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Jihad

Nel Daghestan Derbent piange il suo parroco

I terroristi hanno tagliato la gola di Padre Kotelnikov davanti ai suoi fedeli nel giorno in cui la Chiesa ortodossa celebrava Pentecoste

Sono trascorsi i tre giorni di lutto, dal 24 al 26 giugno, dichiarati in Daghestan dal presidente regionale Sergej Melnikov per commemorare le vittime degli attentati terroristici del 23 giugno nelle città di Derbent e di Makhackala, la capitale, contro due chiese ortodosse e una sinagoga. Il bilancio definitivo è di 20 morti,  15 agenti di polizia e cinque civili, e di 46 feriti. La dinamica degli attentati è stata ricostruita con maggiore precisione. Un gruppo di terroristi ha sparato contro le chiese ortodosse e contro la sinagoga. Al grido di “Allah è grande”i terroristi hanno dato fuoco a una delle chiese e alla sinagoga di Derbent. È stato invece un secondo gruppo di terroristi ad assalire la postazione di polizia stradale a Makhackala e ad aprire il fuoco contro un’auto della polizia nel villaggio di Sertokala, nei pressi di Derbent. Il presidente Melnikov ha dichiarato che l’operazione antiterroristica si è conclusa con l’uccisione di sei terroristi, ma che sono ancora in corso le ricerche di altri componenti dei due commando e dei loro complici. Tra le vittime civili c’è il custode di una delle due chiese ortodosse. Sono stati rivelati dettagli sulla morte di padre Nikolaj Kotelnikov, parroco della chiesa della Protezione della Madre di Dio a Derbent. Il sacerdote è stato sgozzato davanti ai parrocchiani. Padre Kotelnikov aveva 66 anni e da oltre 40 serviva la parrocchia e la sua comunità. Di lui un giornalista, Vladimir Sevrinovestij, ha pubblicato un ricordo sulla propria pagina Facebook che l’agenzia di stampa AsiaNews ha riprodotto: “apparteneva a una famiglia di cosacchi della circoscrizione dei Sunženskye, un termine che ai tempi sovietici si applicava a parte della popolazione dei Gorskye del Caucaso settentrionale, ed era nato in una Stanitsa, un distaccamento dei cosacchi in Cecenia. Aiutava tutti come poteva, senza mai cercare di ingannare le persone: diceva ai musulmani che avrebbe aiutato anche loro, anche se non poteva battezzarli, e se volevano cambiare religione dovevano andare da qualche altra parte”. Il patriarca di Mosca Kirill – riporta AsiaNews – ha celebrato una litania funebre per l’anima di padre Nikolaj Kotelnikov e i sacerdoti della eparchia ortodossa di Makhačkala si sono messi a disposizione della famiglia del sacerdote assassinato e di tutti coloro che sono rimasti vittime dell’attentato. AsiaNews ricorda che la chiesa di Derbent era già stata oggetto di qualche atto di violenza e intimidazione da parte di islamisti radicali locali, ma da molto tempo non si verificavano incidenti. “Padre Nikolaj – aggiunge – si recava ogni tanto in visita alla moschea e alla sinagoga di Derbent, per mantenere buoni rapporti tra le comunità delle varie confessioni. Ora la sinagoga è stata bruciata”. Il portavoce del patriarcato di Mosca, Vladimir Legojda, ha commentato che “non è sufficiente condannare tali azioni barbare e ignobili, la società e lo Stato devono fare tutto il possibile per escludere definitivamente la possibilità di queste esplosioni di terrorismo, qualunque siano i motivi che spingano le persone a compiere questi gesti. Attaccare i servitori del culto e gli edifici sacri di qualunque religione non è giustificabile in alcun modo, sono spazi dove deve regnare la pace e le persone possano avvicinarsi a Dio nel silenzio e nella calma interiore ed esteriore, senza timore di ricevere offese o violenze da qualunque parte”.