• POTERE E LESSICO

La categoria giuridica del “quanto basta” che piace a Conte

Le parole del lessico giuridico hanno un preciso significato. Ogni professore di Diritto Civile avrebbe garbatamente sbattuto fuori dall’aula di esame lo studente che avesse usato il termine impreciso e a-tecnico di “congiunto” usato da Conte. Ma forse l’ambiguità dei decreti governativi non è solo frutto di ignoranza bensì di una strategia.

Nella mia top ten personale rientra sicuramente la vignetta che ritrae Giuseppe Conte in conferenza stampa, incorniciato dalle bandiere e dai microfoni, con la scritta ironica «Il 4 maggio esce solo chi ha capito quello che ho detto». L’ironia dei social altro non fa che rispecchiare la confusione che i cittadini percepiscono, l’approssimazione del linguaggio che poteva essere giustificata nelle prime ore di emergenza ma non più oggi.

Nell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio una delle locuzioni che più ha fatto discutere è “congiunti”: perché la scelta di un termine così poco utilizzato dalla legislazione italiana, così poco definito dalla giurisprudenza se non di settore? Perché menzionare il congiunto e non solo il familiare? E che cosa possiamo intendere, oggi, giuridicamente, per nucleo familiare? Che dire della “consanguineità”? Troppo riduttiva e limitante? Allora perché non ricorrere all’endiadi “parenti e affini”, come suole fare il Codice Civile? Forse perché col concetto di “affinità” si comprenderebbero anche i cognati e i suoceri e ci si allargherebbe troppo? Ma allora – proprio per scongiurare ciò – perché non tornare ad utilizzare il tanto comodo criterio del grado di parentela, così precisamente definito dal Codice Civile? Forse perché ormai troppo macchinoso da far comprendere?

Anche le parole del lessico giuridico hanno un preciso significato. Ogni professore di Diritto Civile avrebbe garbatamente sbattuto fuori dall’aula di esame lo studente che avesse usato il termine impreciso e a-tecnico di “congiunto”! Che poi, in conferenza stampa, il Presidente Conte specifichi che “bisogna evitare gli assembramenti” e le rimpatriate serve davvero a ben poco. Perché anche qui, cosa intendiamo giuridicamente per “rimpatriata”? Che concetto giuridico e legislativo è “l’assembramento familiare tra congiunti”?

Andiamo sul pratico: io ho una sola sorella che non vedo da gennaio. Siamo congiunte, familiari, consanguinee e ci piace pure a tutte e due la pasta fatta in casa col ragù… possiamo trovarci? Per grazia di Dio siamo entrambe sposate con figli: ci stiamo allargando troppo? Mio marito, viceversa, ha quattro fratelli, con rispettive mogli/fidanzate e figli: pur rimanendo nell’ambito del familiare i numeri crescono… una domenica in famiglia tra noi deve quindi intendersi una rimpatriata vietata? Credo di sì. Dove comincia l’assembramento e dove finisce lo stare a tavola a bere un caffè con mia sorella e suo marito?

Non si tratta comunque dell’unico caso di tecnica legislativa approssimata, tant’è che già da settimane le Regioni e i Comuni chiedono specificazioni e chiarezza, uniformità interpretativa e soprattutto facilità applicativa.  Tutti abbiamo fatto i salti di gioia nel momento dell’abolizione dei limiti dei 200 metri per lo svolgimento dell’attività sportiva all’aperto, salvo poi tentennare un po’ perplessi sul concetto di attività “in prossimità della propria abitazione”. Anche qui vien da chiedersi, tecnicamente, quale raffinata speculazione giuridica stia dietro il concetto legislativo di “prossimità”. Forse non resta che appellarsi al buon cuore dell’agente di polizia che ci esamina l’autocertificazione e sperare che, nel suo rigore morale, non sia troppo rigoroso anche nell’applicazione dei decreti. Ma allo stesso tempo, quanta vergogna si prova nel vedere i tanti sbruffoni che provocano i pazienti ed encomiabili poliziotti di turno per le strade italiane, che con tanta calma e professionalità si trovano ad affrontare galletti trasgressori ai quali il gioco è reso tanto facile dalle ambigue prescrizioni giuridiche.

A coloro che potrebbero accusarmi di essere eccessivamente critica, posso facilmente rispondere che io stessa avrei potuto fare di meglio per evitare di essere così tanto incomprensibile e mi sarei avvalsa dell’aiuto di qualche esperto, tecnico e specialista in materia (ah, già.. la task force ce l’hanno anche loro!) e avrei differenziato i testi per settori, riordinando per materia quanto ai precedenti Decreti di incompatibile e superfluo, per fare chiarezza e univocità una volta per tutte.

Non bisogna essere esperti di diritto né fini costituzionalisti per comprendere che la sensazione che si proceda a colpi di decreto per dissimulare la mancanza di altri provvedimenti incisivi, quasi per temporeggiare…per dare l’idea che si è introdotta una importante novità, non ben chiara e non ben fruibile, ma almeno qualcosa di nuovo su cui concentrarsi. Quando leggo il nuovo decreto di turno, mi aspetto, arrivata in fondo, di trovare l’indicazione che – all’inizio della mia altalenante carriera di cuoca casalinga – mi mandava un po’ in fibrillazione… “aggiungere sale e pepe q.b.”. “Quanto basta” diventerà la nuova categoria giuridica?