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Il governo non è nato, è già sotto assedio

C'è una straordinaria concentrazione di poteri protesi verso il boicottaggio del nascente esecutivo italiano. Basta leggere i commenti della grande stampa nazionale e internazionale.

Il presidente del Consiglio Conte esce di casa

Il Presidente del Consiglio incaricato ha incontrato ieri le delegazioni di tutti i partiti e ha incassato anche l’appoggio di 4 senatori del gruppo misto, il che lascia presagire una navigazione più tranquilla a Palazzo Madama per il nascente esecutivo, che sulla carta poteva contare soltanto su sei voti di maggioranza. Conte ha precisato che il suo governo sarà politico, con ministri politici espressione della volontà popolare. Intanto l’assedio di centri di potere internazionali e giornali nazionali e stranieri prosegue e interi pezzi di establishment sembrano remare contro in ogni modo. Il nascente esecutivo evidentemente non piace e non convince i cosiddetti “poteri forti”, che vorrebbero impallinarlo prima ancora che nascesse.

Ma ormai nascerà, nonostante l’ostracismo assai diffuso. Giuseppe Conte ieri sera, come gesto simbolico, ha incontrato una delegazione di risparmiatori colpiti dalla crisi delle banche venete e di Banca Etruria, assicurando che tutti verranno risarciti. Tra stasera e domattina salirà al Colle per proporre al Capo dello Stato una lista di ministri che verranno nominati dal Presidente della Repubblica.

Pare sia ancora in corso un braccio di ferro sulla composizione della squadra di governo, in particolare per quanto riguarda la casella del Ministero dell’economia. In via XX settembre Lega e Cinque Stelle vorrebbero portare l’economista Paolo Savona, profilo finito sotto osservazione per l’accusa di euroscetticismo. La sua candidatura rischia di tramontare nonostante l’insistenza dei due principali azionisti del nascente governo.

Una volta affrontato e risolto, però, il nodo della compagine governativa, bisognerà mettere mano alla concreta attuazione del programma. Ed ecco che affiorano già le prime tensioni, che si scaricano sui mercati. Milano, dopo una partenza positiva, ieri ha chiuso in rosso: il Ftse Mib ha registrato una flessione dello 0,71% a 22.749 punti. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, che ieri mattina sembrava scendere, anche per merito delle dichiarazioni concilianti di Conte a proposito della collocazione europea dell’Italia, è poi risalito a 195 punti. Il picco è stato raggiunto in seguito alle parole del segretario della Lega Matteo Salvini che, a proposito della possibilità ventilata da Bruxelles di una manovra da 10 miliardi di euro, ha detto: «Intendo fare l’opposto di quello che l’Ue ha minacciato ai governanti italiani negli ultimi anni».

Il commissario europeo agli affari economici, Moscovici mostra peraltro di voler dare credito al tentativo giallo-verde e mostra fiducia, lanciando segnali positivi all’Italia, ferma la necessità di vedere poi all’opera il nuovo esecutivo italiano.

I giornali italiani e quelli stranieri, però, sembrano aver già bocciato Conte e il governo che si accinge a guidare. I titoli di apertura ieri erano tutti all’insegna degli attacchi al “signor nessuno”, con fiumi di editoriali e commenti sul Presidente del Consiglio incaricato, bersagliato in quanto privo di storia politica e per la vicenda del suo curriculum “gonfiato”. «Mai avevamo avuto un premier di cui nessuno conosceva la voce e le idee», ha scritto il direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Il Corriere della Sera non è da meno: «Per la prima volta nella storia della Repubblica, a Palazzo Chigi c’è al timone un uomo con un profilo da marziano. Il passato e i particolari privati della vita di Conte sono protetti dalla sua lontananza politica e dal cordone dei colleghi giuristi che per rispetto istituzionale non parlano volentieri delle possibili malefatte del collega». Alessandro Sallusti, sul Giornale, definisce Conte «sconosciuto e inesperto, taroccatore di curriculum e incerto pagatore di tasse». Perfino Il Fatto Quotidiano, considerato vicino ai Cinque Stelle, sembra prendere le distanze da Conte definendolo “l’equilibrista”, per la sua intenzione di tenere insieme l’Unione europea, il Colle e i valori dei Cinque Stelle e della Lega.

Più caustici gli attacchi d’oltreconfine. Le Monde ricorda che Conte «una settimana fa era solo un illustre anonimo». Il New York Times lo stronca come «avvocato poco conosciuto e con nessuna esperienza di governo». The Guardian si chiede «in che modo Conte riuscirà a tenere uniti i programmi di M5S e Lega e gli impegni con l’Europa». In Spagna sul quotidiano madrileno El Pais si legge che il premier designato «è un tecnocrate che governerà il paese senza passare per le elezioni (il quinto consecutivo): esattamente ciò che Lega e M5S hanno criticato per 5 anni e hanno promesso di evitare». El Mundo definisce Conte «capo di una coalizione populista e professore senza esperienza politica».

Si tratta di critiche un tantino affrettate, che svelano la straordinaria concentrazione di poteri protesi verso il boicottaggio del nascente esecutivo italiano. Tutto questo potrebbe tradursi anche in speculazioni sui mercati finanziari, con la complicità dei media internazionali. Ma almeno in Italia certa stampa dovrebbe sospendere il giudizio e dare al nuovo esecutivo il tempo di poter dimostrare il suo valore e la sua capacità di dare corso alle promesse fatte. Un conto è essere cani da guardia, altro è fare da megafoni acritici ai mestatori nel torbido.