La morte della piccola Beatrice: le domande dietro la tragedia
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Scuote le coscienze la bambina di due anni morta a Bordighera a seguito di presunti maltrattamenti da parte della madre e del suo “compagno”. La mancanza di stabilità familiare, gli aspetti giuridici e gli interrogativi sullo sfondo: nessuno si è accorto delle sofferenze di Beatrice e delle sue sorelline?
Ha scosso l’intera provincia di Imperia, e non solo, la notizia della piccola Beatrice, la bambina di soli due anni morta a seguito di presunti maltrattamenti subiti in ambito familiare. È successo a Bordighera, città vicina a Sanremo, nel febbraio 2026, quando hanno avuto inizio le indagini intorno alla vicenda, dove menzogna e violenza si intrecciano in un tragico finale.
La madre di Beatrice, Emanuela Aiello, ha raccontato di aver chiamato i soccorsi la mattina del 9 febbraio perché la figlia sembrava accusare un malessere. I soccorsi, una volta arrivati, hanno trovato il corpo esanime della bimba, deceduta – secondo il medico legale – nella notte tra l’8 e il 9 febbraio.
La ricostruzione dei fatti nel corso delle indagini della Procura di Imperia ha portato a una versione differente da quella raccontata dalla madre: sembra, infatti, che quest’ultima nei giorni precedenti il decesso della figlia si trovasse presso la casa del convivente, Manuel Iannuzzi, a trascorrere il weekend assieme alle figlie: Beatrice e le due sorelline più grandi. Dal racconto delle bambine – di 9 e 10 anni – interrogate dagli inquirenti, sono emersi aspetti rilevanti e tragici: la piccola era solita subire maltrattamenti da parte del “compagno” della donna, tanto da riportare lesioni sull’intero corpo. Percosse e insulti registrati anche dal telefono dello stesso Iannuzzi: gli inquirenti hanno acquisito un video, che a quanto pare mostrerebbe l’uomo nell’atto di imporre alla bimba di fumare una canna.
Risulta che Iannuzzi e la madre della bambina facessero uso di sostanze stupefacenti e di alcol, il che spiegherebbe anche le reazioni violente contro le bambine, in particolare contro Beatrice che essendo la più piccola doveva rimanere più tempo in casa. Dal racconto delle sorelline emerge inoltre che spesso le stesse bambine venivano lasciate sole a badare a Beatrice. Sembra che siano state le stesse sorelle, la mattina del decesso, a insistere nel voler chiamare i soccorsi, mentre il corpo della sorellina presentava già i segni della morte. La madre, probabilmente d’accordo con Iannuzzi, avrebbe invece avvolto la bambina in una coperta, trasportandola dalla casa del convivente alla propria, chiamando l’ambulanza soltanto una volta giunta sul posto, dove poi è stato constatato il decesso.
Davanti al gip di Imperia la madre ha smentito le accuse, giustificando i lividi sul corpo della figlia con una caduta accidentale dalle scale. Dall’autopsia della bambina sono emerse molteplici lesioni causate anche da oggetti contundenti, tracce di sangue – trovato anche in casa del compagno e sulla macchina della madre – e un trauma cranico, considerato la causa del decesso insieme alle altre lesioni.
Lo stesso mese di febbraio Emanuela Aiello è stata arrestata con l’accusa di maltrattamenti pluriaggravati dalla morte della bambina, accusa fatta anche a Manuel Iannuzzi, arrestato con il medesimo capo di accusa il 30 maggio scorso. Il 3 giugno, il gip ha convalidato il carcere per entrambi gli imputati, interrogati lo stesso giorno. La madre ha ribadito la sua posizione dicendosi innocente, mentre il compagno si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La triste vicenda, che ha visto la morte di una bambina innocente e di una serie di traumi per le sorelline più grandi ma sempre minorenni, sembra risvegliare le coscienze. Una cittadina come Bordighera si è trovata ad affrontare quello che sembra un incubo orrendo, ma che purtroppo risulta essere l’amara verità in una società sempre più assuefatta dal male. Il caso della piccola Beatrice mette in mostra prima di tutto la mancanza di una stabilità familiare: il padre biologico delle figlie, infatti, si trova in carcere da tempo. Ora, con anche la madre in stato di arresto e accusata di omicidio, le bambine rimangono senza una figura di riferimento stabile che possa dare loro la serenità a cui hanno diritto.
Quanto accaduto permette di fare alcune considerazioni: dal punto di vista giuridico sembrano esserci le premesse per il reato di abbandono di persone minori secondo l’articolo 591 del Codice penale, ma anche di lesioni (art. 582 C.p.) e maltrattamenti fisici e psicologici (art. 572 C.p.) cagionati alla piccola con l’aggravante (art. 540 C.p.) che questi si siano verificati all’interno della famiglia stessa.
Se si considera il lato sociale della vicenda, viene da domandarsi come sia possibile che nessun vicino o esterno alla famiglia si sia accorto di nulla e abbia denunciato i maltrattamenti. E poi, che ruolo ha avuto la scuola nel non rendersi conto delle sofferenze delle bambine? Forse bisognerebbe anche domandarsi se non manchi il senso del dovere verso situazioni che possono implicare responsabilità, per cui si preferisce evitare di “vedere” o “sentire”. Una scuola che per un verso si sostituisce sempre più al ruolo dei genitori anche dal punto di vista dell’educazione, ma per altro verso si mostra incapace di essere strumento intermediario per il bene dei bambini.
La giustizia sta facendo il suo corso per scoprire la verità sulla morte della bambina, tutelando le altre due figlie dalla situazione drammatica che si trovano a vivere. Ci si chiede se accertamenti più accurati e rapidi sulle condizioni di vita delle bambine dopo l’arresto del padre naturale avrebbero magari potuto constatare alcune problematicità e criticità e prevenire quanto successo. Ma anche questa rimane una domanda. Certo è che, se si pensa alla “famiglia nel bosco” e alla celerità con cui in quel caso sono intervenuti i servizi sociali, per quanto riguarda la vicenda di Bordighera si è invece arrivati a dover prendere atto di un fatto tragico già accaduto.

