria e come la Chiesa legittimi l’interpretazione secondo cui a schiacciare la testa del serpente è direttamente Maria Santissima, evidentemente con Cristo e in Cristo.
Ancora, la Chiesa legittima questa interpretazione nella liturgia: per esempio, nella festa dell’Immacolata Concezione, alcune antifone del rito antico legittimano questa interpretazione. L’antifona al Benedictus nel giorno della solennità dell’Immacolata riporta precisamente il Protovangelo: «Ait Dominus Deus ad serpentem: inimicitias ponam inter te et mulierem, et semen tuum et semen illius: ipsa conteret caput tuum, alleluia ̶ Disse il Signore al serpente: Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua: essa ti schiaccerà la testa, alleluia». Nell’antifona ai secondi vespri si contempla in qualche modo il mistero dell’Immacolata; ricordiamoci sempre che la liturgia è la presenza del mistero non il ricordo, perciò molto spesso nelle antifone ai secondi vespri troviamo il termine hodie, cioè “oggi”, seguita dal mistero che si sta celebrando liturgicamente. Il terzo hodie di questa antifona, dice così: Hodie contritum est ab ea caput serpentis antiqui, cioè «oggi è stato schiacciato da lei il capo dell’antico serpente», con riferimento esplicito al Protovangelo e alla sua realizzazione nell’Immacolata Concezione; questo concepimento immacolato schiaccia la testa del serpente che non può nulla nei confronti di Maria Santissima. Dunque, vedete come la Chiesa nel suo magistero e nella sua liturgia – e gli esempi potrebbero continuare – conferma questo tipo di lettura.
Un tipo di lettura che troviamo ed è fondato in molti Padri della Chiesa. Anche qui è stato obiettato che la maggior parte dei Padri non dà questo tipo di interpretazione; il che è anche vero, ma ciò non pone un problema, nel senso che molti Padri danno un’interpretazione morale di questo testo, altri danno un’interpretazione cristologica; cioè danno due interpretazioni che non escludono quella mariologica, che pure troviamo nei Padri. Cioè, i Padri, soprattutto quando interpretano le Scritture, hanno approcci molto diversi: abbiamo dei Padri più marcatamente morali nella loro interpretazione dei testi, altri che si distinguono più per la loro interpretazione tipologica; e nell’interpretazione cristologica non è esclusa ma è fondata quella mariologica. Quindi il fatto che non tutti ne parlino non è un problema, evidentemente.
Sono stati contati almeno 12 Padri – dunque non sono pochi – che danno un’interpretazione mariologica. Ricordiamo per esempio sant’Ireneo, sant’Efrem il Siro e san Leone Magno. A questi va aggiunta la versione della Vulgata, cioè la versione latina delle Sacre Scritture ad opera di san Girolamo. Quando san Girolamo fa riferimento a chi schiaccerà la testa del serpente, usa come pronome ipsa, mentre nella Vetus Latina, cioè nella più antica traduzione in latino delle Scritture, nella Settanta, che traduce in greco il testo ebraico, il pronome era ipse, quindi al maschile. Ma san Girolamo usa ipsa, al femminile. Il che fa capire che anche san Girolamo vedesse in questo testo una prefigurazione di Maria Santissima.
Ora, una piccola precisazione su questo fatto. Il testo ebraico ha un pronome maschile o uno femminile? La Settanta, cioè la versione in greco dell’Antico Testamento, e la Vetus Latina riportano qui un pronome maschile, mentre la Vulgata appunto riporta un pronome femminile. Abbiamo anche alcuni Padri, come sant’Ireneo, che, anteriormente alla versione di san Girolamo, usano il femminile, quindi attribuiscono questo pronome a Maria Santissima. Com’è la situazione? Quando uno va a vedere il testo ebraico si accorge che c’è un pronome maschile. Allora si potrebbe dire che è sbagliata l’interpretazione al femminile? No. In realtà, in una interessante grammatica dell’ebraico biblico (cf. Paul Joüon, Grammaire de l’hébreu biblique, Pontificio Istituto Biblico, 1947, 39c) si può notare come nel Pentateuco numerose volte lo stesso pronome maschile venga letto e interpretato anche come un pronome femminile. Dunque, questa ambivalenza del testo ebraico ha molto probabilmente dato origine a questi due filoni, il che a buon conto non sono propriamente contrapposti tra loro, perché questo schiacciare la testa al serpente – che è evidentemente l’opera congiunta della donna e della sua stirpe – può essere attribuito alla stirpe direttamente o alla mediazione della donna; non c’è una contraddizione insanabile su queste due interpretazioni, che nella storia della Chiesa hanno entrambe una loro legittimità, ma nel magistero della Chiesa noi vediamo che questo testo attribuisce alla Madonna il ruolo di schiacciare la testa al serpente.
Non solo, c’è anche la tradizione iconografica. Anche la tradizione iconografica, quando si reitera, esprime anche il sensus fidelium: sono innumerevoli le immagini che rappresentano la Madonna nell’atto di schiacciare la testa al serpente o al drago. Quindi, con buona pace, non si può pensare di eliminare l’interpretazione del magistero, della liturgia, della tradizione iconografica in nome dell’interpretazione di un pronome tra l’altro non decisiva e non esclusiva. Dunque, ci atteniamo a questo filone che ha dei fondamenti.
L’ultima considerazione che volevo fare per oggi è questa: perché la donna di cui si parla nel Protovangelo non può essere Eva? La scelta che fa il magistero, l’applicazione della liturgia, l’interpretazione data da alcuni Padri, la tradizione iconografica, sono basate su nulla? Su un sentimento? No, ci sono delle ragioni. Quella donna non può essere Eva anzitutto perché per Eva – riprendiamo per esempio la Lettera ai Romani, al cap. 5, dove è evidente che san Paolo presenta la caduta come l’emblema della sconfitta contro il serpente, non della vittoria – non c’è una lettura nell’Antico Testamento, nella tradizione rabbinica, da cui san Paolo attinge, che abbia mai indicato Eva come colei che avrebbe vinto il serpente, che si sarebbe riscattata dalla caduta. Inoltre, il verbo è al futuro: «Ella ti schiaccerà il capo». Dunque, mostra un evento che doveva ancora avvenire. E poi perché il senso cristologico, che è fortemente fondato in questo testo, come troviamo in moltissimi Padri, in cui il seme, la stirpe si riferiscono a Cristo, trascina con sé quello mariologico perché Cristo è il seme certamente non di Eva. E il parallelo Adamo-Cristo, sempre in questa ottica, ci fa capire che c’è pure un secondo parallelo: Eva-Maria. Dunque, ci sono degli elementi che ci portano a ritenere come non fondata l’interpretazione secondo cui quella donna sarebbe Eva. Tra l’altro è un’interpretazione che sostanzialmente non si trova nei Padri, nella Chiesa, nel suo magistero, nella sua liturgia.
La prossima volta torneremo su questo aspetto e vedremo una cosa importantissima e cioè che anche il Nuovo Testamento interpreta il testo del Protovangelo in senso mariano. E poi vedremo le conseguenze di questa interpretazione.
Il Protovangelo
Il passo di Genesi 3,15 è come il fondamento di tutte le profezie veterotestamentarie su Maria Santissima. A parlare è Dio stesso. Tante le interpretazioni date a questo versetto, ma secondo il magistero della Chiesa, la liturgia e diversi Padri esso ci parla di Maria che, con Cristo e per Cristo, schiaccia la testa al serpente.
La predestinazione di Maria – Il testo del video
Predestinazione, in senso retto, non equivale a predeterminazione. Significa invece che Dio predestina a un fine dando a creature libere – gli angeli e gli uomini – i mezzi per conseguirlo. La predestinazione di Maria Santissima: decisa nell’unico decreto divino insieme alla predestinazione di Cristo.
I principi della mariologia (II parte) – Il testo del video
Il principio di eminenza ci dice che quei privilegi che Dio ha concesso ai santi li ha concessi anche alla Madre: tre modi possibili. Il principio di analogia, o di somiglianza, con Cristo: privilegi comuni e differenze.
I principi della mariologia – Il testo del video
Le fonti della mariologia: la Sacra Scrittura e la Sacra Tradizione. Il magistero e l’importanza del sensus plenior nell’approccio alla Bibbia. Il principio base per accostarsi ai misteri di Maria: la sua realtà di Madre di Dio e Madre degli uomini. Principio di singolarità e principio di convenienza.


