• GERMANIA

Parentela elettiva, un altro attacco alla famiglia

I partiti tedeschi al governo hanno deciso di riformare il diritto di famiglia per riconoscere la “parentela elettiva”. Gli amici potranno divenire come “parenti”. Una riforma dannosa, perché inquadra normativamente l’amicizia. E soprattutto perché dà un altro colpo alla famiglia, liquefacendone l’identità.

Vi ricordate i Pacs? I Patti civili di solidarietà? Era una soluzione che qualche anno fa era in voga un po’ in tutta Europa per riconoscere le coppie di fatto etero o omosessuali che fossero. In realtà furono solo teste di ponte per avere il “matrimonio” omosessuale, tant’è che in molti Stati furono cancellati per far posto ai “matrimoni” gay e laddove ancora esistono - come nel nostro Paese (vedi la legge sulle unioni civili) - sono pochissimi i cittadini che aderiscono ad essi.

Il concetto di formalizzare giuridicamente un legame diverso dal matrimonio è stato trasferito in Germania dalla coppia all’amico. Infatti i partiti di governo hanno deciso di riformare il diritto di famiglia per riconoscere la “parentela elettiva”. Non sarà più vero che gli amici te li puoi scegliere ma i parenti no, perché d’ora in poi in Germania verranno, per così dire, elevati a rango di parenti anche gli amici e i conoscenti con cui si vorrà costituire una «comunità di responsabilità», ossia una relazione che non rimarrà nell’ambito meramente privato, ma avrà valore pubblico e sarà caratterizzata da diritti e doveri reciproci. L’amicizia avrà quindi degli oneri non solo morali, ma anche giuridici.

Marco Buschmann, il ministro della Giustizia tedesco che ha definito questa iniziativa come «la più grande riforma del diritto di famiglia degli ultimi decenni», ha dichiarato che la comunità di responsabilità dovrà «adattarsi alle diverse situazioni di vita e permettere diverse intensità di assunzione di responsabilità reciproca». I rapporti interessati da questa nuova disciplina sono tutti quei legami di affetto e/o mutuo sostegno non ereditati per nascita e non derivati da relazioni di coppia: amicizie, conoscenze, rapporti di lavoro e di studio, convivenza, etc. Se lo Stato ha legittimato alcune relazioni, pensiamo al matrimonio nelle sue versioni etero ed omo, non si vede perché non possa riconoscere anche relazioni di diversa natura che comportino assunzioni di responsabilità reciproche. E così due vedove potrebbero andare a vivere insieme e regolare i propri rapporti tramite questo nuovo istituto. Oppure abbiamo la coppia di amici che su alcuni interessi comuni vuole trovare una tutela anche giuridica. Oppure pensiamo al partner di coppia omosessuale che vuole diventare genitore del figlio biologico dell’altro partner.

Che dire? In primis questa riforma è inutile. I cittadini tedeschi già ora dispongono di tutti quegli strumenti giuridici di diritto civile per regolare i rapporti con amici, conoscenti, colleghi, eccetera: dalla materia degli affitti, alla compravendita, alle società, etc. L’aspetto innovativo risiederebbe nel fatto che il nuovo status di “simil parente” permetterebbe al nuovo “congiunto” di essere giuridicamente equiparato ai congiunti veri, quali figli, padri, coniugi. E così, rifacendoci all’esempio prima indicato delle due vedove conviventi, quando una di esse dovesse morire, la metà della proprietà della casa in cui convivono andrebbe all’altra scavalcando la famosa legittima agli eredi.

In secondo luogo questa “comunità di responsabilità” esprime una indebita intromissione dello Stato in faccende che non gli competono. Infatti non ricade nella competenza del governo disciplinare normativamente ad esempio l’amicizia. Il perimetro di intervento dello Stato è indicato dal bene comune. L’amicizia tra due persone può sì contribuire al bene comune, ma contribuisce in modo efficace se lo Stato ne rimane fuori. È interesse dello Stato che alcune relazioni sociali fioriscano e vivano in modo spontaneo e privato, senza ricadute nel pubblico, usando semmai degli strumenti giuridici di base già presenti in qualsiasi consesso civile. Si dirà che lo Stato non obbliga nessuna coppia di amici ad avvalersi della “comunità di responsabilità”. Ma il problema non sta nell’obbligo, ma nella creazione di questo nuovo istituto. Infatti il riconoscimento da parte dell’ordinamento di un nuovo istituto giuridico è giustificato solo se tale istituto apporta un assai significativo contributo al bene comune e se è necessario. Ma, ad esempio, l’amicizia tra due persone apporta un assai significativo contributo al bene comune solo se rimane libera e non inquadrata in una disciplina normativa. Dunque tale intervento è dannoso e non necessario.

In realtà il vero inciampo, poi, non sta nel fatto che qui abbiamo un riconoscimento giuridico dell’amicizia, della relazione tra due colleghi o compagni di università, eccetera, bensì abbiamo una vera e propria mutazione dell’identità dell’amicizia, della relazione professionale, etc., perché questi amici, questi colleghi, questi compagni diventano magicamente dei “parenti”.

E qui veniamo al terzo motivo di riserva. Questa iniziativa normativa voluta dalla nuova coalizione di governo formata da socialdemocratici, verdi e liberali è l’ennesimo attacco alla famiglia. Infatti, famiglia non è più soltanto quella nata dal matrimonio tra un uomo e una donna o, in senso più esteso, quella individuata dai legami di sangue e di coniugio, bensì è anche quella nata dal “matrimonio” omosex (legale dal 2017) ed ora famiglia è qualsiasi relazione che noi vogliamo che sia tale. È il trionfo della libera scelta. Famiglia non è più una realtà naturale da riconoscere, ma è una realtà da creare autonomamente seguendo un proprio disegno personalissimo. Famiglia, dunque, diviene una realtà relazionale di qualsiasi tipo, senza vincolo alcuno. Famiglia è qualsiasi relazione. E così un amico o un compagno di calcetto possono diventare “parenti”. Il “ti voglio bene come un fratello” non sarà più una metafora. Perciò famiglia è tutto. Ma se è tutto, vuol dire che famiglia è niente perché non ha più in sé elementi caratterizzanti al fine di poter individuare la sua identità distinguendola da altre relazioni amicali, professionali, ludiche, etc.

La famiglia così si liquefà ancor di più, anzi la sua sostanza, la sua essenza evapora e i suoi confini si confondono con altri confini propri di rapporti sociali differenti. Il principio di fluidità, che vediamo spesso essere applicato all’orientamento sessuale e all’identità sessuale, ora viene inoculato all’istituto familiare che così muore perché privato della sua identità specifica.

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