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"Lo dice la scienza": un culto materialista e anti-scientifico

“Lo dice la scienza”: questa è una delle frasi che maggiormente è entrata nell’uso comune negli ultimi anni. Da un punto di vista scientifico, non esiste "la scienza", esistono semmai gli scienziati. I quali, proprio perché adottano un metodo scientifico, sono sempre pronti a mettersi in discussione. Lo scienziato è umile di natura, un'affermazione è scientifica solo se un domani può essere dimostrata falsa. Tuttavia, sin dai tempi di Bacone, esiste un'idea di scienza che si sostituisce alla religione, come spiegazione del tutto. Ed è questa visione che prevale, sia tra i comunisti orfani del comunismo, sia tra i cristiani che si sentono "adulti".

- IL COVIDIANO, DEVOTO E INTRANSIGENTE di G. Amato

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Scienza

“Lo dice la scienza”: questa è una delle frasi che maggiormente è entrata nell’uso comune negli ultimi anni e sempre più in nome della scienza vengono prese decisioni su ogni aspetto della vita sociale. Questo rende necessario chiarire cosa essa significhi veramente o se abbia realmente un senso.

Innanzitutto va detto che non esiste un soggetto denominato “la scienza”, esistono invece persone identificate come “scienziati” che pronunciano delle affermazioni che sono scientifiche proprio in quanto passibili di confutazione. Il filosofo Karl Popper insegnava che un’affermazione non può essere ritenuta scientifica se non fornisce una possibilità di essere dimostrata falsa. Impedire l’espressione di voci critiche, eventualmente con la giustificazione della non adeguatezza dell’interlocutore, è quindi una contraddizione, se ci si vuole muovere nell’ambito del metodo scientifico. Il vero scienziato inoltre risponde a tutti, deve potersi spiegare anche con persone non competenti di media cultura, una frase attribuita ad Einstein afferma “Non hai veramente capito qualcosa, se non sai spiegarla a tua nonna”.

Il vero scienziato poi non è mai arrogante, questo contrasta visibilmente con l’atteggiamento spesso irridente di alcuni esponenti della scienza che vengono chiamati a confrontarsi pubblicamente riguardo temi di impatto sociale, il premio Nobel per la fisica Richard Feynman affermava che “Scienza è credere nell’ignoranza degli esperti”.

“Lo dice la scienza” in quanto affermazione dogmatica non solo è per ciò stesso antiscientifica, ma è una frase resa possibile solo da un lento, ma continuo, lavoro di abbassamento del livello scolastico che ha portato a trasmettere nozioni sempre meno comprese, fino a raggiungere un valore dogmatico. Un fenomeno descritto dallo scrittore Aldous Huxley nel suo Il Mondo Nuovo quando, riguardo all’educazione scientifica impartita, fa dire ad un suo personaggio: “Voi non avete ricevuto una cultura scientifica e di conseguenza non potete giudicare”. La cultura scientifica è una cultura del dubbio ed è l’opposto della fede nella scienza.

La fede nella scienza sperimentale va contro il suo fondatore Galileo Galilei, grazie al quale venne superato il principio di autorità, l’ipse dixit, da quel momento nessuno avrebbe potuto più argomentare con un “è vero perché lo dico io che sono l’autorità”. Ma negli stessi anni la scienza diventava uno strumento di potere nell’opera di Francis Bacon che, nella sua utopia La Nuova Atlantide, indicava gli scienziati come nuovi sacerdoti e guide della società. La scienza, in Bacon, diventa una fede surrogata che può sostituire la politica e l’ideologia. Questo è avvenuto, ad esempio, con la fine del comunismo quando un sistema mitopoietico scientista ha preso il posto dell’ideologia marxista. Il carattere, necessariamente in comune, per questa sostituzione è la pretesa di offrire una salvezza: si passa dalla salvezza di classe del comunismo a quella fisica della scienza sperimentale, entrambe unificate nel materialismo.

La scienza diventa fede quando pretende, e soprattutto quando le viene riconosciuto, il diritto di diventare spiegazione dell’intero quadro del reale dimenticando che il limite epistemologico della scienza sperimentale è proprio posto nell’impossibilità di fare affermazioni di senso. Accettare una scienza come spiegazione di tutto è compiere una scelta di fondo che nega il senso. Jacques Monod nel suo Il caso e la necessità poneva come base della scienza il postulato di oggettività cioè “il rifiuto sistematico a considerare la possibilità di pervenire ad una conoscenza vera mediante qualsiasi interpretazione dei fenomeni in termini di cause finali”, affidarsi alla scienza per spiegare il mondo presuppone quindi come scelta iniziale l’abbandono di una ricerca di senso.

La scienza come strumento unico o sovrano per assumere decisioni sulla vita politica e sociale di una popolazione è dunque in sé la scelta di una mancanza di senso e in definitiva la negazione di una umanità che attribuisce un valore all’etica, al trascendente e a ciò che è propriamente umano, è una delega a costruire una società su principi biofisici. La società scientista come surrogato della religione ha bisogno di proprie tavole della legge da venerare e rispettare, di sacerdoti e santoni con tuniche bianche, di individuare trasgressori ed eretici, di mantenere i rituali propri della società religiosa e sviluppare un linguaggio proprio fatto di termini, simboli, gesti che hanno una valenza di identificazione e riconoscimento.

Lo scientismo ha attratto gli orfani del marxismo e per questo viene fatto proprio anche oggi da chi da quella tradizione proviene. “Vota la scienza” è stato significativamente lo slogan di un partito in una recente campagna elettorale. Il rischio dell’affermarsi dello scientismo come sostitutivo riduttivo di una teoria sul mondo diventa reale quando una precedente visione entra in crisi o semplicemente si indebolisce, una frase riferita alla fine del comunismo affermava: “Baffone ci ha lasciati nei pasticci… non ci resta altro che la prospettiva di modernizzare il Paese”.

Il rischio di uno slittamento analogo può nascondersi anche in una visione religiosa che si rivolge troppo al sociale distraendosi dal trascendente, che si fa discorso politico, una religiosità “adulta” che si occupa prevalentemente dei corpi non riconoscendo più i bisogni profondi dello spirito, che guarda al progresso pensando che la tradizione sia qualcosa di un passato da superare e forse da dimenticare.

Dopo che ‘Baffone’ ha lasciato nei pasticci il comunismo la scelta di volgersi verso lo scientismo potrebbe apparire la prospettiva anche di una religiosità delusa e ridotta a dottrina sociale, allora il sentiero percorso dagli orfani del comunismo potrebbe essere condiviso da un cristianesimo stanco, ripiegato sul sociale e troppo fiducioso in una salvezza biologica che proviene dalla scienza.

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