• SCIENZA O IDEOLOGIA?

Nonostante il Covid-19 il Lancet si occupa della salute dei trans

The Lancet Public Health dedica il numero di aprile alla salute delle persone transessuali, cercando di dimenticare il coronavirus che per gli alfieri del pensiero unico sta diventando un nemico perché non si parla più di ambiente, immigrati, sovranismi, gay e trans. Il timore che l’opinione pubblica si dimentichi dei cosiddetti diritti civili è alto. Ecco allora occorre porre in campo affinati strumenti di distrazione di massa.

The Lancet Public Health è una rivista mensile che fa parte della famiglia di pubblicazioni germinata dalla nota rivista scientifica The Lancet. Una rivista che, come fa ben capire il titolo della stessa, indaga la materia della salute pubblica.

In piena emergenza Coronavirus la rivista madre The Lancet ovviamente si occupa della pandemia in corso, invece la figlia The Lancet Public Health dedica il numero di aprile alla salute delle persone transessuali dato che il 31 marzo scorso si è celebrata la Giornata internazionale della visibilità transgender. E così, sfogliando la rivista, possiamo leggere l’editoriale intitolato “Salute, identità e dignità transgender”, articoli quali “L’identificazione gender-congruente da parte del governo è cruciale per l’affermazione di genere” e “Documenti d'identità di genere concordanti e salute mentale tra adulti transgender negli Stati Uniti: uno studio trasversale”.

Ciò che stona non poco è la decisione di dedicare questo numero di aprile alla salute mentale delle persone transessuali - argomento in se stesso sicuramente rilevante - in un periodo che rimarrà per sempre impresso a fuoco negli annali della storia sanitaria globale. Mentre la pandemia miete vittime a decine di migliaia ecco che i redattori di The Lancet Public Health discettano di carte di identità trans e percentuali di suicidi. Qualcuno potrà obiettare che ormai gli articoli, redatti sicuramente settimane se non mesi prima della pubblicazione, erano già pronti per la stampa e dunque non ci sarebbe stato tempo per cambiare da cima a fondo la rivista. All’obiezione si può rispondere in due modi. Primo: tenuto conto della dimensione planetaria della emergenza e della sua gravità sarebbe stato comunque necessario rivedere interamente il numero di aprile. Secondo: il tempo per scrivere di Covid-19 c’era eccome. Infatti in questo numero sono presenti tre articoli sul Coronavirus.

Non vogliamo entrare qui nel merito della analisi dei dati riportati da questi studi relativi alle persone transessuali, bensì domandarci il motivo di simile scelta editoriale assolutamente incongrua con il periodo che l’intera umanità sta vivendo, anzi, patendo. La risposta appare immediata: evidentemente vi sono temi più importanti di altri. Tanto importanti che devono mettere all’angolo anche le pandemie. Tanto importanti da far mutare la natura di una rivista made in Lancet da scientifica ad ideologica. Il Coronavirus per gli alfieri del pensiero unico sta diventando un nemico non tanto per il suo tasso di letalità e di mortalità, bensì per il suo tasso di bulimia.

Questo virus sta fagocitando tutto, sta divorando tutte le altre notizie. Non si parla più di ambiente, di immigrati, di sovranismi, di parità di genere, di #metoo, di gay e trans. Il timore che l’opinione pubblica venga ingurgitata dal Covid e si dimentichi dei cosiddetti diritti civili è molto alto. Ecco allora che occorre, anche in modo inopportuno, tornare a mettere sotto i riflettori un tema che, anche se i numeri non sono tutto, interessa lo zero virgola della popolazione mondiale. Occorre porre in campo affinati strumenti di distrazione di massa. Perché gli uomini possono pure morire, ma le ideologie no.

Questa scelta editoriale è poi un’ottima prova che conferma che alcune, se non molte, riviste scientifiche di scientifico hanno ben poco. Infatti un criterio di selezione per la pubblicazione dovrebbe essere la neutralità ideologica del board dei revisori. In altri termini, se The Lancet Public Health ha dimostrato il suo favor verso tematiche LGBT, tanto esasperato da far apparire i redattori della stessa come marziani sulla Terra, c’è da sospettare che, ampliando lo sguardo, in ambito scientifico alcune tesi non possano avere diritto di cittadinanza come invece ne hanno altre. Infatti gira il sospetto che, ad esempio, studi sul clima e sull’ambiente non in sintonia con il mainstream dominante non vengano accettati a priori da alcune riviste scientifiche o stroncati dalle stesse per partito preso, medesima sorte pare che colpisca il paleontologo non allineato all’evoluzionismo darwinista o il moralista metafisico che viene visto come kryptonite dai Superman della filosofia analitica. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

In breve stiamo correndo il rischio che la signora che ci hanno presentato come Scienza in realtà si chiami Opinione o Verità Parziale. Infatti, e torniamo al caso editoriale qui presentato, un modo di mistificare la realtà, di mentire è anche quello di farci vedere solo un pezzo di realtà. Forse anche autentico (forse), però parziale e, a volte, pure insignificante, di valore residuale. Per il pesce rosso che ha nuotato tutto la vita nella sua boccia di vetro, l’Oceano non esiste. Anzi non può esistere. Ecco che qualcuno ci vuole far nuotare in questa boccia di vetro, per non farci scoprire o farci dimenticare che, fuori da quel piccolo globo di vetro, esistono distese di mare sconfinato. Che attualmente sono in tempesta.