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Il libro

Merry del Val, il cardinale che servì quattro Papi

Cardinale ad appena 38 anni, il più giovane segretario di Stato della storia e il primo non italiano, Rafael Merry del Val fu una figura di spicco nella Chiesa a cavallo tra XIX e XX secolo. Servo di Dio, una biografia di Roberto de Mattei ne ripercorre la vita.

Cultura 24_04_2024

Ci sono diversi buoni motivi per cui vale la pena leggere Merry del Val. Il cardinale che servì quattro Papi (Sugarco Edizioni), l'ultima fatica saggistica del professore Roberto de Mattei. Intanto – e non è poco – perché è scritto sulla base di un rigoroso lavoro di ricostruzione storica testimoniato dalla ricca bibliografia. Ma questo libro merita di essere letto soprattutto per conoscere la straordinaria vita del cardinale anglo-spagnolo.

D'origine nobile, figlio dell'ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, Rafael Merry del Val (10 ottobre 1865 – 26 febbraio 1930) rinunciò ad una probabile carriera militare per scegliere la vocazione sacerdotale. Già in gioventù dovette abbandonare il sogno di occuparsi solo della cura delle anime, proiettato verso un fulmineo e glorioso cursus honorum ecclesiastico sotto la protezione benevolente di Leone XIII. Colpito dalla sua personalità nel corso di un'udienza accordata al padre ambasciatore, papa Pecci gli impose, contro la sua volontà, la frequentazione dell'Accademia dei Nobili Ecclesiastici. L'intuizione di Leone XIII, ex alunno dell'istituzione, si rivelò vincente visto che Merry del Val sarebbe diventato il segretario di Stato più giovane della storia e anche il primo non italiano. Lo divenne, ad appena 38 anni, su indicazione di Pio X da poco eletto al soglio pontificio al termine di uno dei conclavi più difficili, deciso dal veto austro-ungarico sulla candidatura del filofrancese Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato di Leone XIII.

L'elezione al soglio pontificio del patriarca di Venezia, Giuseppe Sarto, nonostante l'abolizione del veto laicale che lo aveva colpito, fece cadere in disgrazia Rampolla e i rampolliani (tra i quali Giacomo Della Chiesa, futuro Benedetto XV) e catapultò Merry del Val al vertice della Curia romana. Pio X aveva imparato a conoscerlo e apprezzarlo nel ruolo di segretario del Sacro Collegio durante il conclave del 1903. Dopo un periodo da pro-segretario di Stato, papa Sarto volle il giovane prelato anglo-spagnolo come suo segretario di Stato, piegando le numerose resistenze all'interno del Collegio. Subito dopo lo creò anche cardinale.

Tra i due uomini di Chiesa si stabilì un'intesa spirituale e programmatica all'origine dei successi del pontificato sartiano. I risultati di questo sodalizio sono stati descritti con dovizia e precisione nel libro di de Mattei: il braccio di ferro con la Repubblica francese, la compilazione del Codice di diritto canonico, la Pascendi Dominici gregis e la crociata contro il modernismo in generale. Dalla ricostruzione dello storico emerge quanto tra i due non esistesse solamente una semplice collaborazione, ma una vera e propria corrispondenza d'intenti e un sentimento filiale ben rappresentato dalla stretta di mano del papa, sul letto di morte, al "suo" segretario di Stato.

Scosso dalla morte del "suo" papa, Merry del Val entrò nel conclave del 1914 da papabile, capofila del partito della continuità detto "piano". Le pagine relative a questo evento sono tra le più avvincenti del saggio e fanno riflettere su come non esistano esiti scontati in situazioni del genere. Nonostante la forte eredità del papato di Pio X, alla fine venne eletto un rampolliano come Della Chiesa, fatto cardinale da pochissimo tempo. De Mattei spiega bene che questo risvolto inaspettato si dovette ad un'efficace strategia adottata in conclave dagli anti-integralisti. Che il vento fosse cambiato fu evidente da subito per Merry del Val, al quale vennero concesse solo 48 ore di tempo per lasciare l'appartamento al nuovo segretario di Stato, il suo avversario Domenico Ferrata, a cui sarebbe succeduto l'altro grande nemico del cardinale anglo-spagnolo, Pietro Gasparri.

I sedici anni che gli restarono da vivere furono costellati di amarezze, ma l'ex braccio destro di Pio X aveva raggiunto un'autorevolezza tale da poterli trascorrere comunque in una posizione di assoluto prestigio come segretario del Sant'Uffizio. Da qui riuscì a difendere l'eredità antimodernista di papa Sarto e a mettere in guardia Benedetto XV da figure ambigue che componevano la sua corte. Alla morte di Della Chiesa nel 1922 seguì un conclave combattuto in cui Merry del Val entrò da candidato della fazione "integralista" ma con troppi nemici nel campo opposto. Anche in questo caso Gasparri e gli altri "anti-integralisti" si rivelarono più abili e riuscirono a far trionfare, tenendola sottotraccia, la candidatura del neoarcivescovo di Milano, Achille Ratti. Gli antimodernisti mancarono, dunque, l'occasione di una rivincita nel conclave del 1922 e dovettero accontentarsi della scelta del nome pontificale del nuovo papa: Pio XI.

Merry del Val, pur rimanendo segretario del Sant'Uffizio, visse con disagio gli anni del pontificato di Ratti con il quale non mancarono scontri, anche aspri. De Mattei si sofferma nel libro su un burrascoso litigio tra il papa e l'ex segretario di Stato sulla gestione del caso Action française che costò la porpora all'amico di Merry del Val, il cardinale Louis Billot. L'episodio riportato dallo storico, però, illumina a proposito dell'autonomia su cui il porporato anglo-spagnolo poteva continuare a contare nonostante si trovasse in quel momento all'"opposizione" in Curia.

L'autorevolezza derivante dall'esperienza al fianco di Pio X permetteva a Merry del Val di parlare con franchezza a Pio XI, di cui de Mattei sottolinea la tendenza a governare da solo e d'imperio, escludendo del tutto il Sacro Collegio. Al cardinale, inoltre, non piacque la firma del Concordato con l'Italia fascista, come dimostra una lapidaria battuta riferita dal quadrumviro e ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Cesare Maria De Vecchi, che lodando il Trattato e facendo riferimento alla passione per la montagna di Pio XI commentò con lui: «Si vede bene che il Concordato è stato fatto da un alpinista» e si sentì rispondere dal suo interlocutore «giustissimo, infatti è un Concordato fatto con i piedi».

L'esclusione di qualsiasi compromesso col regime è testimoniata anche dall'inserimento nell'Indice dei libri proibiti delle opere di Gabriele d'Annunzio e Giovanni Gentile fatto in qualità di segretario del Sant'Uffizio. Quanto ricostruito da de Mattei consente di comprendere come fosse l'ala cosiddetta integralista, incarnata da Merry del Val, a distanziare la Santa Sede dal fascismo differentemente dall'operato consenziente dell'ala "liberale" capeggiata da Pietro Gasparri. Quest'ultimo, però, forse proprio per la sua eccessiva remissività nei confronti di Mussolini, cadde in disgrazia agli occhi di Ratti e venne sostituito dal fino allora nunzio in Germania, Eugenio Pacelli.

Una nomina che lasciava presagire la rivincita "integralista" al futuro conclave e nel quale Merry del Val sarebbe potuto entrare probabilmente con più chance di elezione dei due precedenti. Ma non andò così perché l'ex segretario di Stato di Pio X morì a 64 anni a causa di una operazione chirurgica andata male e su cui non mancano i misteri che de Mattei approfondisce nel suo libro dedicato al Servo di Dio proclamato tale nel 1953 proprio sotto Pacelli, divenuto nel frattempo Pio XII. Gloria del cardinalato, Merry del Val venne ricordato così dal suo ex segretario Nicola Canali: «Quando si presentava nelle cerimonie religiose era il principe della Chiesa, quando si ritirava nella intimità della sua vita familiare e privata era l'umile e povero sacerdote di Dio».