La prima Messa tridentina di Eijk, un evento e un esempio
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Domenica Laetare del tutto speciale per i fedeli di Oss, nei Paesi Bassi, con il solenne pontificale in rito antico celebrato dal cardinale. Solennità, gioia e convivialità fanno di questa giornata storica un modello controcorrente nell'epoca post-Traditionis custodes, all'insegna dell'unità e della reciproca vicinanza.
La gioia che contraddistingue la domenica Laetare – anticipo della gioia pasquale in piena Quaresima – è stata vissuta quest’anno in modo particolarmente intenso nella Grote Kerk di Oss, nei Paesi Bassi. La chiesa ospita ogni domenica la Messa in rito antico, oltre alle celebrazioni nella forma post-conciliare, e un mese fa vi ha amministrato la cresima e tenuto l’omelia anche l’ordinario diocesano, mons. Gerard de Korte, vescovo di ‘s-Hertogenbosch (la città che diede i natali e il nome d’arte al pittore Hieronymus Bosch). Ma il 15 marzo la “letizia” propria della quarta domenica di Quaresima è stata amplificata dal solenne pontificale celebrato dal cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo metropolita di Utrecht (di cui ‘s-Hertogenbosch è suffraganea, come tutte le altre diocesi olandesi) alla presenza di 700 fedeli. Tra loro anche due seminaristi dell’arcidiocesi di Utrecht che studiano presso il seminario della Fraternità Sacerdotale San Pietro a Wigratzbad.
La stessa arcidiocesi di Utrecht ha riportato un resoconto del pontificale e il testo integrale dell’omelia di Eijk. Un’omelia profonda e non priva di ironia, incentrata sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci (il brano evangelico previsto dalla forma straordinaria del rito romano, che a differenza di quella ordinaria ha un ciclo di letture annuale invece che triennale). Un miracolo che troppe volte si è voluto demitizzare, come nella libera esegesi di un prete degli anni Cinquanta che considerava il «vero miracolo» non la moltiplicazione ma la «condivisione» del pane per amore. Una «banalizzazione della catechesi nella maniera più eclatante», ha commentato il cardinale, osservando che «la fede di molti cattolici che all’epoca erano ancora convinti è stata abilmente soffocata attraverso la catechesi e la predicazione. Questo, insieme a vari cambiamenti culturali, è una delle cause principali della crisi in cui la Chiesa si trova al giorno d’oggi».
Libere esegesi prive di riscontro nel Vangelo, dove invece si legge che «Gesù sfamò un’intera folla con nient’altro che cinque pani e due pesci» e pertanto «compì realmente questo segno». Ridurre la moltiplicazione a un’impossibile condivisione significa negare «il presupposto della fede cristiana», ha spiegato il cardinale, cioè che «Dio ha creato l’universo dal nulla. Se ha potuto fare questo, allora può anche moltiplicare miracolosamente il pane». Presupposto perduto quando si riconduce tutto alla propria iniziativa umana, come il contadino – protagonista di un altro aneddoto citato da Eijk – che per il raccolto non rendeva grazie a Dio... ma al fertilizzante. «Sì, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio ed è quindi capace di alcune cose. Ma il punto di partenza, anche per i fertilizzanti artificiali, sono elementi creati in origine da Dio e non da noi».
Imprescindibile poi la lettura pasquale dell’evento, soffermandosi su un particolare apparentemente secondario: «in quel luogo c’era molta erba. Potremmo forse pensare: “Che importanza ha dove sedeva la folla, sull’erba o sulla ghiaia o su un terreno roccioso e duro?”. Il significato è che l’erba cresce lì solo in primavera, quindi intorno a Pasqua», il che «sottolinea ulteriormente che la moltiplicazione miracolosa dei pani riguarda il mistero pasquale», così come il gesto di Gesù che rende grazie al Padre prima di distribuirli: lo stesso «rendere grazie» che il sacerdote menziona poco prima della consacrazione e lo stesso significato della Santa Messa: eucaristein, dove «il mistero pasquale, la sua morte in croce e la sua risurrezione, si rendono presenti qui nel sacramento dell’Eucaristia in modo incruento. La moltiplicazione miracolosa dei pani ne è una prefigurazione».
La celebrazione è stata trasmessa in diretta streaming da Radio Maria Olanda – ed è tuttora visibile su Youtube – il cui direttore, padre Pieter Zimmermann, ha assistito il cardinale Eijk nel corso della liturgia, collaborando con la comunità di Oss al rito e anche al successivo pranzo che ha offerto ai presenti e al celebrante un’occasione – tutt’altro che irrilevante – di incontro e di convivialità.
Solennità, gioia e unità sono le parole che sintetizzano questa giornata storica e accompagnano le immagini del pontificale sul sito della parrocchia di san Villibrordo – di cui fa parte la Grote Kerk dedicata all’Immacolata Concezione – evidenziando anche la «grande vicinanza pastorale» del porporato (che per la prima volta si è “cimentato” con la celebrazione more antiquo) nonostante le restrizioni universalmente imposte all’antico rito dopo il motu proprio Traditionis custodes del 2021. Una giornata storica, dunque, per tutti coloro che a quel rito sono legati e non solo nei Paesi Bassi. Ma anche un possibile esempio da seguire, laddove possibile, di reciproca vicinanza tra vescovi e fedeli.
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