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IRLANDA DEL NORD

Belfast, un brutale accoltellamento scatena una rivolta anti-immigrati

A Belfast, un rifugiato sudanese, con permesso di soggiorno, tenta di decapitare un passante (vivo, ma in condizioni gravissime). E scoppia la rivolta contro gli immigrati. I cittadini chiedono più sicurezza, la politica fa orecchie da mercante.

Esteri 11_06_2026
Belfast, il giorno dopo la rivolta (AP)

Esplosioni, bidoni incendiati, un autobus che si consuma nelle fiamme. Belfast è di nuovo un teatro di guerra. La scintilla è l’accoltellamento di un uomo da parte di un profugo sudanese. Una violenza brutale che dalle strade dell’Irlanda del Nord ha propagato un’onda d’urto in diversi punti del Paese. In Scozia si registrano tensioni contro gli immigrati a Edimburgo e blocchi stradali sul ponte di Glasgow, mentre scontri e violenze colpiscono anche Southampton, sulla costa meridionale, mentre gruppi di manifestanti hanno preso d’assalto gli edifici che ospitano gli immigrati. 

Sono scene tristemente familiari per un Paese in cui la tensione sul tema dell’immigrazione è ormai a livello di guardia. Solo una settimana fa, la diffusione dei filmati della bodycam di un agente avevano duramente scosso gl’inglesi profondamente provati dalla morte del giovanissimo Henry Nowak, per mano di un sikh che lo aveva falsamente accusato di odio razziale.

È una storia che inizia lunedì sera, nella periferia nord di Belfast. Per motivi ancora oscuri, il rifugiato sudanese ha aggredito un irlandese, colpendolo ripetutamente al viso e al collo. Un video dell’accaduto, rimbalzato sui social media, mostra tutta la ferocia dell’assalto: l’aggressore infierisce sulla vittima già immobilizzata a terra, nel tentativo di decapitarla. Solo l’intervento coraggioso di alcuni passanti, che hanno affrontato l’uomo con mezzi di fortuna – tra cui persino un bastone da hurling, il tradizionale sport irlandese –, ha evitato che il dramma si trasformasse in un omicidio. L’uomo è ora ricoverato in ospedale in gravissime condizioni ed è certo che un occhio l’ha perso irrimediabilmente. 

La notte di Belfast restituisce l’immagine di una nazione estremamente frammentata. Il caso ha immediatamente riacceso lo scontro politico e l’allarme dell’opinione pubblica sul legame tra flussi migratori e sicurezza. Se le opposizioni accusano il governo di non aver saputo proteggere i cittadini e di aver perso il controllo delle frontiere, Nigel Farage è intervenuto con durezza, esigendo l’immediata diffusione del nome e dello status migratorio dell’aggressore e ribadendo che «i cittadini hanno il diritto di conoscere la verità». La vicenda ha infatti sollevato, ancora una volta, il velo sulla prassi controversa della polizia che impedisce di rivelare l’identità dei sospettati, così come la crescente tendenza a non dichiarare se per tali reati siano aperti fascicoli per terrorismo. Ed è proprio questa percepita opacità a esasperare gli animi.

Ma tale è la foga del dibattito, aizzata anche dagli interventi sui social di Elon Musk, che in serata il capo della polizia dell’Irlanda del Nord, Jon Boutcher, ha preso la decisione di rendere noti alcuni dettagli sul "presunto attentatore". Secondo le prime ricostruzioni, avrebbe raggiunto la Francia dalla Somalia nel febbraio del 2023, poi Dublino. La tappa finale verso l’Irlanda del Nord è avvenuta a bordo di un comune autobus di linea, sfruttando l’assenza di controlli di frontiera via terra all’interno della Common Travel Area. Una volta giunto a Belfast, l’uomo ha fatto richiesta di asilo e il ministero dell’Interno britannico gli ha concesso ufficialmente lo status di rifugiato e un permesso di soggiorno della durata di cinque anni. Un documento regolare, che oggi pesa come un macigno sul dibattito politico nazionale.

Restano ancora nell’ombra i dettagli su come sia riuscito a raggiungere la Francia. Tuttavia, la sua traiettoria ricalca una rotta ben nota alle cronache migratorie: gli immigrati che muovono dalle coste del Nord Africa per fare ingresso in Europa passano spesso per l’Italia.

I dati, del resto, fotografano una tendenza strutturale. Nel 2025, su un totale di 66.296 emigranti giunti in Italia, ben 4.183 hanno dichiarato la nazionalità sudanese, cioè il 6,3% degli sbarchi complessivi. Una presenza già significativa nel 2023 – l’anno in cui l’aggressore ha varcato i confini irlandesi provenienti da Parigi –, quando i cittadini sudanesi approdati sulle coste italiane erano stati 5.834, il 3,7% di un totale allora record di 157.652 persone.

Esattamente un anno fa, l’Irlanda del Nord era stata già scossa da violenti disordini anti-immigrati, culminati in una vera e propria caccia all’uomo contro la comunità romena e in duri scontri con le forze dell’ordine, esplosi sulla scia dell’arresto di due adolescenti di origine straniera accusati di stupro di una ragazza. A esasperare un sentimento di insicurezza ormai diffuso in tutto il Regno Unito si aggiungono poi i fatti di cronaca che insanguinano la capitale. Solo nei giorni scorsi, a Londra, il cantautore trentacinquenne Talay Riley – vincitore di un Grammy e firma di brani per personaggi noti come come Dua Lipa e Britney Spears – è stato ucciso a coltellate all’interno di un giardino pubblico. E come dimenticare uno dei casi più eclatanti in Irlanda nel 2023, quando, nel cuore di Dublino, vennero accoltellati tre bambini e una donna.  Anche allora scoppiarono manifestazioni di protesta.

In momenti di così profondo dolore e instabilità, il Paese esige risposte chiare. E alla Camera dei Comuni, il deputato unionista del North Antrim, Jim Allister, martedì ha incalzato duramente il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, il laburista Hilary Benn, ponendo l’accento sulla concessione dei diritti di residenza a soggetti provenienti da contesti culturali così distanti: «Cosa si intende fare – ha chiesto Allister senza giri di parole – per impedire l’importazione di una cultura aliena che ritiene accettabile tentare di decapitare una persona in mezzo alla strada?». Il ministro ha tuttavia preferito la via dell’elusione retorica, replicando: «Mi rammarico che l'onorevole signore abbia usato l'espressione “cultura aliena”, ma a cosa si riferisce esattamente?». Una risposta sfuggente, quasi burocratica, che sembra ignorare del tutto la temperatura emotiva del Paese.

Le statistiche, d’altronde, fotografano un’emergenza transnazionale che stringe in una morsa l’intera area britannica e irlandese. Nella Repubblica d’Irlanda, i dati di An Garda Síochána rivelano che nell’ultimo quinquennio (2020-2024) i sequestri di armi da taglio sono impennati del 28% rispetto ai cinque anni precedenti, trascinando con sé un incremento del 14% dei procedimenti penali per porto abusivo. I registri ospedalieri dell’Hse contano 1.784 ricoveri per aggressione da lama, pari a quindici feriti ogni mese. 

Il knife crime in Inghilterra e Galles si conferma un implacabile termometro del disagio urbano: 53mila episodi nel 2025, in linea con i 55mila casi registrati nel biennio 2019/20. I dati dell’Ons indicano che Londra detiene il triste primato con il tasso più alto del Paese, pari a 182 reati ogni 100mila abitanti. Uno scenario in cui il coltello si attesta come la principale arma del delitto, responsabile nel 2024 di 262 omicidi su un totale di 570 (il 46%), complice anche l’escalation degli scontri tra gang di immigrati a Londra e Birmingham. Quanti passi separano il Regno Unito dallo sprofondare nell’anarchia?