• L'ANALISI

Germania verso lo scisma di velluto. Col Papa spettatore

Si avvicina il 10 maggio e aumenta la tensione attorno al temuto scisma tedesco e si moltiplicano gli appelli a Roma perché intervenga a frenare la deriva scismatica. Ma la nozione di scisma oggi non è chiara nella realtà a causa del ruolo del Papa, della competenza dottrinale delle Conferenze Episcopali e la situazione di criptoscismaticità diffusa. La sensazione è che non succederà nulla, ma si continuerà con gli equivoci e le prassi scismatiche si implementeranno. Un delitto senza colpevoli. 

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Mentre si avvicina il 10 maggio, aumenta la tensione attorno al temuto scisma tedesco e si moltiplicano gli appelli a Roma perché intervenga a frenare la deriva scismatica. Ci si appella al Catechismo e al Codice di diritto canonico secondo i quali si ha uno scisma quando una Chiesa particolare non è più in comunione con il Papa. La nozione di scisma è di per sé chiarissima sulla carta, ma oggi lo è ancora nella realtà? La risposta è no: cosa sia uno scisma e quando una Chiesa particolare vi cada è questione piuttosto nebulosa. Qualche osservazione su questa nebbia ci aiuterà forse a capire come andrà a finire la questione tedesca dopo il 10 maggio.

Si può cominciare dall’aspetto meno impegnativo, ma ugualmente significativo. Informazioni piuttosto attendibili riferite da varie fonti dicono che Francesco non è stato molto contento della pubblicazione del Responsum della Congregazione per la dottrina della fede che ha bocciato la benedizione in chiesa delle coppie omosessuali. Certo, può trattarsi di rumors incontrollati, però la debolezza della frase finale relativa all’approvazione del papa – “il Santo Padre è stato informato e ha dato il suo assenso” - va pure in questa direzione. Deve esserci stata una certa tensione nei Palazzi Vaticani e poi si è scelta una frase di approvazione da parte del papa dallo scarso valore autoritativo. Del resto, se assumiamo il principio di coerenza, pure in un pontificato spesso contraddittorio con se stesso, la posizione espressa più volte da Francesco sul problema dell’omosessualità porterebbe più alla benedizione delle coppie in chiesa che non al suo divieto.

Poi c’è la questione della competenza dottrinale delle Conferenze episcopali. Sappiamo che Ratzinger negava tale competenza. Già nella prima intervista con Vittorio Messori nel 1984 egli aveva detto chiaramente che le Conferenze hanno solo una funzione organizzativa e non hanno nessun significato teologico. Mentre Francesco ha affermato in ben due documenti autorevoli, e non in banali interviste, che bisogna andare verso una competenza dottrinale delle Conferenze episcopali. Per la cronaca, i due documenti in questione sono le esortazioni Evangelii Gaudium e Amoris laetitia.

Ora, risulterebbe piuttosto strano che il papa che desidera decentrare le competenze dottrinali poi blocchi i processi voluti proprio da quelle Conferenze episcopali, come è appunto il caso della Germania. Ad ingarbugliare ancora di più la cosa – ma, come vedremo più avanti, anche a chiarirla, tutto sommato – c’è stata la presa di distanza ufficiale della Conferenza episcopale tedesca dall’evento del 10 maggio da cui si è dissociata. Quindi, il papa non ha bisogno di intervenire contro decisioni della Conferenza episcopale perché questa non ne ha prese in via ufficiale, e così può evitare di esplicitare la sua contraddizione con quanto affermato circa la competenza dottrinale di queste ultime. I vescovi tedeschi, dal canto loro, che hanno dato il via al pericoloso percorso con gran “clangor di cembali”, ora ritirano la mano che ha lanciato il sasso, ma non vietano quanto accadrà il 10 maggio. Ufficialmente non fanno affermazioni dottrinali nuove ma nemmeno ribadiscono quelle della tradizione. Come si vede, la politica dei politicanti ha largo spazio nella Chiesa.

Sul tema dello scisma, poi, c’è da ricordare anche che con l’accordo tra il Vaticano e la Repubblica popolare cinese, il papa ha ammesso nella Chiesa cattolica romana una chiesa scismatica. Là è avvenuto il contrario di quanto si teme avvenga in Germania. Ci si chiede quindi: perché Francesco, che ha cancellato con un colpo di spugna uno scisma in Cina, dovrebbe impegnarsi per evitarne un altro in terra tedesca?

La conclusione a cui si arriva è che oggi non si sa più cosa sia uno scisma. I vescovi promuovono processi scismatici ma non li ufficializzano, il papa dice nelle sue interviste di non temere uno scisma e accusa di cripto-scismaticità i cattolici da lui detti “rigidi”, assorbe uno scisma come quello della chiesa ufficiale cinese, è evasivo e reticente sui temi a rischio-scisma in Germania. Si sta perfino profilando la possibilità che vengano accusati di essere scismatici quanti firmano appelli al papa perché impedisca uno scisma.

Nella confusione una cosa però appare certa. Dopo il 10 maggio non succederà niente. I vescovi, dopo aver promosso apertamente quelle stesse idee, diranno però che si è trattato di una iniziativa dal basso non ufficiale. Il papa non interverrà perché ci ha già pensato la Congregazione. Il percorso sinodale continuerà negli equivoci voluti e nel frattempo si implementeranno prassi scismatiche di fatto che il documento finale del sinodo non confermerà ma nemmeno condannerà. La Chiesa tedesca non sarà più la stessa, ma nessuno lo avrà ufficialmente detto. Poi la cosa si allargherà. Si moltiplicheranno i sinodi nazionali – tra cui, purtroppo, quello italiano – e lì avverrà lo stesso: fare senza dire. La dottrina sarà messa da parte ma non si troverà mai chi l’ha messa da parte. Il delitto, come in certi film polizieschi, rimarrà irrisolto.

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