• scuole dimenticate da conte

Paritarie al collasso. Più che il virus poté il governo

La totale dimenticanza nei decreti del governo delle scuole pubbliche paritarie. La chiusura prolungata renderà difficilmente sostenibili le rette. Ottenere il costo standard di sostenibilità è l’unica strada percorribile per evitare a settembre il fallimento inevitabile di molte scuole che riverseranno sulle statali gli alunni con costi enormi. 
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La relazione della Ministra Azzolina in Senato ha visto emergere timidamente la situazione delle scuole paritarie. Per la prima volta, nell’Aula, è risuonato il termine “costo standard” di sostenibilità per ovviare a prospettive drammatiche, che non sono precisamente un “affare personale” delle scuole pubbliche paritarie, ma toccano – e pure drammaticamente, in prospettiva certa – tutto l’impianto della scuola pubblica italiana, statale e paritaria. Ecco in tre punti la questione.

1) le difficoltà delle scuole pubbliche paritarie in questo momento. La principale difficoltà di tutte le scuole pubbliche paritarie, in gran parte di ispirazione cristiana, attualmente è di natura economica legata da una parte allo stipendio dei dipendenti e dall’altra al rischio di un mancato pagamento delle rette da parte delle famiglie. Occorre tenere ben presente che la maggior parte delle piccole e medie scuole paritarie sono già indebitate da anni e possono proseguire la loro attività solo basandosi sul versamento delle rette da parte dei genitori e sulla possibilità di avere classi con un numero adeguato di alunni.

Riguardo ai due aspetti della difficoltà economica, in particolare per le paritarie cattoliche:

  1. sul versante degli stipendi, la FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) e l’AGIDAE (Associazione Gestori degli Istituti di Attività Educativa) hanno dato indicazioni tempestive (anche se un po’ diverse tra loro) e hanno proposto alle scuole di attivare gli ammortizzatori sociali che sono stati nel frattempo predisposti (in particolare Fondo Integrativo di Solidarietà e Cassa Integrazione). Occorre tener presente comunque che gli stipendi dei docenti delle paritarie sono in media ancora più bassi di quelli delle statali e che gli ammortizzatori sociali non coprono il 100% di tali stipendi;
  2. sul versante delle rette il discorso è più complesso. Per un verso, b1) per le scuole che applicano la didattica a distanza, e quindi non si avvalgono degli ammortizzatori sociali per il personale, le rette dovrebbero essere pagate per intero, fatto salvo uno sconto per la riduzione di alcuni costi (pulizie, riscaldamento, mensa); b2) per le scuole che non applicano la didattica a distanza (cioè per le scuole dell’Infanzia e le Primarie situate in contesti disagiati) può venire meno una quota significativa di costi di personale (con gli ammortizzatori sociali di cui sopra), riscaldamento, pulizie e mense. La FISM propone pertanto una decurtazione fino al 65% della retta di marzo 2020. D’altra parte, molto dipende dal tipo di relazione che lega scuola e famiglie, dalle difficoltà pregresse della scuola, dal buon senso delle parti in causa. Infatti anche senza attività didattica in atto e con uno sconto sui costi di cui sopra, ogni scuola paritaria ha dei costi fissi vivi, che richiedono da parte dei genitori un versamento ridotto della retta (tra il 25% e il 35%), ma indispensabile affinchè la scuola possa riaprire a settembre e non chiudere definitivamente, come avverrà in molti casi. Purtroppo alcune famiglie hanno già interrotto i pagamenti di propria iniziativa e CODACONS ha predisposto un modulo per chiedere l’eventuale rimborso delle rette già versate. Dichiarazione di guerra tra poveri… Risultato ancora evitabile ma altamente probabile: le scuole paritarie cattoliche, soprattutto materne, ma anche primarie a cascata, chiuderanno a centinaia e i loro seicentomila bambini si riverseranno, a settembre, nelle comunali o nelle statali con un aggravio di spesa insostenibile – almeno cinque miliardi di euro - per Comuni e Stato (e quindi per tutti i cittadini contribuenti).

Questo discorso vale prevalentemente per le scuole dell’infanzia (e naturalmente per i nidi, che però sono un “servizio sociale”, non dipendente dal Ministero dell’Istruzione, ma dalla Sanità) perché i docenti delle scuole primarie e secondarie stanno continuando a prestare servizio. In realtà la Nota del Ministero dell’Istruzione del 17 marzo 2020 raccomanda che si faccia lezione anche nelle scuole dell’infanzia, ma la situazione è comunque molto diversa da quella dei gradi superiori: i bambini di 3-4-5 anni faticano a stare di fronte ad uno schermo... chi ce li tiene? E inoltre: sarebbe “sano”?

2) Quali sono i rischi per il futuro prossimo e a medio termine. Nell’insieme c’è ancora molta incertezza e bisognerà vedere se saranno predisposti ulteriori aiuti alle scuole e in che forma (ad esempio è stata promossa una petizione per la detrazione dalle imposte delle spese della retta). Nel frattempo l’unico dato certo è che i genitori non stanno versando alle scuole la retta del 3° trimestre. E’ evidente che la chiusura prolungata delle scuole per diversi mesi renderà difficilmente sostenibile il pagamento delle rette da parte delle famiglie, anche in percentuale minima (dal 25% al 35%). D’altra parte, nell’attesa dei contribute del FIS, le scuole devono comunque anticipare lo stipendio ai docenti. Non solo: il contratto AGIDAE prevede che l’ente gestore integri la percentuale dello stipendio dei dipendenti non coperto dal FIS (20%), in modo da garantire a tutti i dipendenti il 100% dello stipendio. Questo per quasi tutte le scuole è completamente insostenibile perchè le scuole paritarie con contratto AGIDAE devono - pur accedendo al FIS - pagare puntualmente ogni mese il 100% degli stipendi; poi, fra mesi, quando non si sa, l’INPS decurta l’80% dai tributi futuri.  Il problema è questo: le scuole, nel giorno stabilito per il pagamento degli stipendi,  con quali soldi li pagano?

I soldi assolutamente non ci sono. Le scuole pubbliche paritarie cattoliche vivono delle rette, per la quasi totalità modeste, rispetto al prezioso servizio che offrono, ma indispensabili.

3) Quali le soluzioni possibili. La soluzione può essere pensata in 3 step, i primi due congiunti e immediati, anche se del tutto ipotetici, il terzo a medio termine (entro sei-otto mesi, ma attivo dal settembre 2021); però non è detto che la soluzione globale al problema sia realizzabile: se ai primi due step non fa seguito il terzo, il fallimento sarà inevitabile, e non solo per le scuole pubbliche paritarie, ma per la scuola pubblica nel suo complesso:

step a) nei casi in cui i Genitori non possano o non intendano pagare la retta per i mesi di marzo-aprile-maggio e giugno per l’Infanzia e luglio per Nido, occorre immediata liquidità alle scuole che non potrebbero pagare il 20% a compensazione degli ammortizzatori sociali e le spese vive: chi può accendere un mega mutuo per ottenere liquidità? Chi può, batta un colpo;
step b) ottenere dal Governo, entro fine mese, la detrazione dalle imposte (o la deduzione dal reddito) delle spese per l’intera retta calcolata secondo il costo standard di sostenibilità (max 5.500 euro annui…molto meno dei 10.000 euro annui che è il costo di un alunno della scuola statale);  questo beneficio, però i genitori lo avrebbero nel 2021, in percentuale ora sconosciuta, alla presentazione della dichiarazione dei redditi del 2020: “campa cavallo”, come si dice; il termine ad quem appare troppo lontano;
step c) ottenere dal governo il sistema di istruzione basato sul costo standard di sostenibilità per tutte le scuole pubbliche statali e pubbliche paritarie. E’ l’unica strada percorribile e scientifica, già spiegata in migliaia di pagine negli ultimi dieci anni e confermata dai dati e dagli esperti del Ministero, costernati dal baratro di spesa che questo inghiotte. Solo questa strada garantisce la vera libertà di scelta educativa dei genitori, espressamente prevista nella Costituzione. Solo così anche il povero può scegliere l’educazione per il proprio figlio/a, secondo la dichiarazione dei diritti umani. Solo in questo modo la spesa abnorme e fuori controllo di 56 miliardi di euro può essere gestita a vantaggio della Scuola Pubblica tutta, ed in particolare degli Istituto posti in aree di disagio sociale ed economico, con un risparmio, in aggiunta, di 6 miliardi di euro... Ma occorrono alcuni mesi di lavoro da parte di esperti altamente competenti e una volontà politica non ideologica come quella attuale. Tra parentesi, ma da tener presente: non dimentichiamo che dai piani alti del Ministero è schizzata l’affermazione che “tutte le scuole paritarie sono diplomifici”. Da notare: si parla di scuole pubbliche, inserite per legge (L. 62/2000) nel Sistema Nazionale di Istruzione.  Questo offre la misura del livello culturale e ideologico a cui si è arrivati, anche nelle Istituzioni.

Come azione intermedia e immediata a questo step c), ineliminabile, lo Stato studi una quota capitaria provvisoria ad hoc destinata esclusivamente a pagare la spesa degli stipendi, per tutti gli insegnanti/dipendenti delle paritarie, considerando che il fallimento delle pubbliche paritarie comporterebbe comunque per lo Stato stesso il pagamento in proprio degli stipendi (molto più onerosi) per garantire il servizio scolastico ai bambini e ragazzi che si riverserebbero nelle scuole pubbliche statali.

In ogni caso e con certezza: a settembre, se le cose restano così come sono al momento, i Genitori saranno molto più poveri e, pur desiderandolo, non potranno iscrivere i figli alle scuole pubbliche paritarie, quelle piccole e valide, con un’utenza modesta, anche in zone socialmente difficili, con docenti appassionati e totalmente dediti al bene dei bambini e dei ragazzi, scuole pubbliche, che di certo chiuderanno in gran numero. Resteranno solo le scuole paritarie dei ricchi per i ricchi, con rette oltre gli 8000 euro annui. Molti senatori non batteranno ciglio: loro possono…. "e' 'figlie sofiglie" (Filumena Marturano).