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MANCHESTER

Elezioni suppletive inglesi, gli islamo-ecologisti affondano il Labour

Nel seggio Gorton & Denton, nell'area di Manchester, le elezioni suppletive sono state vinte dai Verdi. Il Partito Laburista, nella sua roccaforte, precipita al terzo posto, ultimo segnale di una crisi esistenziale.

Esteri 28_02_2026
Hannah Spencer e Zack Polanski (AP)

È una piccola area sulla mappa elettorale, ma quello che si è consumato nel seggio Gorton & Denton, nella zona di Manchester, è un vero e proprio cataclisma per la scena sinistra della politica britannica. Un “feudo rosso” dove il Labour ha eletto deputati per quasi un secolo, oggi è il teatro di una mutazione genetica che promette di ridefinire il futuro del Regno Unito.

Le elezioni suppletive – indette a seguito delle dimissioni del parlamentare laburista in carica, Gwynne, travolto da uno scandalo per messaggi antisemiti e razzisti – hanno sancito un verdetto senza precedenti. Il Labour, il partito di governo, non solo ha perso, ma è sprofondato al terzo posto. I Verdi hanno ottenuto quasi 15 mila voti, contro i circa 10.500 dei faragisti, mentre il Labour è rimasto addirittura sotto i 10 mila.

Ma il verdetto delle urne dice molto di più: quello di Keir Starmer è sprofondo rosso. A trionfare è stata la trentacinquenne Spencer, fino a ieri idraulico e consigliere locale, oggi in Parlamento. Nel suo discorso in salsa socialista, Hannah Spencer ha promesso di combattere per i poveri. Alla Mamadani per intenderci. 

Dietro questo successo c’è la regia del nuovo leader nazionale, l’abile Zack Polanski. Polanski ha operato una metamorfosi radicale, trasformando i Verdi da partito ecologista di nicchia a una forza populista di sinistra, capace di intercettare il malessere sociale con dinamiche simili al movimento di Melenchon in Francia. I “nuovi Verdi” sono oggi la diga del progressismo estremo che punta a contenere l’avanzata inarrestabile di Farage, drenando consensi soprattutto tra i giovani, con le ragazze sotto i 24 anni che li eleggono a primo partito di gran lunga.

I dati che arrivano da Parigi, New York e adesso, sempre più, la Gran Bretagna, ci dicono che i giovani cercano solo posizioni nette ed estreme, del centro sono stufi.

Ma tale trionfo porta con sé ombre inquietanti. La campagna elettorale a Gorton & Denton è stata segnata dall’ingerenza della popolazione musulmana, come era già successo per le amministrative in giro per il Paese. I Verdi hanno corteggiato aggressivamente l’elettorato islamico, distribuendo volantini in urdu e bengali per esortare i fedeli a punire Starmer sulla questione di Gaza, accusandolo di eccessiva timidezza nel sostegno alla causa palestinese. Una strategia spietata, che ha visto perfino la diffusione di foto del Premier britannico insieme al leader indiano Modi per alimentare le animosità della comunità pakistana. Il legame storico tra musulmani e Labour si è spezzato, aprendo le porte a una saldatura tra estrema sinistra e islam che ormai certifica ridisegna la geografia elettorale del Paese.

Quello di ieri potrebbe essere solo l’antipasto delle amministrative di maggio. A Londra, i laburisti rischiano di essere travolti, mentre la geografia politica britannica si frammenta in una gara a cinque: un campo progressista diviso tra Verdi, laburisti e liberaldemocratici, e una destra contesa tra Nigel Farage e i conservatori. Il Labour, in questa nuova partita, rischia concretamente di ridursi a partito minoritario.

Se Starmer fosse costretto ad abbandonare il Numero 10 di Downing Street, la Gran Bretagna segnerebbe un record drammatico: sette Primi Ministri in soli dieci anni. Una sfilata di leader — da Cameron a May, da Johnson a Truss, fino a Sunak e Starmer — che testimonia l’instabilità cronica della politica britannica. Ma non era l’Italia il malato d’Europa?

La crisi è precipitata nel dicembre 2024, quando Starmer ha nominato il veterano laburista Lord Peter Mandelson come ambasciatore a Washington. I legami tra Mandelson ed Epstein erano già noti alla stampa, così come il passato turbolento del Lord, la cui carriera era stata interrotta ben due volte da accuse scandalose. Ma Starmer e i suoi consiglieri hanno scommesso sul peso politico di Mandelson.

E quando il 19 dicembre, il Dipartimento di Giustizia americano ha iniziato a pubblicare documenti declassificati il velo è stato squarciato, Mandelson arrestato, e a cascata sono arrivate le dimissioni del capo dello staff, il potentissimo Morgan McSweeney — l’architetto del «progetto Starmer» e del responsabile della comunicazione, Tim Allan.

Il personaggio luciferino di Mandelson è stato una figura chiave della sinistra politica inglese per tre decenni. Era lui il cuore del progetto del New Labour di Tony Blair, di cui era uno dei principali consiglieri, per poi diventare due volte ministro.

I file Epstein hanno poi rivelato la profonda conoscenza tra Lord Mandelson e Epstein. I documenti emersi dal Dipartimento di Giustizia americano dipingono un quadro di inquietante vicinanza, svelando dettagli che vanno ben oltre la semplice conoscenza superficiale. Nel 2009, mentre il mondo intero annaspava nella morsa della crisi finanziaria, Mandelson non esitava a trasmettere a Epstein informazioni riservate del governo britannico, arrivando, per esempio, a condividere i dettagli di una nota inviata al Primo Ministro sulla possibile vendita di terreni e proprietà statali. All’epoca, Mandelson era Segretario di Stato per le Imprese e Epstein stava scontando una pena per aver procurato minori.

Il legame tra i due era cementato da favori personali e promesse finanziarie: Epstein si era finanche offerto di versare oltre 3mila sterline per finanziare il corso di osteopata del fidanzato di Mandelson, un gesto che sottolinea la natura simbiotica del loro rapporto. A completare questo scenario di sconcertante confidenza intervengono le comunicazioni private del 2010: con l’avvicinarsi delle elezioni generali, Mandelson – che ha sempre vissuto apertamente la propria omosessualità – si lasciava andare a battute ambigue, scrivendo di sperare in un parlamento senza maggioranza o, in alternativa, nell’elezione giovane premier “ben dotato”.

Lo scandalo Epstein è solo l’ultimo squarcio sotto la linea di galleggiamento di una nave laburista che imbarca acqua ormai da mesi.  Già nel corso del 2024, infatti, l’immagine di Starmer era stata devastata dal cosiddetto scandalo dei “regali”: Sir Keir avrebbe accettato omaggi da generosi finanziatori per un totale superiore alle 133mila sterline. Una lista di favori lunga e imbarazzante: vestiti di lusso, vacanze e biglietti gratuiti per partite di calcio, concerti, e molto altro.

Archiviati i regali, in piena tempesta Epstein e con l’islam alleato della sinistra più a sinistra del Labour, ora Starmer ha solo accelerato un naufragio che era già scritto nelle politiche e negli scandali di questo governo.

Per ora i ministri gli giurano fedeltà, ma è una lealtà di facciata. Starmer resta al potere solo perché i suoi rivali sono fuori gioco: Angela Rayner è caduta per questioni fiscali e Wes Streeting è paralizzato dai suoi stessi legami con Mandelson. Soprattutto, i parlamentari laburisti tremano all’idea di nuove elezioni: molti siedono su seggi conquistati con margini inferiori al 5% e sanno che un ritorno alle urne significherebbe il suicidio politico.