• INTERVISTA A CAPUOZZO

«La guerra è orrore e dubbi: anche l'aggredito fa propaganda»

Il mondo si indigna per i cadaveri di civili a Bucha, ma coltivare dubbi sugli autori è compito del buon giornalismo. Parola del decano degli inviati di guerra Capuozzo, che alla Bussola dice: "Perché non c'è sangue? E perché quei corpi compaiono quattro giorni dopo l'annuncio entusiastico del sindaco? La guerra è un orrore e Putin ha seminato morte e distruzione, ma è una stupidaggine accusare di essere filo putiniano chi si chiede se il leader russo non sia l'unico responsabile. Chi fa il tifo solo per una parte è vittima della propaganda". 
- ARMI ALL'UCRAINA? LEGITTIMO, MA INOPPORTUNO di Alessandro Rimoldi

«La guerra è un orrore. Chi fa il tifo per una parte o per l’altra è vittima della propaganda. Di una qualsiasi delle due propagande sul campo».

Secondo il giornalista e reporter di guerra Toni Capuozzo la divisione tra buonissimi e cattivissimi a cui stiamo assistendo in questi giorni ha lo scopo di rafforzare una delle due propagande. Ma «la propaganda ha una sola vittima: il giornalismo». E' un concetto che Capuozzo ribadisce anche in questa intervista alla Bussola, dopo averlo condiviso in un appello che, assieme ad alcuni ex inviati di guerra come lui, ha scritto per mettere in guardia l’opinione pubblica dal rischio della propaganda (leggi QUI il testo).

Capuozzo, un dato è certo: c’è un paese sotto attacco: l’Ucraina.
E c’è un Paese che attacca: la Russia. Putin ha invaso e scatenato una guerra provocando dolore e morte. La domanda che dobbiamo porci, però, è la seguente: è l’unico responsabile?

Ma questa domanda ha già una risposta obbligata: se te lo chiedi sei filo Putin…
Stupidaggini. Lo fanno perché non vogliono ammettere che in guerra la prima cosa per chi fa informazione è quella di coltivare dubbi.

E qui veniamo al vostro appello.
Mi sono unito a patto che non si esprimessero giudizi sui colleghi attualmente sul campo ai quali va la mia comprensione. Alcuni di loro sono stati mandati allo sbaraglio senza esperienza. Ma l’appello è strutturato in modo da far capire che c’è un solo sistema in guerra: diffidare di tutto e tutti. Bisogna raccontare quello che si vede e si crede di avere intuito con l’uso del forse, sapendo che puoi dare un giudizio in generale, ad esempio che c’è un aggredito e un aggressore, ma dentro questo meccanismo ognuno dei due sviluppa la sua propaganda. Guai a dimenticarlo.

Della propaganda russa si sa, ma c’è un rischio di propaganda nelle immagini che stanno scorrendo in questi giorni anche da parte Ucraina?
Il rischio c’è. Prendiamo ad esempio quanto si sta vedendo a Bucha

Sì.
Si attribuisce questo orrore a un crimine russo, ma ci sono cose che non tornano.

Ad esempio?
In quella sfilata di corpi non c’è sangue, noi siamo reporter di guerra e il sangue è la costante di una guerra. Se ti sparano alla tempia, come è stato detto, la prima cosa che vedi è una pozza di sangue.

E questa assenza che cosa può significare?
Tante cose. Ad esempio, che hanno sparato a quei corpi quando erano già morti. Lo so, sono dettagli macabri, ma dettagli che dovrebbero mettere in guardia i giornalisti. Se hanno sparato quando erano già morti perché lo hanno fatto?

E soprattutto chi?
È qui che si inserisce il tema della propaganda.

Come si fa la propaganda?
È la regola, non ci sono buoni e cattivi: la propaganda di guerra accomuna tutti.

Ma l’Ucraina è aggredita…
E anche chi è aggredito ha bisogno della sua propaganda per convincere la comunità internazionale a sostenerlo.

Le agenzie hanno appena battuto che il Pentagono non è in grado ancora di confermare, indipendentemente dalle fonti ucraine, che il massacro di Bucha è opera dei russi.
Vede? Intanto però i giornali sono partiti a spron battuto. In un conflitto non ci si può permettere il lusso del tifo. Ripeto: è sempre un orrore, da qualunque parte lo si guardi. Oggi i nazionalisti hanno dato i numeri delle vittime civili: sono 1417, ma se paragoni quel numero con il numero dei morti russi che secondo gli ucraini sono 20mila, ti appare una guerra diversa, una guerra in cui sono i russi che sono carne da cannone a morire a grappoli. Bisogna sempre diffidare dei numeri.

Questa propaganda può essere favorita dal fatto che tutti i partiti in Italia sono sulla stessa posizione di sostegno in armi all’Ucraina?
Non conosco un giornale che non abbia titoli bellicosi, l’arco politico si adegua e va su posizioni interventiste. 

Veniamo al mestiere di inviato di guerra. Ha mai avuto la sensazione di orientare col suo lavoro l’opinione pubblica?
Mi ricordo l’attenzione morbosa in Iraq perché c’era un governo Berlusconi e la disattenzione morbosa nel ’99 nei Balcani perché c’era un governo D’Alema. Della serie: dimmi che governo c’è e ti dirò che guerra racconto. Era un clima che si respirava.

Torniamo a Bucha.
Ho visto il servizio del Tg2 su Bucha, sembrava l’ufficio stampa del governo ucraino, non ho mai sentito un condizionale alla narrazione. Eppure…

Eppure, qualcosa non torna?
Il sindaco il 31 marzo esultava che Bucha era stata liberata e non ha detto nulla. Il giorno dopo c’è stato un video della polizia dove si vedeva un morto russo per strada. Improvvisamente, dopo che era passato un gruppo di neonazisti con tanto di video e minacce a uccidere i filorussi, si scopre che ci sono i morti per le strade quattro giorni dopo. Così, buttati, senza un telo pietoso. Così da giorni? Ecco, dubitare è compito della stampa internazionale.

Il NYT ha diffuso una foto satellitare: quei corpi sarebbero lì da almeno 3 settimane...
Corpi in strada da settimane e sono in quello stato integro? 

Qual è allora il modo migliore per raccontare la guerra?
Sapendo che non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra e che in tutto ci vuole la virtù della prudenza, senza nascondere né enfatizzare le notizie.

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