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brindisi

L'imam insegna il "catechismo" islamico in parrocchia. E il vescovo assiste

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Dopo aver ceduto lo scorso anno la parrocchia per la fine del Ramadan, stasera a Brindisi l'Imam sale sul pulpito per catechizzare fedeli e vescovo sull'Islam. Succede nella parrocchia di San Lorenzo, il quale fu assistente delle truppe cristiane contro i turchi. Dopo anni a condannare il proselitismo, ci portiamo in casa "l'apostolato" musulmano.

Ecclesia 15_04_2026

Il “catechismo” islamico si fa in parrocchia per islamizzare quel che resta dei fedeli cattolici. Ha dello sconcertante la deriva “cattomana” che proviene dalla Diocesi di Brindisi dove già lo scorso anno c’erano state le prime avvisaglie di cedimento alla locale comunità musulmana da parte di una parrocchia. Allora erano stati i musulmani a invitare islamici e non alla cena di chiusura del Ramadan nella chiesa di San Carlo di Brindisi. Oggi il piano si è inclinato ancora di più: stasera, infatti, assisteremo al primo catechismo islamico fatto in una struttura ecclesiale. E il vescovo assisterà alla lezione dell’imam.

Succede nella parrocchia di San Lorenzo da Brindisi (quartiere Sant’Elia), che stasera a partire dalle 19.15 aprirà le porte per un intervento dell’imam della locale comunità islamica Khaled Bouchelaghem, il quale, come scrivemmo già lo scorso anno, ha evidentemente “piantato le tende” in casa cattolica, confermando, tra l’altro quanto prescritto nelle sure coraniche secondo cui dove arriva l’Islam quello è territorio dell’Islam. Con lui ci sarà anche il vescovo della Diocesi di Brindisi-Ostuni monsignor Giovanni Intini, al quale sono affidate le conclusioni della serata.

L’intento, ovviamente, è sempre quello di favorire il dialogo, così come spiegato sul sito della Diocesi che sostiene l’iniziativa della parrocchia, giustificata dall’ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dallo slogan «se conosci bene l’altro lo ami davvero», frase che sembra scolpita su chissà quale tavola nella pietra, ma che in realtà è stata coniata da Marco Impagliazzo della Comunità di San’Egidio.

Conosci l’Islam?”. Questo il titolo dell’incontro che è finalizzato unicamente a dare la parola all’Imam affinché, una volta salito in cattedra, catechizzi i malcapitati parrocchiani con la ormai consueta tecnica della dissimulazione. Curioso il punto di domanda messo alla fine, segno che la provocazione è quella di dire sottotraccia: dato che noi non conosciamo l’Islam, ce lo facciamo raccontare da loro.

A questo punto si potrebbe anche buttarla sull’ironia e rispondere che l’Islam, se lo conosci lo eviti, ma sarebbe una frase islamofobica che non si armonizzerebbe con l’intento cedevole di regalare ai seguaci di Maometto un formidabile e gratuito pulpito di indottrinamento.

Una situazione, questa, che farebbe rivoltare dal sepolcro gli 800 martiri della vicina Otranto, i quali potrebbero rispondere alla domanda mostrando il sacrificio della loro vita, dato che l’Islam che loro hanno conosciuto non è certo quello edulcorato e dissimulato che verrà presentato stasera.

Ma questa è una domanda che andrebbe posta anche al patrono della chiesa di Brindisi, quel San Lorenzo proclamato doctor apostolicus in tempi recenti da Papa Giovanni XXIII e che, che coincidenza!, nel 1601 volle farsi arruolare tra i 4 cappellani che diedero conforto spirituale alle truppe cattoliche durante la guerra contro i Turchi in Ungheria, tra l’altro, raccontano le cronache, distinguendosi per la sua fermezza di valori. Ironia della sorte o se vogliamo, un vero e proprio affronto al santo, che per difendere i cristiani dagli islamici non esitò a esporsi alla morte in battaglia mettendo in conto anche il martirio. Questioni giudicate troppo polverose, evidentemente, di cui la Diocesi di Brindisi-Ostuni ha deciso di farsi beffe.

Così come è altrettanto evidente che se un vescovo propone ai fedeli di essere catechizzati sulla religione maomettana, caldeggiando tra l’altro la presenza «di comunità parrocchiali, comunità religiose, operatori ecclesiali, aggregazioni, insegnanti IRC, insegnanti e docenti, associazioni territoriali e social media», è perché, molto probabilmente, ritiene che non ci sia bisogno granché di conoscere la dottrina, la storia e il magistero cattolico, non perché tutti lo conoscano, ma perché superfluo ostacolo al pieno raggiungimento del dialogo.

Di questo passo, c’è da scommetterlo, il prossimo anno potremo assistere alla preghiera coranica direttamente in chiesa o in una sua struttura ad essa collegata. A nessuno dalle parti di Brindisi è venuto il dubbio sul perché nei paesi a maggioranza islamica, i cattolici non potrebbero mai andare in una moschea a presentare la loro religione? Magari come fece San Francesco davanti al sultano? Semplice: perché questa verrebbe vista come un’azione di proselitismo, che da quelle parti sono pronti a punire severamente.

Noi, invece, il proselitismo, l’evangelizzazione, l’apostolato “dei lontani” li abbiamo banditi schifati come una bestemmia, cosicché, invece di preoccuparsi semmai di catechizzare gli islamici che giungono sulle nostre coste, ci facciamo volentieri catechizzare da loro. Ma questo non è forse un proselitismo al contrario che ha come effetto la cancellazione della fede cattolica? E il vescovo, una volta perso questo “sale” con quale autorevolezza potrà proclamare le verità della fede cristiana a tutti, se lui, per primo quelle verità, come ad esempio che Gesù Cristo è l’unico Signore, è pronto a calpestarle?