Fraternità, non bastano le parole se i fatti sono scismatici
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Non c'è una gerarchia lefebvriana parallela, dicono i sostenitori dei fatti di Écône. Ma "loro malgrado" lo scisma c'è e i nuovi vescovi sono stati consacrati per garantire la totale indipendenza dal Papa. Le intenzioni soggettive non tengano al riparo da una scomunica in cui sono incorsi da sé, e che Roma non ha imposto ma solo dichiarato.
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Ma perché se la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è eretica è stata scomunicata? La scomunica è un atto ingiusto, che invece dovrebbe essere scagliato contro i veri eretici. Suona più o meno così la terza obiezione (qui e qui le altre due) che si muove alla scomunica dichiarata dalla Santa Sede, in seguito alle consacrazioni episcopali del 1° luglio scorso.
Un primo chiarimento si impone: la Santa Sede non ha imposto alcuna scomunica, ma si è limitata a dichiarare una scomunica automatica dei sei vescovi per aver compiuto una consacrazione episcopale senza mandato e contro la volontà espressa del Romano Pontefice. Dunque, la causa della scomunica non è l’avversione del Papa alla FSSPX o un giudizio sommario del Dicastero competente, ma il fatto compiuto dai vescovi della FSSPX nonostante l’ammonimento formale e pubblico della Santa Sede a non procedere.
Ora, il punto da comprendere è che l’episcopato è ordinato di per sé a reggere la Chiesa di Cristo, e dunque non è mai possibile conferire il terzo grado dell’ordine sacro contrariamente alla volontà espressa del Papa, che del corpo episcopale è, per volontà di Cristo, il capo. Ancor meno è possibile farlo con lo scopo di garantire l’autonomia sacramentale di un particolare gruppo dalla gerarchia cattolica. Se poi queste consacrazioni vengono compiute con il fine dichiarato di dare alla Chiesa un «episcopato veramente cattolico», allora allo scisma si aggiunge l’eresia, perché appartiene all’indefettibilità della Chiesa che sempre esiste ed esisterà un episcopato veramente cattolico nel successore di Pietro e nei vescovi in comunione con lui, a prescindere dal fatto che si tratti di buoni vescovi o meno.
Un aspetto che si fa fatica a far capire alle persone è che la scomunica latæ sententiæ non scatta solo per l’eresia o per l’apostasia, ma anche per lo scisma, per la profanazione dell’Eucaristia, per la violazione del segreto confessionale, per l’assoluzione del complice, etc. Ritenere che i vescovi non dovevano essere scomunicati perché (forse) non sono eretici, sarebbe come dire che i ladri non vanno condannati perché non sono stupratori… Si tratta di peccati distinti e di delitti canonici distinti.
Dunque, i sei vescovi hanno compiuto sotto gli occhi di tutti un delitto canonico ben specifico che prevede la scomunica automatica, e la Santa Sede ha giustamente dichiarato (non imposto) tale scomunica. Per quanti si rifugiano in presunti precedenti non sanzionati, come quello di sant’Atanasio e del cardinale Slipyj, facciamo notare che si tratta di riferimenti errati e rimandiamo ai rispettivi link per la dimostrazione. Quanto al parallelo con gli attuali vescovi cinesi ordinati senza il mandato del Papa, rimandiamo ad un prossimo articolo.
La Nota esplicativa che accompagna la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede si riferisce anche alla scomunica latæ sententiæ per scisma dei chierici della FSSPX e, con importanti e doverose distinzioni, dei fedeli laici che vi aderiscono formalmente. Non entriamo nel pur legittimo ed importante dibattito circa il potere di una Nota esplicativa di dichiarare delle scomuniche non presenti nel Decreto; facciamo solo notare che il delitto di scisma prevede una scomunica latæ sententiæ che non dev’essere necessariamente dichiarata.
E questo ci porta all’altro grande nodo della questione. Secondo la FSSPX e molti dei suoi sostenitori, non vi sarebbe alcuno scisma perché non c’è dichiaratamente alcuna intenzione di voler compiere uno scisma, di voler costituire una gerarchia parallela. Ed in effetti la FSSPX non fa altro che esprimere pubblicamente la propria contrarietà allo scisma. Ma ciò è sufficiente a non commettere effettivamente uno scisma? In fondo, anche molti di coloro che compiono l’eutanasia protestano di non voler commettere alcun omicidio, ma semplicemente di voler aiutare la persona a porre fine alle proprie sofferenze; o molti di quelli che ricorrono alla contraccezione non dicono affatto di non volere figli, ma semplicemente di voler distanziare le nascite.
Quello che perciò dev’essere verificato è l’intenzionalità dell’atto, non la semplice intenzione soggettiva. Il Codice di Diritto Canonico definisce lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». È dunque chiaro che non ogni disobbedienza o ribellione costituisce uno scisma, né la contestazione del Magistero del Papa si configura di per sé come tale; si tratta invece di un rifiuto abituale e concreto di sottomettersi al Papa e di comunicare con gli altri membri della Chiesa.
Due testi possono aiutare a chiarire ulteriormente. Il primo, un classico, è del Caietanus, nel suo commento all’articolo della Summa Theologiæ che tratta dello scisma: «È scismatico chi rifiuta di agire come parte della Chiesa. Poco importa la ragione: dal momento in cui ci si rifiuta di comportarsi come parte di un’unica Chiesa cattolica, si cade nello scisma. Per quanto diverse siano le ragioni e le passioni che spingono i cristiani a sottrarsi alla comunione, a voler santificare ed essere santificati, a insegnare ed essere istruiti, a dirigere ed essere diretti […] non più come parti della Chiesa cattolica, ma come se fossero essi stessi un “tutto” a sé stante, questi sono scismatici».
Il grosso problema della FSSPX sta proprio nel rifiuto sistematico di agire come parte del tutto, ponendosi di fatto come un corpo a sé stante. Anche se a parole si dice il contrario, nei fatti la FSSPX agisce in una indipendenza totale dai vescovi locali e dalla Sede Apostolica. Le recenti e passate consacrazioni episcopali sono state poste in atto precisamente per poter continuare in questa completa autonomia. Per riprendere il Gaetano, nella FSSPX sia la santificazione mediante i sacramenti, sia l’insegnamento, sia il governo sono esercitati nella più totale indipendenza dalle legittime autorità della Chiesa, rifiutandosi di ricevere i sacramenti al di fuori della FSSPX, di recepire gli insegnamenti del Magistero, di essere governati dalla Santa Sede. L’oggetto dello scisma non è quello di fondare un’altra chiesa, o una gerarchia parallela, ma di sottrarsi abitualmente all’autorità della gerarchia legittima; ed è precisamente quello che la FSSPX compie da decenni.
È molto significativo quanto il cardinale Journet scriveva nel suo capolavoro di ecclesiologia, L'Église du Verbe incarné; lo scismatico non lo si riconosce necessariamente per una dichiarata intenzione soggettiva di voler costituire una chiesa parallela, di rifiutare in linea teorica la comunione con la Chiesa (in questo caso, Journet, citando la voce Schisme nel Dictionnaire de Théologie Catholique e riferendosi al Gaetano, parla di scisma diretto), ma per il fatto che la volontà si orienta «direttamente e come suo oggetto non verso il rifiuto della comunione, ma verso una cosa che […] comporta la rottura della comunione» (scisma indiretto). E continua: «Al limite, si avrebbe il caso dello scismatico suo malgrado, un caso meno fantasioso di quanto si pensi: quello dell’uomo che non vuole separarsi dall’unità ma che compie determinate azioni o le compie in un certo modo, e che si ostina a compierle in modo tale che la rottura ne derivi inevitabilmente»; come fu già il caso di Ignaz von Döllinger, sacerdote e teologo, che «ha sempre ribadito la sua volontà di restare nell’unità e mai volle accettare l’etichetta di vetero-cattolico» (vol. 2, p. 829).
La FSSPX è purtroppo almeno in questa situazione di scisma "suo malgrado", perché, nonostante protesti fedeltà al Papa e alla Chiesa, pone in atto sistematicamente delle azioni che comportano una rottura, di cui la più evidente è quella delle consacrazioni episcopali illegittime. A ragione dunque il Dicastero parla anche di scisma e ricorda la scomunica latæ sententiæ per coloro che vi aderiscono. Anche se non dichiarata.
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