• PAZZI DI LOCKDOWN

I giovani cercano online nuovi metodi per suicidarsi

Pandemia, terrorismo dei media, lockdown e tanto nichilismo culturale, una miscela esplosiva che porta molti giovani a cercare nuovi metodi "indolori" per suicidarsi, su siti online e forum dedicati. La mancanza di regole nel mondo del Web facilita la proliferazione delle istigazioni al suicidio.

La morte online

C’era da prevederlo. In molti, tra gli psicologi e i sociologi, l’allarme l’avevano lanciato. Gli effetti devastanti della pandemia in termini di disagio psichico, soprattutto nelle nuove generazioni, li vedremo adesso e per lungo tempo. Centinaia di migliaia di ragazzi oppressi da chiusure e lockdown, costretti a non andare a scuola per mesi, privati di ogni momento di socialità, isolati dai loro coetanei, si sono lasciati andare. In molti casi i genitori hanno fatto ciò che hanno potuto, ma non sono riusciti a impedire il peggio. E il peggio ha tanti nomi: disturbi alimentari come anoressia e bulimia, depressione, insonnia, istinti violenti e autodistruttivi, fino alle estreme conseguenze, vale a dire i tentativi di suicidio.

L’ossessione da Covid e il bombardamento mediatico con toni allarmistici e terroristici hanno lasciato tracce profondissime nelle nuove generazioni, le più penalizzate dalla pandemia. Di loro ci si è occupati poco, la politica non li ha considerati meritevoli di attenzione perché ora non votano, ma prima o poi voteranno e faranno sentire la loro voce contro chi ha rubato loro il futuro. Per i ragazzi c’è anche un’altra polpetta avvelenata, quella del gigantesco debito pubblico che dovranno portare sulle spalle per decenni, dopo l’ulteriore indebitamento provocato dalla pandemia.

Facile, quindi, spiegare il masochismo dilagante tra i giovani, che in Rete cercano le risposte che non trovano nella vita reale. E spesso si tratta di risposte definitive. La piaga dei siti on line che suggeriscono modalità “indolori” ed efficaci per togliersi la vita non va sottovalutata. E’ una delle tante facce di quel disagio psichico generato da un anno e mezzo di cosiddetto tempo sospeso. Per suicidarsi ci vuole coraggio e determinazione, ma soprattutto occorre seguire tecniche precise che conducono al risultato attraverso una sorta di accompagnamento “spirituale”. A distanza di pochi mesi, due diciottenni sono morti in hotel. Non si conoscevano ma hanno seguito gli stessi suggerimenti dati in un forum online dove si proponevano ricette per avvelenarsi. Un noto conservante chimico come veleno, poi un cioccolatino e un farmaco antivomito per evitare di salvarsi. L’istinto di autoconservazione viene neutralizzato proprio da questa miscela letale.

E così sono intervenuti gli agenti della polizia postale, coordinati dal Pm della Procura di Roma, Giulia Guccione, che hanno disposto l’oscuramento del sito web che suggeriva queste ricette miracolose per auto-annientarsi senza soffrire e senza farsi troppe domande e che poteva contare già su 17mila adepti. E il caso potrebbe essere tutt’altro che isolato. Gli accertamenti partiti da una serie di chat, tutte in lingua inglese, hanno amaramente confermato che su quello e altri siti si trovava un supporto concreto e morale nel portare a compimento propositi suicidari. Nelle chat, oltre alle ricette per il suicidio, veniva suggerita anche la dieta da intraprendere qualche giorno prima dell'atto finale, per non rimettere la sostanza tossica ingerita e consentire alla stessa di sviluppare tutto il suo effetto venefico.

Le indagini sono in corso per valutare il contenuto delle chat e per identificare i responsabili, vale a dire i gestori di quel sito, che animavano la community con questi messaggi allucinanti. Nel codice penale italiano è peraltro previsto, all’art.580, il reato di istigazione o aiuto al suicidio: «Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima». Dunque non sono da escludersi pene esemplari per gli eventuali responsabili di quei due suicidi, qualora fosse dimostrato il nesso causale.

Anche le associazioni di tutela dei diritti dei consumatori stanno scendendo in campo per denunciare l’emergenza dei “forum della morte”, dove si concedono consulenze gratuite per riuscire a morire. «Non si tratta purtroppo di un caso isolato - spiega il Codacons - La piattaforma sequestrata dalla Procura è solo uno dei tanti siti pericolosi che spingono a compiere gesti estremi. Su web, dark web e social network proliferano pagine e contenuti che istigano i soggetti più influenzabili a comportamenti a rischio, dalla violenza verso gli altri a quella verso se stessi, un fenomeno in continua crescita come dimostrato dai fatti di cronaca degli ultimi anni».

Ancora una volta, quindi, il nodo è quello delle regole giuridiche e deontologiche della Rete e dunque dell’imputabilità delle piattaforme quali entità giuridiche responsabili dei contenuti pubblicati dagli utenti. La strada della definizione di un quadro regolamentare più garantista nei confronti dei diritti degli utenti appare ancora agli inizi, ma queste tragedie possono indirettamente contribuire ad accelerare la presa di coscienza da parte dei legislatori e degli Over the top. Occorre infine combattere battaglie culturali ed educative per far crescere la cultura della sana relazione in Rete e la visione di un mondo digitale responsabile e inclusivo.