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Manovra, la vera bocciatura è dei piccoli risparmiatori

Come ampiamente previsto la Commissione Europea ha bocciato la manovra italiana, ma ancora peggio per il governo è il flop nei giorni scorsi dell'offerta di BTp. È il segno che i cittadini-risparmiatori non hanno alcuna fiducia nel governo per la gestione finanziaria, il che può aprire scenari economici poco piacevoli.

Il ministro Tria all'Eurogruppo a colloquio con il Commissario UE Moscovici

La bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione di Bruxelles era scontata, attesa e probabilmente anche cercata. Il progetto di bilancio per il prossimo anno messo in piedi dal Governo giallo-verde era, e rimane, fortemente fuori linea rispetto alle promesse dei mesi scorsi, alle regole dell’Unione europea e alle esigenze di rilanciare economia ed occupazione. Non ha sorpreso quindi l’insolita durezza dei commissari europei preoccupati non tanto e non solo degli effetti negativi sulla realtà italiana, quanto dalla possibilità che gli effetti negativi possano estendersi anche ad altri paesi e all’intero sistema dell’euro.

Ma al di là della posizione italiana in Europa (dialogante a parole, ma rigida e inflessibile nei fatti), il segnale d’allarme che rischia di essere ancora più grave è quello che è venuto nei primi giorni della settimana dalla mancata risposta dei cittadini-risparmiatori alla nuova offerta di titoli di Stato, di quei BTp Italia che tanto successo avevano costantemente avuto nelle emissioni precedenti. Nei primi due giorni son stati raccolti circa 700 milioni, poca cosa, rispetto ai quattro/cinque miliardi attesi.

Il segnale è particolarmente negativo perché questa offerta non era diretta, nei giorni iniziali, alla generalità dei mercati finanziari, ai fondi di investimenti, ai cosiddetti “poteri forti”. Ma era un collocamento riservato al pubblico cosiddetto “retail”, cioè ai piccoli risparmiatori,  alle famiglie, alle imprese. Ebbene a fronte di una disponibilità finanziaria, cioè un risparmio teoricamente disponibile, di oltre 4mila miliardi gli italiani ne hanno affidato meno di uno al finanziamento dei conti pubblici. Si potrebbe dire che mentre il livello di consenso verso il Governo appare, secondo i sondaggi, ancora molto alto, il livello di fiducia finanziaria è sceso invece ai minimi termini. Gli italiani hanno votato con il portafoglio e non si sono fidati di affidare anche solo una piccola parte dei loro risparmi all’attuale Governo.

E le prospettive a queste punto sono preoccupanti. La volontà del Governo di portare al 2,4% del Pil il deficit per il prossimo anno vuol dire semplicemente che questo deficit, qualcosa come 45 miliardi, dovrà essere finanziato attraverso nuove emissioni di titoli pubblici da collocare sul mercato. In pratica le riforme che il Governo intende fare, dal reddito di cittadinanza alla quota cento per le pensioni, dovranno essere pagate con il soldi degli altri perché il gettito fiscale e le altre entrate dello Stato non bastano a coprire le nuove spese.

Per il BTp Italia non è bastato un tasso di interesse particolarmente favorevole, un punto in più rispetto all’emissione dello scorso anno, e neppure le tradizionali agevolazioni fiscali, l’indicizzazione all’inflazione e il piccolo premio per chi mantiene i titoli fino alla scadenza. Ha pesato di più la prospettiva di un nuovo aumento dei tassi di interesse oltre che il rischio per la sostenibilità complessiva del debito pubblico. Si deve ricordare che oltre ai 45 miliardi di nuove emissioni nell’arco del prossimo anno lo Stato dovrà anche rinnovare oltre 400 miliardi di titoli in scadenza. Se dovesse continuare il clima di sfiducia non solo vi saranno maggiori costi, come già ora avviene con i tassi superiori di tre punti rispetto a quelli medi europei (il famoso spread), ma vi potrebbero essere concrete e pericolose difficoltà nella gestione finanziaria.

Che lo si voglia o no resta il fatto che il popolo dei cittadini-risparmiatori ha lanciato un segnale d’allarme. E in questo caso non si può certo parlare di complotti e di contropoteri.