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GOLFO PERSICO

L'Iran colpisce i paesi arabi e crea, suo malgrado, un nuovo blocco

Rappresaglie iraniane massicce anche contro tutti i paesi arabi alleati degli Usa. Col risultato che Lega Araba e Consiglio di Cooperazione del Golfo ora condannano Teheran come mai in passato. 

Esteri 04_03_2026
Bombardamento iraniano su Sharja City (AP)

Mentre gli Usa concentravano le forze per un attacco all’Iran, da Teheran avvertivano che un conflitto sarebbe stato da subito esteso a tutta la regione. Non solo sarebbero stati colpiti obiettivi in Israele, ma anche in tutti i paesi arabi alleati degli Usa. E così è stato. Fin dal primo giorno, missili e droni iraniani hanno colpito Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e anche il neutrale Oman (il mediatore degli ultimi negoziati fra Usa e Iran), la più lontana Giordania e persino Cipro, sede di due territori oltremare britannici, fra cui la base di Akrotiri.

Non sono stati bersagliati solo obiettivi militari, ma anche infrastrutture energetiche e civili, alberghi e zone residenziali, così da coinvolgere pienamente i regni sunniti alleati degli Usa. Un altro obiettivo privilegiato sono le sedi diplomatiche degli Stati Uniti. Ieri, martedì 3 marzo, un drone ha colpito il parcheggio del consolato americano a Dubai. Anche qui non conta nulla il passato: il consolato americano a Dubai è da tempo un punto di riferimento per i diplomatici statunitensi che si occupano dell'Iran, fungendo da una sorta di ambasciata ombra a Teheran. Eppure a Teheran hanno deciso di “punirla” allo stesso modo delle altre sedi diplomatiche. Anche l'ambasciata americana a Riad, in Arabia Saudita, è stata attaccata due volte ieri, causando il crollo di parte del tetto. «Siamo stati molto fortunati – per non aver registrato vittime, ndr - ma le nostre ambasciate e le nostre strutture diplomatiche sono sotto attacco diretto da parte di un regime terroristico», ha detto Marco Rubio, Segretario di Stato Usa.

Anche le truppe statunitensi hanno subito le loro prime perdite in un paese arabo alleato, il Kuwait. Qualcosa non deve aver funzionato nel sistema di allarme. I militari che domenica 1 marzo lavoravano in un centro operativo tattico nel porto di Shuaiba, in Kuwait non hanno ricevuto alcun avvertimento prima che un drone iraniano li colpisse in pieno, uccidendone sei sul colpo. Il problema delle difese anti-missile nel Golfo Persico sta diventando un problema serio per tutti i paesi rivieraschi. Quanti missili anti-missile Thaad e Patriot restano, prima di esaurire le scorte di fronte alle continue ondate di attacco degli ordigni iraniani? Per fugare ogni paura, Trump scrive sul suo social network Truth che gli Usa hanno armi sufficienti per continuare la guerra ancora a lungo. Poi non resiste alla tentazione di accusare ancora il suo predecessore Joe Biden, reo, a suo dire, di aver regalato troppi sistemi d’arma all’Ucraina.

L’assalto iraniano ai paesi alleati degli Usa non si limita alle sole armi. È anche un attacco informatico massiccio. Secondo un nuovo rapporto di Check Point, una società di sicurezza informatica con sede a Tel Aviv, dall'inizio della guerra sabato l'Iran ha compiuto centinaia di tentativi di hackerare le telecamere di sicurezza di istituzioni governative e finanziarie in Israele e nei paesi del Golfo. Tra i paesi presi di mira figurano Israele e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno registrato il maggior numero di tentativi di hacking, nonché Qatar, Bahrein, Kuwait e Cipro.

Per destabilizzare la regione e anche l’Occidente, il regime di Teheran punta a danneggiare il più possibile l’industria petrolifera, colpendo impianti e traffico navale nello stretto di Hormuz. La compagnia petrolifera statale saudita Saudi Aramco ha interrotto le operazioni nella raffineria di Ras Tanura come misura precauzionale dopo che un drone iraniano ha colpito un impianto di stoccaggio del petrolio. Per scongiurare la prosecuzione del blocco navale dello stretto di Hormuz, ieri il presidente Trump ha dichiarato che la Marina degli Stati Uniti inizierà a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, se necessario. «In ogni caso, gli Stati Uniti garantiranno il LIBERO FLUSSO DI ENERGIA al MONDO (maiuscolo nel testo originale, ndr)», ha scritto Trump in un post su Truth. Nello stesso post, Trump ha annunciato di aver ordinato alla Us International Development Finance Corporation di fornire «assicurazioni contro i rischi politici e garanzie per la sicurezza finanziaria di TUTTO il commercio marittimo, in particolare quello energetico, che transita attraverso il Golfo».

Nel breve periodo, però, il risultato di questa rappresaglia iraniana contro i paesi arabi del Golfo è servito a creare un blocco filo-occidentale che finora esisteva solo sulla carta. L'Arabia Saudita ha condannato l'Iran, accusandolo di aggressione “traditrice” contro gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Qatar, il Kuwait e la Giordania. «Il Regno dell'Arabia Saudita condanna e denuncia con la massima fermezza la perfida aggressione iraniana e la palese violazione della sovranità di ciascuno degli Emirati Arabi Uniti, del Regno del Bahrein, dello Stato del Qatar, dello Stato del Kuwait e del Regno Hascemita di Giordania, affermando la sua piena solidarietà e sostenendo gli Stati fratelli».

Abdulla Alsubousi, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, dichiara a Costanza Cavalli, di Libero: «Siamo pronti a reagire a qualsiasi evoluzione delle manovre iraniane. Abbiamo diritto alla ritorsione di fronte a tali aggressioni, anche se il nostro obiettivo è trovare una via d’uscita che risparmi alla regione un ulteriore e devastante conflitto. Ma la nostra leadership non lascerà nulla di intentato per garantire la difesa nazionale».

Fra gli organismi regionali, il Consiglio di cooperazione del Golfo e la Lega araba hanno rilasciato dure dichiarazioni sulla violazione della sovranità. Anche l'Egitto, che pure non ha subito danni, si è unito alla condanna dell'attacco agli Stati arabi. Insomma, se l’estensione dei Patti di Abramo (normalizzazione dei rapporti fra i paesi sunniti e Israele) pareva ancora un obiettivo difficile da raggiungere, ora è molto più a portata di mano. Per i regni sunniti, la repubblica rivoluzionaria sciita iraniana è diventata una minaccia immediata, non solo un pericolo potenziale, o lo sponsor di gruppi terroristi (Houthi, Hezbollah) nel Medio Oriente.