• IL BELLO DELLA LITURGIA

Quel trono vuoto che attende la venuta del suo Re

L'Etimasia è espressione della lieta attesa del ritorno di Gesù, del Suo secondo Avvento. Cristo si rende visibile attraverso simboli e insegne che possono variare: restano costanti l’eleganza e l’opulenza del seggio, regale e glorioso come si addice a un Giudice o al Salvatore.

Etimasia, Monreale (PA) – Cattedrale di Santa Maria Nuova

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria” (Mt 25, 31)

Etimasia, in greco, significa “preparazione”. Iconograficamente parlando, si tratta della rappresentazione di un trono che, come tale, prevede il coinvolgimento di un re. Con questo termine si è soliti identificare il diffusissimo motivo iconico, di origine orientale, di uno scranno vuoto: l’Etimasia è, dunque, espressione della lieta attesa del ritorno di Gesù, del Suo secondo Avvento. Cristo si rende visibile attraverso simboli e insegne che possono variare: restano costanti l’eleganza e l’opulenza del seggio, regale e glorioso come si addice a un Giudice o al Salvatore.

Nelle basiliche paleocristiane, spesso, l’Etimasia compare tra i soggetti della decorazione musiva, soprattutto se quest’ultima è frutto del lavoro di maestranze bizantine. Basta alzare lo sguardo, verso il centro di una cupola o le volte di un’abside. A Roma, per esempio, in Santa Maria Maggiore: sull’arco trionfale - già di per sé varco e punto d’incontro ideale tra l’umano e il divino- sfilano gli episodi dell’infanzia di Gesù, succedendosi senza un preciso ordine cronologico e traendo anche ispirazione dai vangeli apocrifi. Dal punto di vista storico artistico questi mosaici sono una preziosa testimonianza dei primi secoli di vita della basilica, risalendo alla committenza di Sisto III che, nel V secolo, ristrutturato il primitivo edificio voluto da papa Liberio, dedicò la chiesa al culto della Vergine.

In posizione centrale, nel registro superiore, sotto lo sguardo adorante di Pietro, Paolo e degli Evangelisti tetramorfi - tutti chiamati a diffondere, tra i Giudei, i Gentili e il mondo intero, la Buona Novella - un trono gemmato sorregge la Croce, tempestata anch’essa di pietre preziose. Sul cuscino sono adagiati il mantello e il diadema regale, mentre ai suoi piedi compare il rotolo dei sette sigilli, il cui apocalittico e ultimo significato ovvero il senso più profondo della storia stessa, solo Cristo sarà in grado di svelare. E questo a Roma si attende…

Alcuni secoli più tardi, l’emblema dell’Etimasia fu ripreso dai mosaicisti attivi presso il Duomo di Monreale, che trattarono il tema quale compendio del maestoso Pantocratore della calotta absidale. Il trono, di un divino color porpora, è circondato, infatti, dai simboli della Passione, condizione attraverso la quale Cristo, vincendo la morte, si proclama Signore del mondo: la Croce, cui è intrecciata la corona di spine, la lancia con cui Longino trafisse il costato di Gesù, la spugna imbevuta di aceto e l’aspersorio contenente i quattro santi chiodi. Il tempo dell’attesa è scandito dall’inno di lode dei Serafini e degli Arcangeli, che completano il quadro iconografico.

La sacralità di tutta la composizione è accentuata dalle splendenti tessere dorate dello sfondo, sulle quali risalta l’azzurro del manto su cui è posata la colomba dello Spirito Santo. L’azzurro rimanda all’umanità di Cristo per significarne la concreta e reale presenza: aspettiamo il ritorno di un Re che è già venuto a salvarci, offrendo la Sua vita per noi.