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NEW YORK

Funerale trans, uno scempio da “dottrina Fernández”

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Celebrate nella cattedrale di Saint Patrick le esequie di "Cecilia" Gentili, attivista transessuale e ateo: un sacrilego spettacolo queer. Un funerale che per il diritto canonico non doveva essere celebrato, ma a cui l’attuale prefetto del Ddf ha aperto la strada.

Editoriali 19_02_2024
fermoimmagine video Cbs funerale "Cecilia" Gentili

C’è il Vetus ordo, il Novus ordo e ora il trans ordo. Un rito trans è stato inventato giovedì scorso in occasione dei funerali dell’attivista transessuale, nonché ateo, Cecilia Gentili, per citare il suo nome anagrafico dato che nacque (e rimase) uomo. I funerali si sono svolti nella famosa cattedrale di Saint Patrick a New York.

Nonostante il professato ateismo del Gentili, l'organizzatore del funerale, Ceyenne Doroshow (anche lui trans), ha scelto la cattedrale di Saint Patrick perché iconica come il de cuius. Infatti il cinquantaduenne Gentili era personaggio assai famoso sia per i suoi trascorsi di ex prostituta, sia per il suo impegno come attivista Lgbt e come sostenitore dei diritti delle prostitute. Gentili, originario dell’Argentina, immigrò clandestinamente negli States all’età di 26 anni e nel 2009 finì in prigione per possesso di droga.

Il funerale si è trasformato in uno spettacolo queer. Canti non certo liturgici sono stati intonati in costumi appariscenti e per soprammercato hanno cambiato il testo dell’Ave Maria in Ave Cecilia. La foto del defunto era impreziosita da un’aureola e tutto intorno al suo viso alcuni termini in spagnolo che significavano “travestito”, “puttana”, “beata” e “madre”, parole che campeggiavano sopra il testo del Salmo 25, mentre alcuni astanti lo invocavano come “madre delle puttane”. Il celebrante ovviamente si è riferito al defunto con nomi e pronomi femminili; nelle preghiere dei fedeli c’è stato spazio anche per chiedere l’assistenza divina per gli interventi per il “cambio” di sesso.

La cattedrale era poi stipata da una folla variopinta: paillettes, abiti glitterati con colori audaci, un boa di piume composto da banconote da 100 dollari al collo di un presente. Centinaia di transessuali vestiti in modo non solo non consono ad una chiesa, ma non adatto nemmeno ad alcun altro luogo: seni finti quasi al vento, parrucche appariscenti, tacchi vertiginosi. Gentili si era battuto un’intera vita in favore della prostituzione e così i suoi amici lo hanno accontentato e hanno trasformato la cattedrale in un bordello.

Uno stupro del sacro che ha provocato una dichiarazione di Enrique Salvo, parroco di Saint Patrick, in cui ha annunciato una Messa di riparazione nella cattedrale stessa. Don Salvo aggiunge che lui sapeva solo che la Messa era per un cattolico. Appare una scusa traballante. Di certo sarà stato fornito il nome del defunto, nome notissimo a New York. Inoltre, ammesso e non concesso che nulla sapesse, si doveva comunque intervenire durante la funzione per bloccare simile carnevalata.

Ma ammettiamo che davvero nulla sapessero, poniamoci questa domanda: è lecito che si possa svolgere un funerale in suffragio di una persona come Gentili? La risposta viene dal Codice di diritto canonico che vieta le esequie ecclesiastiche, tra gli altri soggetti, ai «peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli», posto che «prima della morte non diedero alcun segno di pentimento» (Can. 1184). Il canonista Luigi Chiappetta commenta così questo divieto: «Le esequie ecclesiastiche, come ogni azione liturgica […], sono segno ed espressione di comunione ecclesiale. Non possono pertanto essere concesse a coloro che vivono fuori di questa comunione, tranne che, prima di morire, abbiano dato qualche segno di pentimento» (Il Codice di Diritto canonico. Commento giuridico pastorale, Ed. Dehoniane, vol. II, p. 449).

Sarebbe contraddittorio accogliere nella Chiesa chi fino all’ultimo l’ha combattuta. Inoltre violerebbe la libertà di costui che nulla voleva a che fare con la Chiesa. Sarebbe come costringere un vegano ad ingurgitare carne. Il rifiuto di Gentili verso la dottrina della Chiesa è plurimo: sostenitore della prostituzione, del transessualismo e addirittura ateo. Dato che non abbiamo avuto notizia di un suo ultimo ravvedimento non sarebbe stato lecito svolgere esequie ecclesiali per una persona che scientemente ha rifiutato la misericordia di Dio dal momento che non c’è stato pentimento. Poi può essere che in punto di morte si sia pure ravveduto, ma alle autorità ecclesiastiche non era dato saperlo e non si può presumerlo permettendo le esequie perché in tal modo passerebbe il messaggio che la Chiesa benedice la prostituzione, il transessualismo e persino, in un cortocircuito evidente, l’ateismo. È questione di elementare coerenza. Inoltre, anche se il ravvedimento ci fosse stato e fosse noto, tali esequie, come è successo in questo caso, causerebbero grave scandalo nei credenti e dunque, come ricordato sopra, dovrebbero essere comunque vietate (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Decreto 20 settembre 1973).

Però il divieto prescritto dal canone prima ricordato è minacciato, più che dai diversi drag queen che hanno invaso Saint Patrick, dal cardinal Victor Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Due sono le minacce venute da lui. La prima consiste nella risposta che Fernández ha dato nel novembre scorso al vescovo di Santo Amaro (Brasile), mons. José Negri, in merito a diverse questioni riguardanti anche il battesimo alle persone transessuali e la partecipazione di queste ultime in qualità di padrini o madrine al battesimo. Fernández ha permesso sia l’uno che l’altra.

Ma, come ha ricordato Luisella Scrosati da queste stesse colonne, il battesimo per gli adulti può essere concesso solo se si decide di rompere con il peccato e il ruolo di padrino e di madrina può essere assunto solo se è certo che il candidato «conduca una vita conforme alla fede e all'incarico che assume» (can. 874 - §1). Non solo, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2015 bocciò esplicitamente l’ipotesi che un transessuale potesse assumere il ruolo di padrino: «Lo stesso comportamento transessuale rivela pubblicamente un atteggiamento contrario all’esigenza morale di risolvere il proprio problema di identità sessuale secondo la verità del proprio sesso. Pertanto è evidente che questa persona non ha il requisito di condurre una vita secondo la fede e l'incarico di padrino (CIC, can 874 §1.3), e non può quindi essere ammessa all'incarico di madrina o padrino».

Il transessualismo è contrario alla morale naturale (qui un approfondimento) e, necessariamente, alla Rivelazione: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10). I transessuali sono indicati nel termine “effeminati”, termine che non può essere riferito agli omosessuali dato che questi sono già indicati con il termine “sodomiti”.

Fernández non si cura della morale naturale, né del diritto divino rivelato, né del Magistero precedente e quindi ha ammesso al battesimo e al ruolo di padrino e madrina anche i transessuali impenitenti. Ergo se il transessuale impenitente può essere battezzato e fare da padrino ad un battesimo potrà a maggior ragione ricevere gli onori delle esequie ecclesiali.

La seconda minaccia deriva da Fiducia supplicans. Il ragionamento è analogo: la benedizione di una coppia omosessuale significa approvazione dell’omosessualità. Se si approva l’omosessualità non si vede perché non approvare la transessualità e, dunque, perché non concedere le esequie cristiane ad un transessuale che andava orgoglioso della sua condizione.



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