a cura di Anna Bono
  • Covid-19

Myanmar, un paese del tutto impreparato all’epidemia

 

Se è critica la situazione sanitaria dei profughi del Myanmar rifugiati in Bangladesh dal 2017, altrettanto preoccupante è quella degli sfollati in patria: circa 350.000 persone fuggite anch’esse per sottrarsi alle violenze tribali e confessionali che rendono insicure vaste regioni del paese. L’organizzazione non governativa Human Right Watch denuncia le condizioni di sovraffollamento dei campi in cui sono rinchiusi che rendono quasi del tutto impossibili il distanziamento fisico e le altre misure raccomandate per ridurre il rischio di trasmissione del Covid-19. Secondo l’Oms il sistema sanitario del Myanmar è tra i più poveri e carenti del mondo, eredità dei decenni di dittatura militare. Solo nelle aree urbane di Yangon e Mandalay esistono centri sanitari attrezzati. In tutto il paese sono disponibili solo 80 respiratori, indispensabili nei casi più gravi di Covid-19. Ne risentono gran parte dei circa 54 milioni di abitanti del paese, ma più ancora quelli perseguitati, emarginati e costretti a vivere nei campi profughi con servizi e infrastrutture inadeguate. L’agenzia di stampa AsiaNews sostiene che le autorità tengono la popolazione all’oscuro di quel che sta succedendo, per settimane hanno negato che il virus fosse arrivato nel paese e al momento ammettono 20 casi accertati e un decesso. Come per altri paesi – Vietnam, Iran, la stessa Cina… – si teme che però i casi siano nettamente sottostimati. La Chiesa – riferisce AsiaNews – si sta prodigando per aiutare la popolazione, ha già messo diverse strutture a disposizione delle autorità per accogliere le persone in quarantena.