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Ippf vs Johnson, gli abortisti piangono i soldi perduti

Il Governo inglese taglia i fondi pubblici destinati agli ‘aiuti’ internazionali, aborto compreso. L’International Planned Parenthood Federation calcola che perderà 14,2 milioni di sterline in tre anni e che fa? Minaccia un’azione legale contro l’esecutivo.

Grandi fondazioni e lobby Lgbt e pro aborto non solo impongono le loro ideologie all’Onu, ma condizionano direttamente anche i governi. L’International Planned Parenthood Federation (Ippf) ha denunciato la decisione del governo inglese di tagliare i finanziamenti alla “promozione dei diritti riproduttivi e all’aborto globale”.

La soddisfazione manifesta dell’ultima  Newsletter della Ford Foundation (“A Place of Power”) - dove si esaltano i ‘successi’ della conferenza Onu sulle donne di inizio luglio (UN Women Generation Equality Forum in Paris), di cui vi abbiamo già parlato - è l’ennesima dimostrazione di quanto una piccola oligarchia oggi governi le istituzioni internazionali.

La mossa di Ippf è invece senza precedenti, ed è stata decisa dopo che il 13 luglio la Camera dei Comuni aveva approvato (333 a favore e 298 contrari) i tagli dell’esecutivo inglese agli ‘aiuti’ internazionali. Con un comunicato, il 16 luglio, la multinazionale dell’aborto ha annunciato l’azione legale contro il governo Johnson.  Nulla di ideale nella battaglia di Ippf, ma solo una denuncia per i possibili mancati guadagni dei prossimi anni.  “L’International Planned Parenthood Federation ha (…) inviato una lettera di pre-azione legale al Governo in seguito alla cessazione del finanziamento del progetto Access da parte del Foreign, Commonwealth and Development Office, sulla base della decisione illegale del governo di tagliare il budget degli aiuti esteri (…). I tagli del governo, che riducono i contributi agli aiuti allo 0,5% del reddito nazionale lordo e ammontano a una cifra sbalorditiva di 4,5 miliardi di sterline, avranno un impatto catastrofico su milioni di persone vulnerabili nel mondo, soprattutto donne e ragazze che sono state ora consegnate a un futuro tetro e incerto (…). L’Ippf dovrebbe perdere 14,2 milioni di sterline di finanziamenti nei prossimi tre anni (…). Senza ulteriori finanziamenti, l’Ippf sarà costretta a chiudere i servizi in Afghanistan, Bangladesh, Zambia, Mozambico, Zimbabwe, Costa D'Avorio, Camerun, Uganda, Mozambico, Nepal e Libano e potrebbe essere costretta a chiudere i servizi in altri nove paesi, ritirando il sostegno ai servizi di salute sessuale e riproduttiva da circa 4.500 punti di erogazione di servizi a livello globale. Purtroppo, ciò significherà anche la perdita di oltre 480 persone dell'Ippf”, si legge nel comunicato di minaccia al governo britannico.

Ciò si aggiunge alla decisione che Boris Johnson aveva annunciato lo scorso aprile, e che abbiamo già illustrato, cioè una riduzione dei finanziamenti all’Unfpa pari all’85%, 130 milioni di sterline nel 2021, e sino a quando il Covid non sarà sotto controllo.

Tornando ai tagli all’Ippf, la narrativa che ne è seguita sulla stampa lascia senza parole. Il Guardian, oltre a riportare l’intero comunicato dell’Ippf, ricorda che i tagli approvati dal Parlamento hanno trovato l’opposizione pubblica di tre ex primi ministri conservatori (Theresa May, John Major e David Cameron) e diversi altri ex membri dei governi precedenti. Ciò prova quanto i predecessori di Johnson fossero ossequiosi servitori dei desiderata dell’Ippf e ci induce a ripensare le vere ragioni che sottostanno a moltissimi insultanti resoconti giornalistici internazionali nei confronti del Regno Unito guidato dall’attuale primo ministro. L’Independent calca la mano sulle donne di molti paesi che vivranno un “futuro tetro e incerto” e dipinge la denuncia presentata dai principi azzurri del colosso abortista come l’unica occasione per salvare le ragazze dalla “catastrofe”.

È bene ricordare che la catastrofe e il tetro futuro sarebbero, in realtà, la nascita di figli e un’educazione alla castità e alla pianificazione familiare naturale che non includano aborto e contraccezione. Per altro verso, hanno preso posizione a sostegno del governo diverse associazioni pro vita britanniche, che rimangono critiche su molti altri aspetti delle politiche pro aborto in patria e nel mondo. Michael Robinson, direttore delle comunicazioni della Spuc, ha dichiarato che “quali che siano le motivazioni di fondo del governo, va accolto con favore il fatto che le organizzazioni pagate per uccidere i bambini non nati in tutto il mondo stiano ricevendo meno del denaro duramente guadagnato dai cittadini inglesi. Meno finanziamenti significano meno morti”. La portavoce di Right to Life UK, Catherine Robinson, ha dichiarato che “questi tagli significativi a un fornitore di aborti notoriamente corrotto come l’Ippf sono i benvenuti. Tuttavia, rimane uno scandalo che il governo britannico stia usando il denaro dei contribuenti in questo modo, tanto per cominciare. Che un solo centesimo delle nostre tasse vada a uccidere la vita dei bambini nel grembo materno in qualsiasi parte del mondo è un grossolano abuso dei nostri soldi e dei poteri del governo”.

Il premier Johnson ha deciso di anteporre la volontà, i bisogni e la sicurezza sanitaria dei propri cittadini ai guadagni degli abortisti. Ora dovrà difendersi davanti ai giudici.

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