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Educare ad abortire: per il G7 è una priorità

Tra le priorità decise e i documenti approvati durante la riunione a Londra dei ministri dello Sviluppo economico e degli Esteri del G7, in vista del prossimo summit dei capi di Stato e governo dei paesi più industrializzati del mondo (11-13 giugno), c’è l’educazione delle ragazze che includa l’omicidio del figlio in grembo. A spingere in questo senso sono i poteri di tutto il mondo.

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Tra le priorità decise ed i documenti approvati nei giorni scorsi, durante la riunione a Londra dei ministri dello Sviluppo economico e degli Esteri del G7, in vista del prossimo summit dei capi di Stato e governo dei paesi più industrializzati del mondo (11-13 giugno), c’è né uno che lascia interdetti: promuovere l’educazione delle ragazze che includa l’aborto.

Onorare le donne impedendo loro di poter esser madri, e anche di nascere, è un insulto ed una violenza incivile. Tra i vari documenti approvati nelle riunioni dei Ministri del 3-4-5 maggio, molti dei quali riprendono gli impegni per la lotta alla fame, la comune collaborazione per affrontare le minacce, l’impegno a migliorare le proprie democrazie, il fronte comune per la salute e contro le pandemie, c’è anche un documento significativo sulla sfida di promuovere l’educazione per le ragazze in questo periodo di pandemia e post pandemia da Covid 19. C’è la volontà di aiutare 40 milioni di bimbe e ragazze nel mondo a coltivare i propri talenti, ma appunto non quello di prendere in mano liberamente il proprio destino di donne, poiché sicuramente non le si vuole madri.

I Ministri per lo Sviluppo e degli esteri dei sette paesi (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d'America) si impegnano in particolare a “lavorare in collaborazione con partner dei paesi in via di sviluppo, le istituzioni multilaterali, la società civile, i gruppi guidati dalle ragazze e le giovani leader, per rimuovere gli ostacoli all'istruzione”. Nello specifico, entro il 2026 i paesi più sviluppati al mondo rappresentati nel G7, dal quale rimangono esclusi India, Brasile, Russia e Cina, desiderano ampliare le iniziative educative che favoriscono una istruzione accelerata, anche attraverso la fornitura di tecnologie per permettere l'apprendimento a distanza, aumentare i programmi di alfabetizzazione precoce e matematica e, leggete bene, ”aumentare l'accesso a un'educazione sessuale completa, promuovendo la salute e i diritti sessuali e riproduttivi”.

La riunione del capi di Stato e governo del prossimo giugno riaffermerà anche il suo pieno impegno per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) di tutti gli individui, riconoscendo l'ondata di nascite ad alto rischio, gravidanze indesiderate, aborti non sicuri, infezioni da HIV e MGF durante la pandemia. E’ questa la sfida educativa che serve alle bambine e ragazze di tutto il mondo e soprattutto dei paesi più svantaggiati e colpiti dalla crisi economica e sanitaria? No. Tuttavia nei giorni appena precedenti al Summit dei Ministri del G7, al quale ha partecipato attivamente il neo Segretario di Stato Antony Blinken, gran promotore della nuova linea di politica estera americana pro aborto e pro LGBTI, il Governo di Boris Johnson aveva annunciato un drastico taglio degli aiuti ai paesi meno sviluppati del mondo, un taglio netto che andrà a colpire molti dei programmi di sostegno all’aborto, in particolare attraverso l’agenzia UNFPA delle Nazioni Unite. La riduzione dei finanziamenti ai programmi internazionali decisa dal Regno Unito è dell’85% , da 154 milioni di sterline a 23 milioni nel 2021.

La notizia, trapelata dopo il Summit tra Boris Johnson e il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta lo scorso 26 aprile, aveva suscitato urla e grida da parte sia del Direttore esecutivo dell’UNFPA Natalia Kanem (“la decisione presa da Londra devasterà i nostri programmi per la pianificazione famigliare e la salute riproduttiva nel mondo…con quei soldi avremmo potuto pagare servizi sanitari per 4.3 milioni di aborto”), mentre da Marie Stopes International e IPPF si alzavano voci allarmate per la possibile riduzione degli aborti nel mondo. Le pressioni di multinazionali ed agenzie ONU hanno dunque trovato eco nel documento sulla educazione (e aborto). Certamente la presenza e l’impegno della Segreteria di Stato USA e dell’USAID hanno certamente avuto un peso determinante negli impegni sottoscritti dai Ministri del G7.

C’è solo da ricordare che a pochi giorni dall’approvazione al G7 del documento sulla ‘Educazione delle Ragazze’, il Senato USA aveva definitivamente confermato (28 aprile) la nomina di quella Samatha Power a capo della agenzia per degli aiuti internazionali USA (USIAD), fortissima promotrice dell’aborto nel mondo e la cui conferma preoccupa il mondo pro life di tutti i paesi poveri. Era dunque possibile che la riunione del G7 approvasse un documento sull’educazione delle bimbe e ragazze del mondo.

Lascia senza parole che la priorità della politica estera e dello sviluppo delle 7 più forti economie del mondo sia un’educazione per le ragazze che includa l’esplicito sostegno sia all’educazione sessuale completa (nella quale rapporti sessuali precoci, uso dei contraccettivi ed aborto sono inclusi), sia alla salute riproduttiva (divenuta l’equivalente dell’aborto). Un ennesimo attentato alla salute e alla dignità delle donne e alla loro libertà di essere madri.

Tutti i poteri del mondo vi concorrono: le riviste come Vogue , che accusa di vandalismo coloro che accolgono la nascita di un figlio; le multinazionali dell’aborto come Marie Stopes, che afferma l’equivalenza tra il benessere climatico e la crescita degli aborti; gli impegni dei ‘grandi’ paesi del mondo, di cui l’ultimo documento dei Ministri del G7 è un esempio. Inneggiare alle donne ed impedire loro di nascere ed essere madri non è educazione, è volgare violenza.

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