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Enzo Bianchi va alla Messa antica in segno di pace liturgica

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Il fondatore di Bose ha partecipato alla celebrazione torinese in rito tradizionale di domenica 19 luglio. Una presenza tanto più eloquente perché proviene dal mondo progressista, all'insegna della comprensione reciproca e a conferma del desiderio trasversale di archiviare l'era delle restrizioni. 

Ecclesia 27_07_2026

Le restrizioni contro la forma straordinaria del rito romano introdotte da Francesco nel 2021 con Traditionis Custodes sono sempre più impopolari. Nella Chiesa e nell'opinione pubblica si moltiplicano le voci per un loro superamento e nella scorsa settimana si è registrato anche un gesto significativo in questa direzione. Domenica 19 luglio, alla celebrazione in Vetus Ordo delle 11 nella chiesa della Misericordia di Torino si è presentato il fondatore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi.

Proprio lui: una delle figure più influenti del cattolicesimo progressista. Il sito Lo Spiffero, molto beninformato sulle vicende piemontesi, ha riportato che Bianchi ha pronunciato anche un breve saluto ai fedeli al termine della liturgia antica. L'ex priore di Bose ha ribadito il suo sostegno al Concilio Vaticano II e alla riforma liturgica, aggiungendo però di augurarsi che i due riti «possano camminare insieme». Lo stesso spirito alla base del motu proprio Summorum Pontificum voluto da Benedetto XVI nella convinzione che «le due forme dell’uso del rito romano possono arricchirsi a vicenda».

Il gesto, potente, di Bianchi arriva due mesi dopo una sua presa di posizione pubblica favorevole ad un «clima di accoglienza e di inclusione» verso i cosiddetti tradizionalisti. In questo intervento pubblicato sul mensile Vita Pastorale il fondatore di Bose ha svelato un aneddoto su uno dei suoi tanti incontri con Francesco durante il quale il Papa argentino gli avrebbe chiesto un consiglio su cosa fare per tentare una riconciliazione con i lefebvriani. Bianchi gli avrebbe suggerito «una misericordia che tentasse di includerli facendo sì che l’eucaristia tornasse a essere origine e fonte della comunione per tutti».

Se Bergoglio si preoccupava dei tradizionalisti non in comunione con Roma, Leone ha dimostrato nella recente lettera ai vescovi francesi di volere una maggiore generosità verso chi, invece, è rimasto fedele al Papa e paga le conseguenze delle misure restrittive introdotte nel 2021. La linea conciliante di Prevost è stata promossa da Bianchi che nel suo articolo l'ha definita «un invito pressante alla comprensione reciproca, a smettere l’atteggiamento giudicante degli uni sugli altri, nella volontà di una vera conoscenza dell’altro e delle sue ragioni». La soluzione per lui è quella di «una pace liturgica» nel senso di «pax eucharistica».

Ed è in questo senso che sembra vada interpretata la presenza di Bianchi nella chiesa torinese di via Barbaroux e le sue parole al termine della liturgia antica autorizzata dall'ordinario diocesano. Raccontando l'episodio, Lo Spiffero ha anche riportato che «più di un partecipante si è commosso per un gesto di prossimità e di pacificazione liturgica nel quale si riconosce l’altro come fratello, a dimostrazione di come sia possibile accogliere le sue posizioni sulla base dell’unica fede, senza che nessuno perda nulla della propria identità e sempre in comunione con la Chiesa». 

Il prossimo 22 agosto Bianchi parlerà all'84° corso di Studi Cristiani della Cittadella Laudato si' di Assisi in un incontro dedicato proprio alla liturgia. Insieme a lui ci sarà Andrea Grillo, uno dei più granitici avversari del Vetus Ordo. Riusciranno le argomentazioni dell'ex guru di Bose almeno a mitigare un po' l'irriducibile ostilità del teologo noto alle cronache per essere stato ripreso dal suo Pontificio Ateneo Sant’Anselmo dopo uno scritto irrispettoso contro san Carlo Acutis? In ogni caso, il gesto fatto da Bianchi a Torino conferma che la richiesta di una fine delle restrizioni contro la Messa tridentina non è più una campagna esclusiva del mondo tradizionalista, ma un convincimento ormai diffuso persino tra chi presenta sensibilità ecclesiali opposte. 



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