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La lettera

Possibile miracolo eucaristico, la Diocesi di Ravenna sia rigorosa

Il caso del possibile miracolo eucaristico di Savarna: non si può invocare la riservatezza e presentare un messaggio su WhatsApp come “prova” negativa. Serve un referto scientifico rigoroso, per fare chiarezza. Un fedele ci scrive.

Egregio Direttore,

la vicenda del presunto miracolo eucaristico (vedi qui e qui) avvenuto a Savarna nel gennaio 2023 ha suscitato grande interesse e molte domande. Crediamo sia fondamentale affrontare questo caso con rigore scientifico e senza pregiudizi, per giungere a una comprensione chiara e accurata.

Finora, gli esami condotti sull’Ostia hanno prodotto risultati contrastanti. Da un lato, l'esame istologico ha rilevato la presenza di tracce ematiche, mentre un altro, eseguito presso un laboratorio di biochimica clinica dell'Ausl Romagna, ha dato esito negativo, comunicato all'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia in modo sorprendentemente ufficioso, attraverso un messaggio di WhatsApp.

Non si può ragionevolmente invocare un principio di riservatezza del rapporto medico-committente, in questo caso, perché non si tratta di analisi delle condizioni di salute di privati cittadini. Né si può invocare irritualmente un principio di esclusione da tipicità formali della conclusione di un esame di laboratorio: un referto deve avere obbligatoriamente determinate caratteristiche: data, timbro, firma di operatori sanitari che si prendono la responsabilità delle proprie indagini. Questo vale in caso di avvenimenti di rilevanza pubblica, dove l'interesse sollevato è quello dei cittadini, cittadini che possono essere elettori, contribuenti o fedeli della Chiesa Cattolica, o tutte queste categorie insieme. Fu infatti l'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia a scegliere di comunicare pubblicamente l'esistenza del presunto fenomeno prodigioso sulle colonne del proprio settimanale “Risveglio Duemila” nel Giugno del 2023 sollevando inevitabilmente questo interesse mediatico.

La discrepanza di conclusioni fra le due indagini può essere dovuta a diversi fattori, le metodiche di esami infatti non sono sempre sovrapponibili, per variabili analitiche che possono spiegare esiti difformi.

Ritengo cruciale effettuare ulteriori analisi istologiche su ciò che rimane della Particola, coinvolgendo un laboratorio altamente specializzato in anatomia patologica per ulteriore parere e revisione del preparato istologico. Questo terzo referto permetterebbe di ottenere una valutazione più precisa, riducendo il rischio di errori dovuti a prelievi non corretti o contaminazioni del campione.

Il referto anatomopatologico del primo esame, condotto dalla dottoressa Cristina Antonini, ha evidenziato sangue solo in uno dei tre campionamenti, indicando che il materiale esaminato non rappresenta l'intero campione. Questo potrebbe spiegare i risultati difformi ottenuti finora. Pertanto un riesame del campione istologico, che è facilmente riproducibile, potrebbe fornire ulteriori informazioni.

Sono fiducioso che l'arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, noto per la sua preparazione culturale e serietà, equilibrio e saggezza, saprà prendere le decisioni più opportune nell'interesse pubblico: la trasparenza  nei confronti del clero e dei fedeli dovrebbe essere attentamente valutata da chi di dovere. 

Occorre infine sottolineare che l'approvazione finale e definitiva sull'origine soprannaturale di fatti inspiegabile avvenuti a livello locale sono ormai nelle piene prerogative del Dicastero per la Dottrina della Fede, dopo un approfondito processo istruttorio che viene condotto dagli ordinari del luogo e che li aiuti nel loro discernimento, alla luce delle recenti “Norme sul Discernimento di presunti fenomeni soprannaturali”, emanate con l'approvazione del Santo Padre nel maggio 2024. Appare quantomeno discutibile che possa ritenersi sufficiente una nota apparsa sul settimanale diocesano, nemmeno convincente nei suoi nessi logici e argomentativi,  per sostituirsi alle decisioni dell'ex Sant'Uffizio su un fatto così significativo per la pietà del clero e dei fedeli come un possibile miracolo eucaristico.

In conclusione, auspico che vengano condotte ulteriori indagini per chiarire definitivamente questa vicenda. Solo così si potrà fornire al pubblico una spiegazione completa e accurata di questo evento apparentemente così straordinario.
Cordiali saluti,

Simone Ortolani

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Caro Ortolani, è proprio così. Il miglior modo per ricercare la verità è essere trasparenti per non alimentare sterili complottismi o dietrologie.

Quindi è opportuno e necessario che sua Eccellenza metta a disposizione il materiale, che è e resta materiale sacro, per poter procedere a nuove analisi. 

Personalmente non credo che, come invece si vocifera, quel che resta dell'Ostia di Savarna sia andato tutto perduto. Non voglio crederci, penso piuttosto che il vescovo, per un eccesso di prudenza o anche per paura visti i tempi, stia frenando questa ricerca indispensabile di verità. Pertanto penso che come fedeli della Diocesi di Ravenna abbiate il diritto di pretendere delle spiegazioni, perché un possibile miracolo eucaristico non è un fatto privato, ma anche il dovere di aiutare il vescovo nel superare le eventuali resistenze che il "mondo" così laicista e lontano da Dio proietta anche sulla Chiesa.

Andrea Zambrano