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Dottrina sociale
a cura di Stefano Fontana

LA DICHIARAZIONE

“Fiducia supplicans” contraddice la Dottrina sociale della Chiesa

Si può conciliare un documento che permette la “benedizione” delle coppie omosessuali con l’insegnamento sul matrimonio tra uomo e donna? No. Ecco perché la dichiarazione di Fernández si pone in aperto contrasto con la DSC.

Dottrina sociale 21_12_2023

Cosa c’entra la recente dichiarazione del Dicastero della Dottrina della Fede, Fiducia supplicans, nella quale si ammettono le “benedizioni” delle coppie omosessuali con la Dottrina sociale della Chiesa? Nulla apparentemente, molto in realtà. Non che questo collegamento sia il più importante della ferita che si è aperta con questo atto del cardinale Victor Manuel Fernández che sta dividendo la Chiesa. È comunque un aspetto non insignificante che merita di essere segnalato.

In concreto questo sarà il panorama nel prossimo futuro: da un lato la Chiesa, ai suoi vertici, permetterà la benedizione delle coppie omosessuali e dall’altro dirà che la società si fonda sul matrimonio tra un uomo e una donna, indissolubile e aperto alla vita. Tutti vedono che le due cose non possono stare insieme, anche se il Vaticano cerca di nascondere questo effetto distruttivo, sostenendo che il documento in questione non è dottrinale ma pastorale e che tali benedizioni dovranno essere impartite non in un contesto liturgico, ma in forma semplice e spontanea. Per la Dottrina sociale della Chiesa la società e la socialità si fondano sul matrimonio da cui nasce la coppia degli sposi, unica forma originaria e naturale di coppia, mentre due individui dello stesso sesso non generano né società, perché non possono procreare, né socialità, perché si usano violenza reciproca esercitando un rapporto contro natura.

Il documento vaticano sostiene che queste benedizioni non devono essere fatte in modo da sembrare una celebrazione del matrimonio. Però, allora, perché padre James Martin, il gesuita che lavora per il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, si è detto felice della “svolta” del magistero su questo punto? Martin vede bene, quindi, il nesso che esiste tra la Fiducia supplicans e le trasformazioni politiche di un punto fondamentale della Dottrina sociale, secondo la quale la società non sorge da due individui indifferentemente specificati quanto al sesso, ma solo tra un uomo e una donna. Egli vede bene che per la Chiesa non sarà più possibile sostenere queste idee fondamentali né farne oggetto di principi non negoziabili dopo l’approvazione delle benedizioni alle coppie omosessuali. E una volta approvate anche giuridicamente, ci sarà un bel dire che non sono matrimonio, ma la gente non distinguerà e la legge – vedi per esempio la Legge Cirinnà per quanto riguarda l’Italia – nemmeno.

La benedizione di una coppia omosessuale, nonostante i capziosi distinguo del testo della Fiducia supplicans, attesterà presso l’opinione pubblica ecclesiale e civile che in quella relazione c’è comunque qualcosa di buono da valorizzare, come l’aiuto reciproco, la cura, la solidarietà e perfino la fedeltà. La gente ha cominciato a pensarla così subito dopo che la notizia è apparsa sui giornali. Sarà impossibile separare queste impressioni presso l’opinione pubblica dall’esercizio di queste benedizioni. Il messaggio che passerà sarà che la Chiesa “ammette” le unioni omosessuali e quindi anche il loro riconoscimento giuridico non troverà più ostacoli. Se la coppia omosessuale viene benedetta perché mai non dovrebbe venire disciplinata giuridicamente e politicamente?

La dichiarazione Fiducia supplicans solleva quindi gravissimi problemi dottrinali perché contrasta con il deposito della Fede, con la Scrittura e con la Tradizione. Allo stesso tempo, pone seri ostacoli anche all’annuncio della Dottrina sociale della Chiesa, se non al prezzo di pesantissime contraddizioni. (Stefano Fontana)