• IL VIAGGIO APOSTOLICO

Ombre cinesi nel viaggio del Papa in Kazakistan

Il Papa sarà in Kazakistan da domani. Sfuma ancora l'ipotesi di un incontro col patriarca Kirill, complici le tensioni sulla guerra in Russia. Ma la presenza di Xi Jingping potrebbe aprire lo scenario di un avvicinamento tra Francesco e il leader cinese?

Nonostante i quasi 86 anni, i problemi di salute e l'affaticamento per il non lontano viaggio in Canada, il Pontefice argentino si prepara a partire di nuovo: da domani fino a giovedì sarà in Kazakistan per partecipare al VII Congresso dei leader mondiali delle religioni tradizionali. A Nur-Sultan sono attese un centinaio di delegazioni di rappresentanti cristiani, islamici, ebraici, shintoisti, zoroastristi, induisti ed altri provenienti da sessanta Paesi.

Il tema sarà "il ruolo dei leader mondiali delle religioni tradizionali nello sviluppo spirituale e sociale dell'umanità nel periodo post-pandemia”. Tra gli ospiti ci sarà anche Ahmed Al Tayeb, il grande Imam di Al Azhar con il quale Bergoglio firmò la Dichiarazione di Abu Dhabi nel 2019. Assente, invece, Kirill a differenza di quanto previsto originariamente, pur essendoci una delegazione del patriarcato moscovita. Sfuma di nuovo, dunque, il secondo incontro tra il vescovo di Roma ed il patriarca di Mosca: pesa la situazione geopolitica ma soprattutto il rimprovero che il Papa fece nel corso di un'intervista al Corriere della Sera, affermando che il patriarca non può diventare il chierichetto di Putin.

La tappa al Congresso rischia di diventare un po' ciò che per San Giovanni Paolo II fu la visita in Ungheria del 1996, quella del mancato incontro con Alessio II nell'abbazia ungherese di Pannonhalma. Il faccia a faccia ecumenico non era il principale motivo del viaggio, ma Wojtyła non riuscì a nascondere la sua delusione una volta arrivato nella storica abbazia benedettina. A proposito della visita apostolica che comincerà domani, si era ventilata l'ipotesi che potesse essere preceduta da un pit-stop altamente simbolico a Kiev che però non c'è stato.

La decisione di andare in Kazakistan conferma la predilezione di Francesco in politica estera per un sistema più multipolare ma non deve far cadere nel tranello di attribuirgli l'etichetta di filo-russo, come qualcuno ha osato fare più volte dall'inizio della guerra. In realtà, infatti, se è vera la vicinanza politico-militare tra Mosca e Nur-Sultan, è anche vero che la repubblica centro-asiatica è rimasta neutrale sul conflitto in Ucraina al punto che il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha avuto una conversazione telefonica con Volodymyr Zelenskyy durante la quale avrebbe espresso il suo sostegno a favore dell'integrità territoriale ucraina.

Il governo kazako, pur non potendosi affrancare del tutto dal Cremlino, guarda più ad est che a nord: qui, infatti, Pechino ha investito moltissimo negli ultimi anni in energia ed infrastrutture. E nel secondo giorno di svolgimento della visita apostolica, anche Xi Jingping dovrebbe atterrare a Nur-Sultan per quello che potrebbe essere il primo viaggio all'estero del presidente cinese dallo scoppio della pandemia. Anziché il secondo incontro con il patriarca di Mosca, ci sarà il primo incontro di Papa Francesco con il leader cinese? 

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