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RAPPORTO

India, si aggrava la persecuzione dei cristiani

Il premier indiano Modi oggi dal Papa a mostrare il volto buono del suo governo, ma la realtà è che per i cristiani è sempre più difficile vivere nella "sua" India: solo dall'inizio dell'anno sono stati denunciati già più di 300 casi gravi di persecuzione: attacchi a chiese e proprietà ecclesiali, omicidi, vessazioni e abusi, dietro il pretesto delle “conversioni forzate”.

Attualità 30_10_2021

Secondo alcuni osservatori, l’incontro, il primo, di Papa Francesco con il premier indiano Narendra Modi, sabato 30 ottobre in Vaticano, potrebbe aprire la via al tanto atteso viaggio del Pontefice in India (l’ultimo ad andare in India è stato san Giovanni Paolo II, nel 1999). Fonti politiche indiane suggeriscono piuttosto che l’evento possa intendersi come un tentativo di Modi di avvicinare la comunità cristiana e assicurarsi il suo sostegno alle elezioni politiche in agenda nel 2022 nello Stato di Goa dove i cattolici costituiscono un quarto della popolazione (mentre a livello nazionale sono poco più del 2%).

Modi ha tutte le ragioni di preoccuparsi del voto dei cristiani. L’India è uno dei 13 Stati in cui i cristiani subiscono forme di persecuzione che l’onlus Open Doors nella sua World Watch List 2021 classifica come estreme. Ne sono responsabili gli integralisti indù, sempre più intolleranti e aggressivi soprattutto a partire dal 2014, da quando cioè il Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito nazionalista indù di cui Modi è il leader, controlla il governo federale e quelli di diversi Stati.

Benché la Costituzione indiana riconosca il diritto di professare, praticare e diffondere liberamente la propria religione, gli episodi di intolleranza, violenza, intimidazione contro i cristiani sono diventati sempre più frequenti, come documentano decine di articoli pubblicati nel blog della Nuova BussolaCristiani perseguitati”. Secondo un rapporto redatto da alcune organizzazioni governative, pubblicato il 21 ottobre e intitolato “Cristiani sotto attacco in India”, dall’inizio del 2021 sono stati denunciati già più di 300 casi gravi: attacchi a chiese e proprietà ecclesiali, omicidi, vessazioni e abusi, a volte reiterati fino a costringere le vittime a lasciare i loro villaggi perdendo ogni bene e i mezzi di sostentamento, irruzioni di gruppi di estremisti indù in case private dove si stanno svolgendo incontri di preghiera. In ordine di tempo, l’ultima vittima dell’intolleranza indù è la Christ Jyoti Senior Secondary School di Satna, nel Madhya Pradesh. È una scuola cattolica, apprezzata, come tutti gli studi scolastici fondati e amministrati da cristiani, per l’alto livello dell’istruzione impartita. I suoi oltre tremila allievi sono quasi tutti di religione indù. Quelli cristiani sono solo una cinquantina. Il 25 ottobre i giovani del Bajrang Dal, un’organizzazione nazionalista, hanno ingiunto ai dirigenti della scuola di installare entro 15 giorni una statua della dea indù della conoscenza Saraswati, minacciando in caso contrario “agitazioni e scioperi tra la popolazione”.

Uno dei modi più comuni di infierire sui cristiani è quello di accusare religiosi e missionari di estorcere le conversioni al Cristianesimo: con la forza, con l’inganno, offrendo denaro, promettendo vantaggi materiali. Si chiamano “conversioni forzate” e già nove Stati della Federazione hanno adottato leggi che le proibiscono e le sanzionano severamente. Nel Madhya Pradesh, ad esempio, la legge anti-conversione, entrata in vigore l’8 marzo scorso, prevede per i trasgressori da uno a cinque anni di carcere; e da due a 10 se la conversione “forzata” riguarda un minore, una donna o una persona appartenente a caste inferiori e comunità tribali. Dall’inizio dell’anno centinaia di casi di violenze in seguito a false accuse di conversioni forzate sono stati registrati in 21 Stati della Federazione: in certi casi ad agire sono gruppi di estremisti indù, in altri casi decine di persone si uniscono ai militanti islamisti.

Le accuse di conversioni forzate contribuiscono a creare tra la popolazione risentimento e odio nei confronti dei cristiani. Inoltre, creano un crescente stato di insicurezza tra i fedeli, accresciuto dal fatto che molto spesso le forze di sicurezza e le autorità sono restie a difendere i cristiani, anche quando le accuse sono palesemente pretestuose e quando i religiosi denunciati sono stati vittime di violenze e atti vandalici.

Un video che circola attualmente sui social network dà la misura del clima ostile che circonda i cristiani. È stato realizzato il 23 ottobre durante una manifestazione contro le conversioni al Cristianesimo e riprende un leader religioso indù del Chhattisgarh, lo swami Parmatmanand, che esorta la popolazione a “difendersi”. “Tenete i bastoni in casa”, grida alla folla radunata lo swami, aggiungendo: “La gente nelle città non lo fa, ma nei nostri villaggi tiene anche le accette. Decapitateli quando vengono per operare conversioni religiose. Vi chiederete perché un santo come me parli di violenza. Direte: come può essere un santo se accende il fuoco? A volte il fuoco deve essere acceso, anche Hanuman (una divinità indu, ndr) lo ha fatto. Vi dico ancora, chiunque viene a convertire nella vostra casa, nella vostra strada, nel vostro quartiere, nel vostro villaggio, non deve essere perdonato”.

L’agenzia Asia News, che riporta la notizia, sottolinea, a conferma della gravità della situazione in cui versano i cristiani, che degli esponenti di spicco del partito di governo, il Bjp, partecipavano all’evento e hanno applaudito le parole dello swami Parmatmanand: tra di loro, anche Nand Kumar Sai, ex presidente della Commissione nazionale per le caste svantaggiate. Inoltre, dopo la manifestazione, il sovrintendente di polizia di una città vicina ha diramato a tutte le stazioni di polizia un comunicato in cui chiede, come ricostruisce The Wire, «di sorvegliare i missionari cristiani e i tribali da poco convertiti per fermare queste attività “illegali”».