• Natale, una storia vera/4

Il censimento, Quirinio e la precisione di san Luca

Al tempo della nascita di Gesù, la Giudea faceva parte della provincia senatoriale romana della Siria. Più personalità romane avevano incarichi riguardanti la regione. A differenza di Tertulliano, che lo attribuisce a Senzio Saturnino, san Luca riferisce il censimento a Quirinio, quando questi era governatore della Siria. L’evangelista specifica che si trattava di un “primo censimento” (il secondo avvenne anni dopo). E la storia gli dà ragione.

Al tempo della nascita di Gesù, la Giudea faceva parte della provincia senatoriale romana della Siria. Il governatore risiedeva ad Antiochia, il porto più importante della zona. L’area che faceva capo a Erode veniva gestita da un procuratore, che normalmente risiedeva a Cesarea Marittima, altra località portuale. Nessuna stranezza, pertanto, nel collegare a un medesimo fatto storico più personalità romane con incarichi riguardanti la regione. Questo spiega perché Tertulliano (ca † 230) possa attribuire a Gaio Senzio Saturnino il censimento che invece san Luca riferisce a Publio Sulpicio Quirinio. Questi fu certamente in Siria e territori limitrofi già nel 5-3 a.C., vittorioso nella guerra contro i ribelli Omonadensi, sui monti del Tauro. Tanta era la stima dell’imperatore Augusto per lui che in seguito gli fu affidato il nipote Gaio Giulio Cesare proprio in Siria a partire dall’1 d.C. È ragionevole che Quirinio abbia assolto altri incarichi in zona anche tra il 3 a.C. e l’1 d.C.

Nel 6 d.C. (cfr. Antichità giudaiche, XVIII) Quirinio fu “giudice” e “incaricato di censire i beni”. Non necessariamente con poteri militari, che invece esercitava quando censì la popolazione di Apamea, sulle alture dell’Iturea (vicino alla Galilea), come attestato da un’iscrizione funeraria trovata nel XVI secolo.

Queste nozioni permettono di rileggere in modo meno confuso i fatti accaduti al tempo della morte di Erode, che coinvolsero il governatore della provincia, Publio Quintilio Varo (47 a.C.-9 d.C.) e il procuratore a Cesarea, Sabino. Ai due si accompagnò il giovane Gaio, figlio di Marco Vipsanio Agrippa (uomo fidato di Augusto fin dai tempi della battaglia di Azio) e di Giulia, la figlia naturale di Augusto.

Gaio era destinato a essere l’erede dell’imperatore. Fu nominato console di Roma nell’1 d.C. e proprio in quell’anno fu inviato nella provincia siriana da Augusto nel contesto dei disordini succedutisi alla morte di Erode e di un’altra crisi riguardante i Parti. Il generale e uomo politico romano Marco Lollio aveva il compito di fargli da consigliere. Flavio Giuseppe cita Gaio Giulio Cesare accanto a Publio Quintilio Varo durante la guerra, veloce e sanguinosa, che fu combattuta dopo la morte di Erode (quindi non nel 4 a.C., bensì successivamente). Dopo che Gaio ebbe raggiunto un accordo anche con i Parti, Marco Lollio venne accusato di tradimento e fu allora che Publio Sulpicio Quirinio (rieccolo, nell’1 d.C.) lo sostituì accanto al giovane principe, che poi venne ferito in battaglia nel 3 d.C., morendo l’anno successivo.

Quintilio Varo fu governatore della Siria una prima volta dal 6 al 4 a.C. Ma i fatti illustrati nelle Antichità Giudaiche attorno al testamento di Erode il Grande - che assegnò il regno ad Erode Archelao, Erode Antipa ed Erode Filippo - non sono gli stessi che riguardano Varo alle prese con la guerra che lo impegnò dopo la morte del vecchio re. Solo nel secondo caso si spiega la presenza di Gaio, nato nel 20 a.C., ancora troppo giovane nel 4 a.C. per avere ruoli così importanti e pericolosi. La cosiddetta “guerra di Varo” (citata da Flavio Giuseppe anche nel Contro Apione) è l’unica attestata negli archivi romani, proprio all’epoca in cui Gaio fu console (1 d.C.).

I legati inviati in quella parte dell’Impero romano non di rado si alternavano nel compito, un po’ perché era abitudine dei Romani a quel tempo di ruotare ogni triennio gli incaricati e un po’ (visto che la provincia siriana non era delle più facili) perché l’esperienza passata era un prezioso aiuto. Così Senzio Saturnino era in Palestina già nell’anno 10-9 a.C. quando, nel suo ventottesimo anno di regno, Erode, senza il consenso dei Romani (così Flavio Giuseppe), mosse guerra ai Nabatei. Ma Saturnino ci ritornò per sostituire Varo, a lui subentrato ma non brillante nel gestire gli eccessi di Erode e perciò probabilmente rimosso anzitempo. Il mandato di Saturnino terminò quando fu il turno di Quirinio, che fino al 3 a.C. aveva combattuto i predoni sui monti del Tauro.

Roma era al massimo dello splendore e aveva celebrato con magnificenza il 750° anno dalla fondazione della città (nel 3 a.C.), nel 25° anno di regno di Augusto come imperatore (Ottaviano lo divenne nel 27 a.C. dopo aver formalmente restituito al Senato i poteri straordinari assunti per guerreggiare contro Marco Antonio, in modo da salvare la forma repubblicana dello Stato, ma per vederseli restituiti con il titolo di Augusto). Due giubilei importantissimi, nel cui appuntamento il Senato volle riconoscere ad Augusto il titolo semi-divino di Pater Patriae (5 febbraio 2 a.C.), che molto inorgoglirà l’imperatore. Orosio, nel V secolo, scrive che Augusto fu fatto “primo tra gli uomini” attraverso una dichiarazione di obbedienza. A tutti i popoli soggetti a Roma fu chiesto di riconoscere il titolo: se ciò non costituì un problema per quelli politeistici, non occorre molta fantasia per capire che non fu così in Giudea.

Era anche il primo anno delle indictiones, ovvero tasse, le dichiarazioni dei redditi. In un documento del 781 d.C. una bolla papale recita che si trattava del IV anno dell’indizione LIII, il che - stante il ciclo quindicinale per ogni indizione - fa iniziare il calcolo proprio dal 3 a.C. (senza dimenticare che la bolla papale partiva dall’1 gennaio, mentre l’imperiale iniziava dal giorno dopo la nascita di Augusto, il 24 settembre). A sostegno c’è il frammento scoperto dagli archeologi in Paflagonia (Turchia) che attesta un censimento in corso quell’anno.

Tirando le somme di tutti questi avvicendamenti, Tertulliano attribuisce a Senzio Saturnino il censimento durante il quale nasce Gesù e che Luca ci dice invece associato a Quirinio come governatore della Siria. L’evangelista precisa che è il primo, visto che ne eseguì un secondo, trentasette anni dopo la battaglia di Azio, come scrive ancora Giuseppe Flavio, quindi nel 7 d.C. Se Erode fosse morto davvero nel 4 a.C. Luca, riferendone una cinquantina d’anni dopo, si sarebbe sbagliato di una dozzina di anni: troppi per essere possibile (vedi anche qui). Il censimento del Natale non è quello del 7 a.C., ma del 3-2 a.C.: iniziò (come in Paflagonia) quando c’era ancora Saturnino e si prolungò per l’anno successivo (non senza resistenze nella riottosa provincia giudaica) quando fu Quirinio ad occuparsene, imponendone il completamento.

Nel 1912 l’archeologo William Ramsay scoprì ad Antiochia di Pisidia un’iscrizione che stabilisce la presenza di Quirinio come proconsole in area siriana in un’epoca anteriore al 6 d.C., dopo la guerra contro gli Omonadensi. Nel 1764 a Tivoli è stata trovata una lapide datata 14 d.C. che parla di un personaggio, un vincente in battaglia, che è stato per due volte legato imperiale in Siria. Non Varo (tragicamente sconfitto a Teutoburgo), non Saturnino, di cui non risultano particolari meriti militari; resta Quirinio, dando ragione a Luca che distingue opportunamente un primo censimento dall’altro, comunque famoso e puntualmente registrato da Giuseppe Flavio.

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