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La premiata gelateria di... Santa Maria Maggiore

Per finanziare la gestione della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, monsignor Makrickas ha aperto una gelateria nel suo cortile interno. Per arrivarci, occorre attraversare la Basilica stessa. Anche il Papa l'ha inaugurata, di ritorno dal Canada. Ma era proprio il modo migliore per raccogliere fondi?

La gelateria in Santa Maria Maggiore

Una gelateria a Santa Maria Maggiore a Roma. L’idea è venuta a monsignor Rolandas Makrickas, nominato l’anno scorso da Papa Francesco “commissario straordinario, donec aliter provideatur, con la responsabilità di curare la gestione economica dei beni del capitolo della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore”. La gelateria non è all’interno della Basilica bensì nel suo cortile interno. L’iniziativa è stata presa per finanziare la gestione della stessa Basilica. La gelateria è stata affidata alla multinazionale svizzera Antica Gelateria del Corso. Forse l’ansia di far del bene ha portato mons. Makrickas ad un comportamento tanto disinvolto da non rispettare la procedura per l’aggiudicazione dei contratti pubblici previsto dal motu proprio di Papa Francesco del giugno del 2020 e dal titolo Sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici  della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Anche se si fa di tutto per non ammetterlo, è stato poi lo stesso Papa ad averla inaugurata il 30 luglio scorso quando, di ritorno dal viaggio in Canada, si è fermato a pregare in Basilica e poi ha preso un gelato nel cortile interno. Si sono inventati anche un gusto ad hoc per questo chiosco romano, chiamato “Nevicata”. Sulla locandina all’ingresso della gelateria si può leggere che questo nuovo gusto è stato “creato appositamente dai maestri gelatieri di Antica Gelateria del Corso, su commissione della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, un gusto a ricordo del miracolo della nevicata romana del 5 agosto 358 d.C. Fede, arte, storia e tradizione si fondono in un fresco gusto di limone con topping all’arancia, zenzero e nevicata di meringa”. 

Bene raccogliere fondi per la chiesa di Santa Maria Maggiore, ma occorre trovare modi adeguati per farlo. Insomma un fine buono necessita di mezzi consoni al fine. In questo caso il mezzo non è appropriato ed infatti viene in mente la scena dei mercanti nel tempio. Si dirà che in questo caso i mercanti stanno fuori dal tempio, ossia in cortile. Si risponde che vi sono luoghi, come quello della Basilica di cui sopra, che estendono la proprio sacralità e la propria veneranda storia anche al di là del proprio perimetro murario. Pensiamo all’effetto che farebbe una pizzeria all’interno del Colonnato del Bernini in Piazza San Pietro. Quella gelateria nel seno non solo di una chiesa, ma di una chiesa come Santa Maria Maggiore a Roma che è Basilica papale ed ha un portato di fede e culturale particolarissimo, stona e stona assai. E non si tratta poi di un chiosco che vende immagini sacre e libri religiosi, bensì un prodotto che con la spiritualità poco ci azzecca.

Non solo, ma per accedere alla gelateria occorre passare per la Basilica. Quindi gli spazi della Basilica rischiano di diventare solo un luogo di passaggio per i golosi con il rischio aggiuntivo che qualcuno rientri in chiesa con il gelato in mano, cosa vietata dal regolamento della Basilica stessa. E non ci vengano a dire che così facendo si è creata l’occasione per evangelizzare. E poi mons. Makrickas ha sbagliato registro, ha cantato fuori dal coro e pure steccando perché non ha seguito la partitura bergogliana che prevede un sano distacco dalla mondanità. Qui invece abbiamo una commistione tra il sacro e il profano, tra Dio e mammona assai evidente. Ma forse pecunia non olet ed anzi profuma al gusto meringa.

La gelateria in Santa Maria Maggiore allora potrebbe diventare un efficace simbolo della chiesa contemporanea. Il trascendente ha incontrato l’immanente e – è il proprio caso di dirlo – si è sciolto in esso, si è appunto mondanizzato. La realtà terrena invece di venire informata dalla realtà ultraterrena l’ha fagocitata. E così il messaggio cristiano ha perso di virilità e fermezza, ma, appunto come un gelato, si è addolcito ed è diventato cremoso, buono per tutti i palati. La gelateria in quel di Santa Maria Maggiore è infine immagine efficace del sentimento religioso collettivo: la fede è come un gelato. Ci sono tanti gusti, che ognuno scelga quello che più gli piace.

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