• COMUNICAZIONE

Fazio, Annunziata e il giornalismo militante

L'Agcom ha accolto il ricorso presentato da Brunetta, che aveva denunciato la faziosità di alcune trasmissioni di Rai 3. Ma aldilà del caso specifico, quella dei giornalisti-attivisti è una anomalia che andrebbe corretta con rapidità.

Lucia Annunziata

Nei giorni scorsi la fitta agenda dei temi notiziabili ha fatto passare in secondo piano una decisione, assai opportuna, presa dall’Autorità per le garanzie delle comunicazioni in materia di pluralismo televisivo. L’Agcom ha infatti accolto il ricorso presentato dal capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, che aveva denunciato la faziosità di alcune trasmissioni andate in onda su Rai 3, in particolare “Che tempo che fa” e “In mezz’ora”, rispettivamente condotte da Fabio Fazio e Lucia Annunziata. 

Secondo l’esponente del centro-destra, quei due contenitori di approfondimento non avrebbero rispettato il principio della “par condicio” in quanto avrebbero privilegiato ospiti riconducibili all’area di sinistra dello schieramento politico. L’autorità garante, al termine di un’istruttoria assai attenta e scrupolosa, ha dato ragione a Brunetta e ha accolto le sue richieste: il Pdl dovrà essere adeguatamente risarcito con un maggior peso nelle future puntate di quelle due trasmissioni, a partire dal mese di settembre.

Il centro-destra aveva più volte invocato un riequilibrio delle presenze negli studi di Fazio e Annunziata, che peraltro non fanno mistero della loro collocazione politica e del loro orientamento ideologico e culturale. Neppure il conduttore di “Ballarò”, trasmissione del martedì (e a volte anche della domenica) in onda in prima serata su Rai 3, Giovanni Floris è mai stato tenero con lo schieramento guidato da Silvio Berlusconi, ma, a detta dell’Agcom, è riuscito a preservare meglio degli altri due il valore del pluralismo, garantendo congrui spazi di presenza a tutti gli schieramenti.

La goccia che fece traboccare il vaso, scatenando le ire del “falco” del Pdl, fu la frase pronunciata a metà marzo da Lucia Annunziata che, durante una puntata della sua trasmissione, aveva bollato come “impresentabili” i parlamentari pidiellini, tradendo in modo plateale il suo ostracismo nei confronti del centro-destra, già evidente, peraltro, sulla base dell’appartenenza politica dei suoi ospiti: su 29 puntate trasmesse tra il 7 ottobre 2012 e il 9 giugno 2013, ben 14 hanno ospitato interlocutori del Pd o comunque riconducibili all’area del centro-sinistra, mentre in sole due puntate è stato ospitato, negli studi di “In mezz’ora”, il segretario del Pdl Angelino Alfano.

Dati eloquenti anche quelli riguardanti Fazio, che, nel periodo compreso tra il 30 settembre 2012 e il 26 maggio 2013, durante le sessanta puntate trasmesse, ha ospitato ben 20 esponenti del centro-sinistra e solo 4 del centro-destra. Una marchiana disparità che mortifica e svilisce il più elementare concetto di pluralismo, peraltro su una rete del servizio pubblico, finanziata anche con gli introiti derivanti dal canone versato dagli utenti, e quindi tenuta a dare voce alla pluralità indistinta delle opinioni presenti nella società italiana.

Brunetta ha anche presentato un altro esposto all’Agcom e un’interrogazione alla Commissione di vigilanza Rai con riferimento al programma mattutino “Agorà” per "denunciare la violazione dei principi del pluralismo dell’informazione e per chiedere interventi contro le palesi violazioni segnalate". Secondo l’esponente azzurro, su 186 puntate della trasmissione "i soggetti politici appartenenti all’area del centrosinistra hanno totalizzato 291 presenze, pari al 45,9% delle presenze totali, mentre gli ospiti di centrodestra hanno raggiunto 222 presenze, pari al 34,3%".

Prevedibili alcune reazioni al provvedimento Agcom. L’associazione “Articolo 21”, fondata da esponenti della sinistra, l’ha etichettata come “un pericoloso precedente in materia”, poiché valuta programmi "che non seguono la cronaca quotidiana, hanno format particolari e non possono essere ricondotti ad una logica quantitativa sul modello della par condicio del periodo elettorale". La Annunziata si è detta “super amareggiata”, Fazio tace. Ovviamente l’informazione di area berlusconiana esulta. 

Probabilmente ha ragione chi sostiene che il palinsesto non può essere diviso con il “manuale Cencelli” e la cruda lottizzazione numerica degli spazi di visibilità. Tuttavia, alcune anomalie devono scomparire. Troppi conduttori, giornalisti e non, manifestano in modo disinvolto le loro simpatie politiche. Ce n’è uno come Gad Lerner che addirittura non perde occasione per ricordare di aver preso una delle prime tessere del Pd. Come si può sperare di avere da tali soggetti un’imparzialità di conduzione? E’ vero che i programmi di comunicazione politica non sono uguali ai telegiornali, ma è altrettanto vero che essi sono visti da milioni di italiani che poi decidono cosa votare anche in base a ciò che ascoltano in quelle trasmissioni. La libertà di chi le conduce non può spingersi fino a orientare l’opinione pubblica in modo palese verso una tesi precostituita. Soprattutto quando si tratta di giornalisti, il primo dovere è quello di esporre con chiarezza e asetticità tutti i punti di vista (o farli esporre agli ospiti in studio) senza tirare conclusioni preconcette e facilmente riconducibili a una visione politica e partitica. Ci auguriamo che Agcom intervenga sempre con puntualità e spirito bipartisan sulle trasmissioni televisive, anche quelle in onda sulle tv private, per garantire il pluralismo che, come ha più volte sottolineato la Corte Costituzionale, è un valore imprescindibile della democrazia.