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il caso "frociaggini"

Per il Papa la sodomia non è un problema morale, ma di immagine

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Le "frociaggini" di Francesco vanno inquadrate nel discorso ai vescovi, non come una lotta alla lobby gay vaticana: ad interessargli non è il comportamento morale dei sacerdoti, ma il chiacchiericcio che questo potrebbe sollevare. Infatti dall'inizio del suo pontificato non ha fatto altro che proteggere prelati omosessuali attivi. 
- E il Vaticano offre ai bambini il trasformista drag queen di Andrea Zambrano
- VIDEO: Altro che frociaggine..., di Riccardo Cascioli

Ecclesia 29_05_2024 English

Ormai non si parla d'altro che delle “frociaggini” del Papa. In occasione della 79ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, tenuta lo scorso 20 maggio, papa Francesco ha avuto da ridire sul fatto che ormai, tra i preti, c'è troppa «aria di frociaggine», appunto.

Solo due giorni fa la stampa iniziava a lanciare la notizia del papa omofobo e ieri su La Stampa l'immancabile Vito Mancuso protestava le scuse del papa, farneticando circa un onirico parallelo tra Francesco e Pio IX, entrambi partiti con un pontificato riformatore per finire con scelte intransigenti!

E così, nel pomeriggio il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, ha subito presentato le scuse del Pontefice: «Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri». Seguirà un programma già visto, con il Papa che si sentirà ora in dovere di dimostrare fattivamente al mondo quanto egli sia aperto all'omosessualità. Aspettiamoci di tutto.

Va da sé che il Papa si sia espresso con linguaggio tanto forbito e pertinente per il fatto che, ormai come di consueto, non prova nemmeno a leggere una riga dei discorsi che gli vengono preparati, ma preferisce parlare a braccio, per dare ampio spazio alle sollecitudini dello “spirito”. E siccome la parola di Dio non è incatenata (cf. 2Tm 2, 9), quella del papa, che, da un po' di tempo a questa parte, soffre di incontinenza verbale, è decisamente scatenata. Che al Papa sia scappata una parola di troppo? Che l'abbia pronunciata volutamente? Non è dato saperlo.

Ma al di là dell'espressione decisamente al di fuori delle righe e le congetture varie, bisogna cercare di capire quale sia stata la reale preoccupazione di Francesco. A spiegare il senso dell'improvvida esternazione, è l'aneddoto che il Papa ha raccontato; aneddoto che egli ha tenuto a precisare più e più volte essere assolutamente vero. Francesco ha raccontato di due preti conviventi, chiacchierati a tal punto che, in occasione del decesso della madre di uno dei due, le condoglianze sono state porte all'altro per la scomparsa della “suocera”.

La storiella indica non solo quanto Bergoglio sia egli stesso avvezzo a quei pettegolezzi che tanto stigmatizza negli altri, ma mostra con grande chiarezza la sua reale preoccupazione sul fenomeno gay: evitare di offrire il fianco alle critiche da parte della «cultura odierna dell'omosessualità», secondo la sua espressione, con la quale non ha nessuna intenzione di entrare in conflitto. Anzi. Ad interessargli veramente non è quindi il comportamento morale dei sacerdoti e la ricaduta di tale comportamento sulla vita di grazia e la loro missione nella Chiesa, ma il chiacchiericcio che un tale comportamento, se non adeguatamente occultato, potrebbe sollevare, e i guai che ne potrebbero derivare.

Interpretare l'esternazione del Papa come se esprimesse, un po' fuori dai toni, la sua volontà di opporsi all'infiltrazione della lobby gay tra il clero è irrealistico. Se non altro perché è dall'inizio del suo pontificato che il Papa non sta facendo altro che nominare e proteggere prelati omosessualmente attivi, inclusi quelli efebofili. Da Mons. Battista Ricca al cardinale Mc Carrick, passando per Mons. Gustavo Zanchetta, da P. James Martin a Suor Jeannine Gramick e il “suo” New Way Ministry, fino alle benedizioni delle coppie gay con Fiducia supplicans, il pontificato presente ha avuto come suo punto fermo proprio la promozione di persone dal comportamento sessuale altamente problematico, nonché la riduzione della sodomia ad una questione di orientamento personale, senza più alcuna valenza morale. Questi preti che prima egli nomina in posti prestigiosi e poi sono così sciocchi da farsi beccare in flagrante non sono un problema perché mettono in pericolo la propria salvezza eterna e quella altrui, e nemmeno perché macchiano l'immagine della Sposa di Cristo, la Chiesa, ma perché hanno inferto un'insanabile ferita all'immagine di papa Francesco.

Il papa dunque non è preoccupato che certi problemi morali esistano tra il clero, ma che vengano allo scoperto. Così come si è infastidito non tanto per le proprie parole offensive e fuori luogo, ma che alcuni vescovi abbiano spifferato all'esterno le sue parole “confidenziali”. Le dichiarazioni di Matteo Bruni sono piuttosto eloquenti; non solo la sottolineatura, come riportato sopra, che il termine in questione sia stato «riferito da altri», ma anche l'accentuazione che quella conversazione era stata tenuta «a porte chiuse, con i vescovi della CEI». Da aspettarsi nelle prossime settimane la caccia all'uomo, con relativo repulisti da parte del Papa della misericordia.

Con buona pace di tutti, rimane purtroppo intatto quel «chi sono io per giudicare?», dell'ormai lontano 2013, che esprime l'indifferenza del papa di fronte al problema morale della sodomia; dimensione che, nella conversazione con i vescovi italiani, non è stata neppure sfiorata. Che un prete possa radicarsi in un comportamento gravemente peccaminoso, e poi anche celebrare la Messa, aggiungendo così anche il sacrilegio, non sembra essere una priorità pastorale di questo pontificato, a patto che faccia le cose per bene e non si faccia scoprire.

A proposito di excusatio, proprio all'interno del programma per la Giornata mondiale dei Bambini voluta dal Papa, c'è stata l'esibizione del trasformista Carmine De Rosa, con travestimenti a dir poco equivoci (vedi qui). Chissà se Matteo Bruni comunicherà delle scuse anche per questo.



L'APPELLO

Fiducia Supplicans, non è il tempo del silenzio

03_02_2024 Riccardo Cascioli

L'appello a cardinali e vescovi per impedire l'applicazione della benedizione delle coppie gay è un passo importante e dimostra come l'opposizione a Fiducia Supplicans non sia opera di «piccoli gruppi ideologici».
- Cardinali e vescovi, fermate Fiducia Supplicans
 

il libro

La diga rotta. Fiducia supplicans e la lobby arcobaleno

Un volume della TFP spiega come la controversa dichiarazione vaticana sulla benedizione alle coppie gay sia il punto di rottura dopo decenni di infiltrazioni omosessualiste volte a cambiare la prassi e la dottrina della Chiesa.

Il sacrilegio

Il primo “matrimonio” cattogay, frutto di Fiducia Supplicans

Messe in scena nella chiesa di St. Vincent de Paul, a Chicago, le prime “nozze” omosessuali in salsa cattolica: protagonisti padre Joseph Williams e due lesbiche (una metodista). Una conseguenza inevitabile di Fiducia supplicans.

- Il dossier sullo strappo di Fernández e Francesco

IL PROBLEMA

Orgoglio e sensualità, Fiducia supplicans ribalta l’ordine divino

La dichiarazione del prefetto Fernández reca in sé alcune caratteristiche del pensiero rivoluzionario. Corrêa de Oliveira le riassumerebbe in orgoglio e sensualità. Infatti, FS rifiuta l’ordine voluto da Dio e sottomette l’intelletto e la volontà alla sensualità.

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L'INTERVENTO

Müller: «Fiducia supplicans favorisce l'eresia»

19_02_2024 Luisella Scrosati

In un puntuale e duro articolo il cardinale tedesco demolisce la Dichiarazione che consente la benedizione delle coppie gay e rivendica il dovere di rifiutare tali benedizioni per amore della fede cattolica.

innescare processi

Fiducia supplicans: la rivoluzione attraverso la "prassi"

12_02_2024 Stefano Fontana

La dichiarazione sulle benedizioni alle coppie gay manifesta il metodo dell'intero pontificato: non serve chiarire sul piano dottrinale, purché si inizi a "fare" ciò che la dottrina non permetterebbe. 

DOPO IL RAPPORTO

McCarrick e omosessualità, c'è un problema dottrinale

16_11_2020 Stefano Fontana

La vicenda dell'ex cardinale americano e l'impostazione del Rapporto ratificano un cambiamento dottrinale nella valutazione morale e religiosa della pratica omosessuale. La cosa più preoccupante, frutto di Amoris Laetitia, è che l'obiettivo non è più difendere la fede, ma le persone coinvolte.

PROTESTE

Martin vescovo? La rivolta parte dai fedeli

07_12_2019 Nico Spuntoni

Contro l'ipotesi che James Martin, il gesuita noto per le sue posizioni gay-friendly possa prendere possesso di Filadelfia, una delle più antiche diocesi degli Stati Uniti si sono mossi per ora oltre 8000 persone che hanno firmato una petizione su Change.org. E dicono: «C'è bisogno di vescovi che siano insegnanti chiari e forti di tutta la Fede cattolica».

OMOERESIA

Preti gay, no del Papa: la furia di Martin è concessa

08_12_2018 Marco Tosatti

"Omosessualità? Una moda, un errore accogliere in seminario chi ha tendenze radicate", dice il Papa. Ma l'omoeretico Martin lo rimbrotta cercando di interpretarlo correttamente e stravolgendo il significato della castità: "Sbaglia, così ferisce i gay". Nessuno protesta. Com'è che a lui è permessa la critica e invece chi solleva dubbi rispettosamente viene messo in croce? 

DICHIARAZIONI CHOC

«Il Papa è gay-friendly», parola di padre Martin

09_11_2018 Marco Tosatti

Parole e gesti di papa Francesco sono chiarissimi, c'è una nuova apertura nella Chiesa al mondo LGBT e lo si vede anche dalla nomina di vescovi gay-friendly. A dichiararlo è il gesuita padre James Martin, grande sostenitore dell'accettazione dell'omosessualità nella Chiesa.

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03_07_2023 Nico Spuntoni

Il fedelissimo e ghostwriter del Papa approda al Sant'Uffizio: è l'ultima di una lunga serie di nomine in cui appare determinante l'amicizia personale con il pontefice o l'appartenenza ai Gesuiti.

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Mons. Zanchetta condannato per abusi sessuali

05_03_2022 Nico Spuntoni

Monsignor Gustavo Oscar Zanchetta è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione, dal tribunale argentino di Oran, per abuso sessuale continuo aggravato. I giudici hanno dunque creduto alle accuse di due ex seminaristi, oggetto di episodi a sfondo sessuale a partire dal 2017. Monsignor Zanchetta ora ricorre in appello. 

IN TRIBUNALE A OTTOBRE

Abusi, Zanchetta va a processo

07_08_2021 Nico Spuntoni

Monsignor Gustavo Zanchetta, accusato del reato di abuso sessuale semplice e continuato ai danni di due seminaristi, dovrà comparire davanti ai giudici del tribunale di Orán dal 12 al 15 ottobre. Se venisse giudicato colpevole, rischierebbe fino a dieci anni di carcere.