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LA POLEMICA

Massoneria, il linguaggio doppio di Staglianò

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Incalzato dall'articolo della Bussola, il presidente della Pontificia Accademia di Teologia pubblica l'intervento svolto al convegno di Milano su Chiesa e Massoneria. E così risulta ancora più chiaro che indica per i massoni la soluzione Fiducia Supplicans.

Editoriali 27_02_2024 English Español
Staglianò (a destra) con il Gran Maestro Bisi

Ci voleva un articolo della Bussola per costringere a rendere pubblico l’intervento integrale di monsignor Antonio Staglianò al seminario su “Chiesa e Massoneria” organizzato dal GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa) a Milano lo scorso 16 febbraio. Le rivelazioni della Bussola sulle ambiguità di Staglianò, che è presidente della Pontificia Accademia di Teologia, devono aver provocato qualche mal di pancia in Vaticano, tale da consigliare di correre ai ripari.
Con una mossa furba però: la messa online, il 26 febbraio, del video integrale dell’intervento è stata preceduta il 24 febbraio da una intervista “comandata” ai media vaticani in cui Staglianò spiega perché Chiesa e Massoneria «sono profondamente inconciliabili».

Lo scopo evidente è quello di mostrarsi perfettamente in sintonia con quasi 300 anni di Magistero della Chiesa sulla Massoneria e smentire quanto pubblicato dalla Bussola, contando anche sul fatto che dopo aver letto la breve intervista solo in pochissimi andranno a sentirsi 46 minuti di discorso registrato. Ma nell’intervista Staglianò ripete solo alcuni dei concetti espressi nel convegno di Milano, tralasciando quelli più discutibili, in parte riportati dalla Bussola (chiunque può verificare l’esattezza delle nostre citazioni).

La tattica è sempre la stessa: a parole si dice che la dottrina non cambia, ma poi c’è la vita, che è sempre più grande della dottrina. È esattamente il senso dell’intervento fatto da Staglianò a Milano.
Così troviamo da una parte l’affermazione della profonda diversità tra il Dio cristiano e la concezione massonica del Grande architetto, ma dall’altra il superamento dell’ostacolo dottrinale con il concetto di amore e di misericordia, che abbraccia tutti.

Ma soprattutto dobbiamo considerare il contesto in cui si svolge l’intervento di monsignor Staglianò. Stava parlando a un convegno insieme ai Grandi Maestri delle tre principali Logge italiane, accompagnati da decine di altri “fratelli”. I leader massoni, con diverse sfumature, hanno detto tutti due cose in particolare: primo, che ci può essere compatibilità tra Chiesa e Massoneria; secondo, hanno fatto esplicita richiesta di non considerare più l’iscrizione alla Massoneria un impedimento per accedere ai sacramenti; e come primo passo (lo ha detto il Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia Fabio Venzi) si deve distinguere tra Logge, riconoscendo almeno quelle che sono fondate su riti cristiani.

Qual è stata la risposta di Staglianò? Beh, sulla dottrina c’è poco da fare, troppo evidente la differenza tra Chiesa e Massoneria. Però poi c’è la vita  e soprattutto c’è la Misericordia di Dio, la cui benedizione «cade sui giusti e sugli ingiusti»: sarà poi Dio alla fine giudicare come l’abbiamo ricevuta. Non per niente il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, aveva fatto riferimento all’apertura verso coppie gay e divorziati risposati; e Staglianò ha fatto proprio l’esempio di Fiducia Supplicans con la benedizione per le coppie gay per spiegare la questione della Misericordia che vale per tutti.

Del resto bisogna dire che dal punto di vista logico il discorso di Bisi non fa una grinza: se siamo tutti peccatori e tutti devono essere accolti nella Chiesa a pieno titolo, perché le coppie irregolari sì e i massoni no? Come si fa per le unioni gay si potrebbe sempre dire che non viene benedetta la Massoneria ma i singoli massoni. E infatti Staglianò non difende questa discriminazione, anzi pone le premesse per superarla. Inclusa l’invocazione finale di una «sana teologia sapienziale» che superi l’approccio dottrinale di cui è ancora intriso l’ultimo documento del Dicastero per la Dottrina della Fede pubblicato lo scorso novembre.

Se si ha la pazienza - e la disponibilità al sacrificio – di ascoltare tutto l’intervento di monsignor Staglianò e contestualizzarlo, non si potrà non notare l’importante apertura operata, culminata poi nella proposta del cardinale Coccopalmerio di creare un «tavolo permanente» Chiesa-Massoneria. Insomma si ripete lo schema ormai noto: si condanna l’ideologia gender ma poi in Vaticano sono di casa gruppi organizzati di gay e trans; si dice no al diaconato femminile ma poi si fanno commissioni per studiarlo e non si interviene in quelle realtà europee dove le donne fungono anche da parroci; si sostiene l’importanza di mantenere il celibato sacerdotale ma poi si accetta di discuterne. E così via.

Ora tocca alla Massoneria. È su questo che Staglianò dovrebbe dare una spiegazione convincente: se davvero crede che Chiesa e Massoneria «sono profondamente inconciliabili», perché è da anni impegnato in questo dialogo, che adesso si vorrebbe addirittura alzare di livello? Che senso ha continuare a fare convegni e addirittura un «tavolo permanente» per dirsi che siamo inconciliabili e che la Chiesa ha ragione nel condannare la Massoneria?

 



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