• LIBERAZIONE ASIA BIBI

«Noi cristiani in Pakistan sappiamo che il martirio fa miracoli»

Non si può immaginare cosa significhi riuscire a sopravvivere in isolamento per quasi dieci anni e rimanere fedeli alla fede cristiana piuttosto che abiurare in cambio della libertà. Questi sono già due miracoli del martirio bianco di Asia Bibi, ma «che i giudici l'abbiano assolta è incredibile», spiega alla NuovaBQ Zaish Neno, freelance pakistana cattolica. La falla nell'ordinamento della legge sulla blasfemia è apera ed «è il frutto del sacrificio dei martiri di questa terra, come Asia, Bhatti o Tasveer».

Non si può neppure lontanamente immaginare cosa significhi riuscire a sopravvivere in isolamento per quasi dieci anni, in cui nonostante la debolezza, la malattia fisica e le conseguenze mentali, una madre di cinque figli è riuscita a rimanere piuttosto che tradire la sua fede cristiana. Ma se non si può pensarci è perché è umanamente impossibile sia che Asia Bibi, 47 anni, sia viva, sia che abbia resistito, come quando spiegò dopo tre anni di carcere al giudice che le aveva offerto la libertà in cambio dell'abiura che «sono stata condannata perché cristiana. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui».

Già solo questi fatti parlano di un miracolo di grazia divina e di libertà umana. Un miracolo che ha portato i giudici musulmani della Corte Suprema di un paese dove il fondamentalismo islamico uccide e perseguita impunemente la minoranza cristiana a dare un verdetto «che nessuno si aspettava. A nessuno pareva possibile: Asia Bibi è innocente», ribadisce alla NuovaBQ Zarish Neno, freelance pakistana operatrice in un centro educativo per bambini poveri a Faisalabad. Asia Bibi era stata infatti condannata per aver risposto alle compagne di lavoro, che l’accusavano di aver reso impura la fonte d’acqua da cui si era abbeverata, che «il mio Gesù è morto sulla croce per redimere i peccati di tutta l’umanità, Maometto cosa ha fatto per voi?». Da allora il reato di blasfemia, per cui è prevista la pena di morte, fu confermato dai giudici in primo e secondo appello.

Ma sono ancora molte le preoccupazioni e i pericoli ora che i fondamentalisti musulmani stanno protestando contro la sentenza creando disordini in tutto il paese. «In effetti - continua  Neno - Asia è stata liberata ma non sappiamo ancora dove sia esattamente. In ogni caso la situazione in Pakistan è molto grave. Pericolosa. Siamo tutti barricati in casa e non possiamo uscire, anche le scuole cristiane hanno chiuso». Anche per questo non si sono sentite in questi anni parole abbastanza forti e coraggiose da parte della Chiesa nel chiedere la liberazione della Bibi. «Temiamo una rappresaglia e l’inasprimento della persecuzione della nostra comunità cristiana». Il clima è tale che persino i musulmani che non intendono protestare sono stati avvisati dalle autorità di stare al sicuro: gli estremisti sono pieni di rabbia e stanno creando difficoltà a tutti».

Ma se il timore è enorme perché «davvero la sentenza è storica e per gli estremisti ha disturbato l’ordinamento del paese», quello che prevale fra i cristiani è un sentimento di gioia profonda, perché sono consapevoli che il sacrificio di questa donna è stato usato da Dio per compiere il miracolo: «Lo crediamo. È un nuovo vento un nuovo sole. Per la prima volta provo speranza per questo paese. Per la prima volta noi cristiani ci sentiamo suoi cittadini». Secondo Neno «c’è sicuramente una novità, un comportamento mutato da parte delle autorità: lo Stato ha capito che non può continuare a trattare i non musulmani ingiustamente. Ha giudicato partendo dal fatto che siamo cittadini di questo paese e che perciò dobbiamo ricevere lo stesso trattamento degli altri».

Ma come si spiega un cambiamento così repentino? «Dio ha operato attraverso persone semplici. E questo ci fa vedere ancora una volta che anche se la via della santità è difficile, tutti noi possiamo camminare su di essa con la forza che l'amore di Dio ci dà. Tutto questo è il frutto del sacrificio dei martiri di questa terra, come Asia o Shahbaz Bhatti e Taseer.

Dal punto di vista politico i riflettori si erano infatti accesi quando Shahbaz Bhatti «fu assassinato perché aveva alzato la voce contro la blasfemia. Per noi è un martire e come dice Tertulliano: "Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani". La morte di Bhatti ha dimostrato di essere un seme per noi. Seme che martedì ha germogliato una piccola pianta. Una pianta di speranza per noi cristiani in Pakistan sul fatto che d’ora in poi le cose saranno diverse. Quindi questa vittoria è anche la sua oggi e sono sicura che sorrida in paradiso.

Soprattutto questa pianta continuerà a germogliare perché il Pakistan è una terra feconda. Conclude la freelance: «È una pianta che è germogliata nutrendosi del sangue di coloro che hanno perso la vita combattendo questa battaglia». Così, in queste ore difficili,«continuiamo a pregare con fede».