Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Bonaventura a cura di Ermes Dovico
la babele sinodale

L'Instrumentum Laboris conferma i rischi della sinodalità

Ascolta la versione audio dell'articolo

Il documento di lavoro per il Sinodo è infarcito di "ascolto", "circolarità", "conversione relazionale" e "conversazione nello Spirito". Per "camminare insieme" basta il come, senza sapere dove.
- Fiumi di parole per un Sinodo che parla in burocratesedi N. Spuntoni

Ecclesia 10_07_2024 English Español
(AP Photo/Alessandra Tarantino) Associated Press / LaPresse

Ieri 9 luglio è stato pubblicato l’Instrumentum laboris della Seconda sessione della XVI Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi dal titolo Come essere Chiesa sinodale in missione? che si svolgerà nel prossimo mese di ottobre. La prima sessione si era tenuta nell’ottobre 2023. La Bussola ha espresso in varie occasioni, soprattutto nel convegno romano dell’ottobre 2023, alla vigilia della prima Sessione del Sinodo, la sua valutazione dell’intero processo sinodale, delle sue finalità palesi o occulte, sulle sue debolezze e anche sui suoi gravi pericoli. Queste preoccupazioni, che sono largamente presenti nella Chiesa anche se la comunicazione ufficiale non ne parla, vengono confermate ora anche da questo strumento di lavoro che verrà messo in mano ai sinodali.

Il processo sinodale nel suo complesso ha tre grandi limiti: il primo è dato dalla incertezza teologica sul concetto stesso di sinodalità che viene definita solo come un processo; il secondo, conseguente al primo, è che viene affidato alla prassi sinodale di far emergere nel suo svolgimento concreto cosa sia la sinodalità; il terzo è che gli strumenti di lavoro, come questo pubblicato ieri, sono in fondo delle indicazioni operative e di metodo, non di contenuto. Gli interessi per il metodo attraversano tutto il documento, secondo il quale la sinodalità è «un modo per camminare insieme», appunto un modo. La sinodalità stessa è quindi un metodo sicché il documento annuncia: «possiamo certamente annoverare di aver appreso un metodo»; «stiamo ancora imparando come essere Chiesa sinodale missionaria», «occorre perciò definire i criteri e i metodi», ci vuole una «vera conversione nelle pratiche». Del resto, anche il titolo della Sessione prossima è aperto dal come.

Ricordiamo che il 16 febbraio 2024, Francesco ha tolto ai lavori sinodali la competenza su dieci macro-argomenti che sono stati assegnati ad altrettanti Gruppi di Studio esterni al Sinodo. Questi dovranno terminare il lavoro entro giugno 2025, anche se potranno fornire una relazione provvisoria all’Assemblea di ottobre. I dieci temi in questione riguardano le patate più bollenti, sicché si potrebbe pensare che, di fatto, il Sinodo sia stato depotenziato. Potrebbe però anche essere che ad esso sia stato affidato un compito forse meno dirompente ma più penetrante, teso a provocare nella Chiesa la conversione pratica alla sinodalità come metodo. In questo senso il carattere metodologico e non contenutistico dell’Instrumentum laboris troverebbe una sua ulteriore giustificazione.

È però anche evidente che la concentrazione sui percorsi metodologici e sulle pratiche da favorire contiene il pericolo di aprire a conclusioni molto problematiche dottrinalmente, ma confermate e avvalorate dai nuovi percorsi pratici messi in atto. Questo pericolo è aggravato dalla imprecisione teologica di molte espressioni adoperate. Non è agevole  comprendere con chiarezza in cosa consista la «circolarità» della sinodalità. Ancora più difficile sembra capire bene cosa si intenda per «conversione relazionale». E senza dubbio ancora di più comprendere il senso della «conversazione nello Spirito». Si tratta di espressioni di derivazione sociologica o pastoralista che possono essere orientate ai più diversi esiti. E siccome stiamo sperimentando che queste espressioni si riferiscono al metodo e che sarà il metodo a dire cosa sia la sinodalità, è fondato preoccuparsi a quali lidi si voglia approdare con queste frasi-slogan. Quando il documento parla dei corretti atteggiamenti per vivere la sinodalità si esprime con parole ondivaghe: «libertà interiore», «apertura alle novità», «mettersi in ascolto». Faccio notare anche che mentre ci si esprime con queste modalità sfumate e incerte, non si usano mai parole e concetti ben definiti teologicamente come, per esempio, deposito della fede, tradizione, magistero, grazia, conversione intesa come fuga dal peccato e non come «conversione relazionale» o «conversione delle pratiche».

L’insistenza sul metodo assume aspetti stupefacenti in un paragrafo dedicato a Trasparenza, rendiconto, valutazione. Qui si prendono addirittura a prestito dall’economia aziendale termini come accountability, sostenendo che il libro degli Atti ne avrebbe già parlato, e si fa un elenco talmente fitto di atti di trasparenza e di rendicontazione che qualsiasi comunità cristiana dovrebbe adottare, da sconfessare palesemente l’esigenza, pure espressa dal documento, di una «Chiesa non burocratica».

Veniamo ora ai due punti più preoccupanti di questo strumento di lavoro. Siccome la Chiesa sinodale deve prima di tutto «ascoltare» si ritiene opportuno istituire un «ministero dell’ascolto» come «porta aperta della comunità, attraverso cui le persone possano entrare senza sentirsi minacciate o giudicate». Si può già prevedere che da quella porta entrerà di tutto e che i gruppi LGBT saranno molto contenti. Il secondo è il tema dei processi decisionali. Naturalmente il testo dice che la parola finale spetta al vescovo, ma dice anche che «il voto solamente consultivo sminuisce il valore della consultazione» e che «un orientamento che emerga nel processo consultivo come esito di un corretto discernimento (…) non può essere ignorato». E chi giudicherà se l’esito del processo di discernimento è corretto? Il vescovo? No, il processo stesso di cui anche il vescovo farà parte. Anche in questo campo ne vedremo delle belle.     



innescare processi

Il Sinodo avanza e il copione è già scritto dalla regia

16_03_2024 Stefano Fontana

Un nuovo documento e una lettera in vista del secondo round del processo sinodale. Dai cinque temi indicati e dal metodo è già chiaro dove si andrà a parare: la continua evoluzione (o dissoluzione) della fede.

Il convegno della Bussola

Burke: «La sinodalità contraddice la vera identità della Chiesa»

03_10_2023 Raymond L. Burke*

«Il Sinodo che apre oggi cela un’agenda più politica che ecclesiale e divina. La volontà di modificare la costituzione gerarchica della Chiesa è chiara, con un conseguente indebolimento dell'insegnamento in materia morale. Lo stesso processo usato in Germania». 
- La photogallery del convegno

- Il video del convegno

CHIESA

Dal sinodo alla sinodalità, così la prassi diventa dottrina

30_09_2023 Stefano Fontana

I precedenti di questo pontificato lasciano pensare che le conclusioni del Sinodo diventeranno esse stesse Magistero senza bisogno dell'intervento del Papa con una Esortazione post-sinodale. Un altro segno di rottura con la tradizione.
DOSSIER: Sinodo sulla sinodalità
- 3 OTTOBRE: Convegno della Bussola a Roma

conferenza stampa

Instrumentum laboris: la sinodalità conta più della verità

21_06_2023 Luisella Scrosati

Il testo preparatorio per la prossima Assemblea sinodale «non dà risposte, ma pone solo domande», ha detto il card. Hollerich. Salvo irrigidirsi quando qualcuno le domande le fa sui contenuti: guai a ricordare l'insegnamento della Chiesa, il bene supremo è "camminare insieme".