• LA VITA DI GESù NELL'ARTE/7

Il Tiepolo e il racconto di una scena unica

La Fuga di Gesù del Tiepolo, conservata a Lisbona, è molto particolare perché si riferisce ad un episodio poco mostrato di questo atto della vita di Gesù, ossia il momento in cui la Sacra Famiglia attracca sulla costa egiziana. Il ritratto del nostro più celebre "ambasciatore" dell'arte settecentesca nel mondo. 
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Al Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona esiste un dipinto che pur raffigurando una scena che ha ispirato decine di artisti attraverso i secoli - La Fuga in Egitto - è molto particolare perché si riferisce ad un episodio poco mostrato di questo atto della vita di Gesù, ossia il momento in cui la Sacra Famiglia attracca sulla costa egiziana.

Si tratta di un quadro del Tiepolo (1696-1770), datato all'ultimo periodo della vita dell'artista tra il 1764 e il 1770, è un olio su tela e misura 0,57 m x L 0,44 m. Sul fronte del palco sono rappresentati due cigni, simboli dell'amore fedele. Un paesaggio roccioso e ostile è dipinto a destra della scena, con tre rapaci nel cielo.

Esistono schizzi di questa scena (inchiostro e gesso su carta) con variazioni, tra cui quello conservato a New York, alla Morgan Library.

Ma chi era Tiepolo?

Giovanni Battista (o Giambattista) Tiepolo è nato a Venezia il 5 marzo 1696 ed è morto a Madrid il 27 marzo 1770. Ultimo dei sei figli di Domenico Tiepolo, capitano di nave mercantile, e di sua moglie Orsetta, Giovanni Battista Tiepolo rimase orfano di padre all'età di un anno. Entrò nel 1710 come allievo nella bottega di Gregorio Lazzarini, ma fu maggiormente influenzato da Sebastiano Ricci e Giovanni Battista Piazzetta. Nel 1715 completò la sua prima opera importante, il Sacrificio di Isacco, e nel 1716 ricevette la prima commissione per la Chiesa dell'Ospedaletto. Lasciò lo studio di Lazzarini nel 1717 e fu accettato nella corporazione dei pittori.

Sposò nel 1719 Cecilia Guardi, sorella dei pittori rococò veneziani Gianantonio Guardi, Nicolò Guardi e Francesco Guardi dai quali avrebbe avuto dieci figli, di cui sarebbero sopravvissuti quattro femmine e tre maschi, tra cui Giandomenico e Lorenzo divenuti artisti loro stessi dopo un periodo passato come ssistenti del padre. Nel 1720 realizza le sue prime opere profane a Villa Baglioni (Padova-Massanzago).

Un patrizio di Udine, Dionisio Delfino, gli commissionò la decorazione degli affreschi della cappella e del palazzo (1726-1728). Lì dipinse Il Giudizio di Salomone sul soffitto del Salone Rosso dell'Arcidiocesi, considerato il suo primo capolavoro. Realizza le prime opere importanti a Venezia  tra il 1726 e il 1729: sono un ciclo di enormi tele dipinte di antiche battaglie e trionfi per decorare un grande salone dei ricevimenti nel Palazzo Dolfin Manin.

Rapidamente divenne un pittore ricercato e prolifico: dipinse tele per le chiese di Verolanuova, un soffitto per i Gesuiti nella chiesa di Santa Maria del Rosario (o dei Gesuati) a Venezia, per la Scuola dei Carmini, un soffitto per i palazzi Archinto e Casati-Dugnani a Milano (1731), la Cappella Colleoni a Bergamo (1732-1733), a Palazzo Clerici a Milano (1740), le decorazioni per la villa Cordellini a Montecchio Maggiore (1743-1744) e per il salone delle feste di Palazzo Labia, con la storia di Cleopatra (1745-1750).

Intorno al 1740 collaborò all'incisione della serie di stampe di Giuliano Giampiccoli di vedute di paesaggio da Marco Ricci (36 paesaggi con due frontespizi) pubblicata intorno al 1740 e ristampata con integrazioni nel 1775 da Teodoro Viero. La serie completa di 36 paesaggi è conservata al British Museum.

Su invito del principe-vescovo Charles-Philippe de Greiffenclau, partì con i suoi due figli per Würzburg dove rimasero per tre anni, e lì decorò con loro il soggiorno della sua nuova residenza, poi l'immenso soffitto della monumentale scalinata di Johann Balthasar Neumannote. La sua Allegoria dei pianeti e dei continenti (foto) mostra Apollo, nel suo viaggio quotidiano, con gli dei che simboleggiano i pianeti e le figure allegoriche sul cornicione rappresentano i quattro continenti, compresa l'America. Aveva già sfruttato questo tema nel salone Baglioni di Padova nel 1720 e in quello dei Clerici a Milano nel 1740. Dipinse anche gli affreschi del salone Kaisersaal e dei conventi circostanti.

Ritornato a Venezia nel 1753, acquistò una villa a Zianago grazie alla fortuna accumulata a Würzburg.

Fu eletto presidente dell'Accademia di Padova e realizzò affreschi per chiese tra cui il Trionfo della Fede per la Chiesa della Pietà. Si avvale dei servizi di un maestro in prospettiva, Gerolamo Mengozzi Colonna. Realizza gli affreschi di Ca' Rezzonico e prosegue gli affreschi di Cleopatra a Palazzo Labia con L'incontro di Antonio e Cleopatra, Il banchetto di Cleopatra e un soffitto centrale con Il trionfo di Bellerofonte nel tempo. Lavorò per le ville dei patrizi della campagna veneta, come la villa Valmarana, quelle delle famiglie Cordellina e Loschi di Vicenza, nonché un grande soffitto funebre per la villa Pisani a Stra. A Milano ha commissioni dalle famiglie Archinto, Casati e Clerici.

Tiepolo è rinomato a livello locale, ma anche all'estero come in Russia o in Inghilterra. Nel 1761, il re Carlo III di Spagna gli commissionò un affresco del soffitto dell'Apoteosi di Spagna per il palazzo reale di Madrid. All'inizio del 1762 partì per Madrid, dove vi rimase fino alla morte.

Ottimo pittore, influenzò Francisco Goya attraverso una tecnica notevole che, peraltro, ebbe in seguito grande riconoscimento: la luce, l'"illuminazione" di parti specifiche del dipinto con colori chiari per far emergere impressioni o idee, come la purezza o il divino.

I temi trattati includono quasi sempre un'allusione alla morte e alla magia.

Anche se il massimo storico dell’arte italiana del Novecento, Roberto Longhi, considerava Tiepolo un artista frivolo, paragonandolo a Cecil de Mille, pioniere hollywoodiano dei colossal (che altro non sono che rievocazioni storiche fatte con un gusto esagerato e pacchiano), non possiamo negare l’enorme ruolo di ambasciatore dell’arte italiana del Settecento che questo straordinario artista ha rappresentato.

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