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L'OMICIDIO

Filippo e Giulia, il frutto del delitto: caccia al maschio e rieducazione

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Di fronte al nuovo delitto che ha come vittima una donna, l'opinione pubblica inizia a dare la caccia al maschio. Una martellante campagna, che stavolta coinvolge anche il governo, colpevolizza il genere maschile, nel suo insieme. E chiede più (ri)educazione nelle scuole.

Attualità 20_11_2023
Milano, memoriale per Giulia Cecchettin (La Presse)

Eccoci di fronte all’ennesimo omicidio che ha come vittima una donna. Abbiamo dato un nome a questi omicidi: femminicidio. E abbiamo deciso che, se la vittima è una donna, il delitto è più grave rispetto ad altri omicidi. Non mi riferisco solo agli omicidi che hanno come vittima un uomo, circa due terzi di tutti gli omicidi; penso anche all’omicidio di tutti i bambini uccisi nel luogo dove dovrebbero essere più al sicuro, il grembo della mamma. Penso che molti di questi bambini sono femmine; e penso alla piccola Indi, morta di asfissia, di sete e di fame. Questi non sono chiamati femminicidi, nemmeno omicidi. Non so cosa siano... forse sacrifici umani a qualche demone?

Ormai i lettori della Nuova Bussola sono sazi di riflessioni sul femminicidio e sulla virilità tossica, l’archivio del nostro quotidiano on-line è pieno di argomenti e valutazioni. Tuttavia, con tutto il rispetto per il lutto e il dolore che questo dramma ha causato, è forse il caso di puntare lo sguardo altrove. In particolare sulle reazioni che questo orribile delitto ha sollevato.

Innanzitutto notiamo l’ondata di rabbia che si è riversata sugli uomini in genere; per fare un esempio, riportiamo la dichiarazione del ministro Tajani che ha detto: «Come uomo chiedo scusa a tutte le donne, a cominciare da mia moglie e da mia figlia per quello che fanno gli uomini». Che senso ha una tale affermazione? Tajani ha forse partecipato all’omicidio di Giulia Cecchettin? Di cosa, precisamente, si scusa con la moglie e la figlia? Per quale motivo si scusa «per quello che fanno gli uomini»? Ogni uomo è responsabile di ciò che fa ogni altro uomo? Se applicassimo questo ragionamento, che so… agli stranieri? Ogni straniero sarebbe responsabile di ciò che fanno altri stranieri? E poi: cosa fanno gli uomini? Solo cose orrende, solo delitti, solo il male?

Tutto questo ricorda il caso – tutt’ora controverso – di George Floyd, che suscitò un’ondata di disordini negli Stati Uniti e, in tutto il mondo compresa l’Italia, l’idea che ogni bianco caucasico (ma le razze esistono oppure no?) dovesse inginocchiarsi dinnanzi ai neri per chiedere perdono di crimini (la schiavitù) commessi da altri. E che ha avuto come conseguenza un enorme numero di aggressioni estremamente violente ai danni di ragazzini e ragazzine europoidi da parte di coetanei neri.

Tutto questo sembra l’ennesimo caso di indignazione a comando, di caccia all’untore, di «cinque minuti d’odio» di orwelliana memoria. Da parte di chi? Con quale fine? Ma qualche indizio ce l’abbiamo. Lo slogan che sta rimbalzando sui social media è questo: «Educate i vostri figli». Torna nuovamente a galla l’idea (voltairiana) che tutto si risolva con l’educazione: educazione civica per formare cittadini rispettosi, educazione sessuale per svilire la sessualità e diffondere contraccezione e aborto, educazione «al rispetto e all’affettività» per prevenire i femminicidi. Traduco: l’educazione non è più diritto e dovere dei genitori (articolo 30 della Costituzione più bella del mondo), ma compete alla scuola pubblica, cioè allo Stato; basta spiegare che non si uccidono le donne per risolvere il problema del femminicidio. Francamente è una soluzione un po' superficiale e c'è da dubitare che funzioni ma, probabilmente, il punto non è questo.

Quando tutto l’arco costituzionale si trova d’accordo su qualcosa, in genere il cittadino fa bene a preoccuparsi. In questo caso abbiamo il segretario del Pd che dichiara: «Approviamo subito in Parlamento una legge che introduca l'educazione al rispetto e all'affettività in tutte le scuole d'Italia»; e il Presidente del Consiglio Meloni fa eco: «È già pronta una campagna di sensibilizzazione nelle scuole».

Non sappiamo in cosa consistano l’educazione al rispetto e all’affettività e questa campagna di sensibilizzazione; la cosa, tuttavia, è inquietante. Perché, finora, ciò che si legge non va oltre la colpevolizzazione del maschio in quanto maschio, un nuovo attacco al «patriarcato» (cit. il film Barbie) e un rilancio della solita «virilità tossica»; il tutto risolto rendendo gli uomini più sensibili, autorizzandoli al pianto e vestendoli da femmina. È chiaro dove ci porta tutto questo? Esatto: all’educazione al gender nelle scuole. Strumentalizzando un omicidio – pardon: un femminicidio. 

Siamo davvero caduti così in basso? Davvero non c’è più rispetto, né pudore o vergogna? Siamo ancora uomini o ci siamo trasformati in mostri? Ci sono forme di vita intelligenti, sulla terra? Chi ci salverà da questo inferno terrestre che noi stessi abbiamo creato? «Vieni presto, mio Dio; tu sei mio aiuto e mio salvatore; Signore, non tardare» (Salmo 69).